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Libia, un gioco pericoloso: le scelte controverse di al-Serraj e le proteste a Bengasi

L’Italia ha accolto con favore le raccomandazioni dei rappresentanti dei partiti libici che si sono riuniti a Montreux, in Svizzera, la scorsa settimana. Il ministero degli Esteri italiano ha affermato in una nota che le discussioni sono un passo nella giusta direzione alla luce del prossimo Forum del dialogo politico libico, aggiungendo che le raccomandazioni dei colloqui svizzeri contribuirebbero a creare le condizioni ideali per definire una rete istituzionale comune per un processo elettorale, che garantisca la rappresentanza di tutto il popolo libico e, soprattutto, la sovranità della Libia. Facilitato dal Center for Humanitarian Dialogue e alla presenza della Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), l’incontro – che ha incluso diversi membri della Fratellanza Musulmana e nessun rappresentante della regione orientale- mirava a riprendere il corso del dialogo politico e a spingere per quella che i partecipanti all’unanimità hanno definito la “fase preparatoria per un soluzione completa”. I partecipanti hanno concordato all’unanimità di riferire le loro raccomandazioni dettagliate al Comitato di dialogo politico che si riunirà presto sotto gli auspici dell’UNSMIL. Le principali raccomandazioni erano le seguenti:

1 – Considerare la “fase preparatoria per una soluzione globale” fissando un limite di tempo per creare le condizioni adeguate allo svolgimento delle elezioni parlamentari e presidenziali, entro diciotto mesi sulla base di una norma costituzionale concordata.

2 – Ristrutturare l’autorità esecutiva con un Consiglio presidenziale composto da un Presidente e due Deputati, ed un Governo di unità nazionale indipendente da esso.

3 – Selezionare i membri del Consiglio presidenziale e il capo del governo di unità nazionale attraverso il Comitato per il dialogo politico libico e incaricarlo di formare un governo di unità nazionale che consideri l’unità della Libia e la sua diversità geografica, politica e sociale, e fare riferimento allo stesso per acquisire la fiducia.

4 – Valutare e seguire periodicamente il lavoro dell’autorità esecutiva e l’assunzione dei suoi compiti da parte del Comitato per il dialogo politico libico.

5 – Chiamare la Camera dei Rappresentanti e l’Alto Consiglio di Stato a concordare le posizioni sovrane e il processo elettorale entro tempi ragionevoli.

6 – Trasferimento delle istituzioni esecutive e della Camera dei rappresentanti a Sirte durante la “fase preparatoria per una soluzione globale” per esercitare i loro doveri sovrani non appena le condizioni di sicurezza e logistica saranno soddisfatte.

7 – Sottolineare l’importanza di promuovere la riconciliazione nazionale e sociale, iniziando con la fine del fenomeno della detenzione illegale e della condanna politica, attivando la legge sull’amnistia per i prigionieri politici, garantendo il ritorno sicuro dei deportati e degli sfollati e il risarcimento senza pregiudizio del diritto di contenzioso.

L’incontro ha espresso l’auspicio di una rapida ripresa del Comitato per il dialogo politico e ha affermato la necessità che la comunità internazionale si assuma la sua piena responsabilità nel garantire la stabilità in Libia e l’impegno di tutte le parti interessate libiche per le risoluzioni del Consiglio di sicurezza sulla sovranità libica e sostenere il processo politico sia in parole che con i fatti.

A tal proposito, il ministro degli Interni Fathi Pashgha, reintegrato lo scorso 3 settembre dopo una breve sospensione che ha rivelato il profondo conflitto all’interno del Governo di Accordo Nazionale con base a Tripoli, ha sollecitato la Missione ONU ad affrettarsi a fissare le scadenze per i dialoghi, dicendo: “Sarebbe controproducente consentire la procrastinazione o uno stratagemma negativo“. In un tweet, Bashaga ha apprezzato gli sforzi compiuti dall’UNSMIL per riunire le parti, superando gravi difficoltà, sottolineando il ruolo ‘illustre’ dell’inviato ad interim delle Nazioni Unite, Stephanie Williams, e il suo contributo al progresso del processo politico per trovare una soluzione pacifica. Il ministro ha sottolineato che colloqui politici costruttivi sono l’unico modo accettabile per porre fine alla crisi libica e salvare lo stato da una divisione politica e istituzionale all’interno del paese.

La critica

Di tutt’altro avviso invece, lo sceicco Ali Abu Sbeha, rappresentante delle tribù del Fezzan, storica regione meridionale della Libia, il quale ha dichiarato che “Si stanno svolgendo incontri nelle capitali del mondo alle spalle del popolo povero libico. Non sappiamo nemmeno chi sono queste personalità che si sono incontrate, quali siano i loro ruoli e da chi siano stati investiti”. Secondo l’anziano sceicco, “l’obiettivo di queste raccomandazioni è quello di riciclare i rifiuti corrotti che si aggrappano per non perdere il potere. Gli stessi che sono stati la causa della distruzione del paese, umiliando il cittadino e saccheggiando le sue ricchezze”. Rivolgendosi al popolo libico il leader tribale ha affermato: “Alziamo la nostra voce con forza di fronte a queste tenebre, contro coloro che li sostengono con quella che è conosciuta come la comunità internazionale che pratica l’ingiustizia contro di noi palesemente. Rifiutiamo fortemente questi corpi logori e personalità corrotte. Respingiamo ogni iniziativa del Centro di dialogo umanitario di Ginevra, perché è stato dimostrato senza dubbio che rappresenti uno degli strumenti che cercano di prolungare la durata del problema libico”.

Le sfide di al-Serraj

Il Consiglio presidenziale ha avviato da fine agosto una serie di riforme e sostituzioni atte a placare le tensioni sociali. Queste includono la formazione di un comitato per l’assunzione e la formazione di giovani disoccupati, la creazione di un comitato per rivedere la spesa del Ministero della Salute per gli esercizi finanziari 2019 e 2020 guidato dal membro del Consiglio, Abdelsalam Kajman; il perdono di 54 prigionieri da parte del Ministero della Giustizia; l’assegnazione di Ali Salem Al-Naqasa come nuovo ministro dell’edilizia abitativa e dell’edilizia e la cancellazione dell’Autorità generale per l’edilizia abitativa e i servizi pubblici. Serraj ha anche nominato ministro della Difesa Salah Eddine al-Namrush, mentre il generale Mohammad Ali al-Haddad è stato nominato capo dell’esercito. Se Fathi Pashagha è stato reintegrato, giovedì Fayez al-Serraj dopo la sua visita ad Ankara ha preso decisioni controverse per quanto concerne l’apparato di sicurezza e di intelligence, nominando Emad Trabelsi vice-capo dei servizi segreti ed il miliziano Lofti al-Harari, braccio destro di Gnewa al-Kikli, vice-capo della sicurezza interna. Le nomine hanno fatto infuriare gli islamisti. La Fratellanza Musulmana e il Partito locale Giustizia e Costruzione hanno anche rigettato la nomina di Muhammad Omar Baiyou a capo della neo-istituita Libyan Media Foundation, descrivendolo “uno degli appartenenti all’ex regime e comitati rivoluzionari e sostenitori di Haftar”, ricordando che Baiyou anni fa descriveva le forze armate arabe libiche di Haftar come il legittimo esercito libico. La Fratellanza Musulmana considera il settore dei media uno dei più fattori di “empowerment” che devono essere controllati dai quadri del gruppo, come è il caso di altri settori chiave come l’economia e i servizi. Un certo numero di attivisti e blogger vicini e finanziati dalla Fratellanza hanno lanciato il “Vulcano al-Ghab” o quello che è noto come il flusso “Dov’eri il 4/4“, una campagna mediatica sui social network contro Baiyou. Diversi membri della Fratellanza di Misurata e il figlio del controverso Imam di Tripoli hanno invitato i residenti a manifestare domenica mattina davanti al quartier generale del Consiglio presidenziale in al-Sikka Road. Baiyou aveva ricoperto incarichi nel settore della stampa durante l’era della Jamahiriya, e in quel momento – secondo le sue dichiarazioni ai media negli ultimi anni – era contrario alla riconciliazione promossa da Saif al-Islam con la Fratellanza, compresi Abdel Hakim Belhaj e Ali Al-Sallabi. Le prossime ore riveleranno se, come accaduto nel caso Pashagha, Serraj cederà alle richieste della Fratellanza o porterà avanti le sue scelte.

Un gioco pericoloso a Bengasi

A due settimane dall’inizio delle manifestazioni nella capitale Tripoli, anche l’est della Libia è sceso in strada per dire “basta alla corruzione” e per le terribili condizioni di vita. I primi gruppi giovanili hanno chiuso le strade centrali a Bengasi giovedì pomeriggio, bruciando copertoni delle gomme e cantando slogan contro le istituzioni. Il Libyan National Army ha fin da subito cercato di controllare l’orientamento delle proteste. Mohammed al-Ghali, noto per il suo lavoro di giornalista durante il periodo dello Stato Islamico, e coinvolto nel caso di Mahmoud al-Werfalli, considerato un simbolo tra i giovani del capoluogo orientale, è apparso tra i manifestanti per leggere un comunicato contro il Governo non riconosciuto ad Interim di Abdallah al-Thini. L’atmosfera è rapidamente degenerata sabato pomeriggio ad al-Majr, nei pressi di al-Beida, dove le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sui manifestanti che hanno dato alle fiamme la sede del Governo ad Interim e danneggiato diverse proprietà pubbliche. Le forze armate hanno riportato la situazione sotto controllo in poche ore, ma almeno due manifestanti sono rimasti feriti. In seguito al fallimento della campagna militare sulla capitale, la comunità internazionale ha coinvolto maggiormente Aguila Saleh Issa nel processo di dialogo con il GNA, una mossa che influenza notevolmente gli equilibri tribali nell’est del Paese. Il problema dell’elettricità è uno dei fattori scatenanti delle proteste nell’est libico, che ha risentito del prolungato blocco della produzione petrolifera. Venerdì l’Ambasciata degli Stati Uniti aveva reso noto che Haftar si è impegnato personalmente a riavviare la produzione il 12 settembre.

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