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L’elettricità nei Paesi baltici arriva insieme alla tensione diplomatica

Le Repubbliche baltiche furono le prime nel 1991 a uscire dall’Unione Sovietica, ma ancora oggi, pur essendo membri entusiasti dell’Unione Europea e della NATO, mantengono un legame particolare con Mosca: le forniture elettriche, con il cosiddetto anello elettrico BRELL. Al momento attuale Estonia, Lettonia e Lituania accendono la luce anche grazie all’energia della Russia. E pure a quella della Bielorussia e della sua centrale nucleare di Astravyets,  chiusa per manutenzione a inizio novembre appena pochi giorni dopo l’inaugurazione. Nel reattore VVER-1200 si era infatti verificato un guasto ai trasformatori di tensione che misurano la potenza nei circuiti elettrici. L’incidente, per quanto minimo e ammesso dal Ministero dell’Energia bielorusso, non aiuta la popolarità del presidente bielorusso Lukashenko, oggetto di contestazione e di proteste di piazza dopo le ultime elezioni. Per motivi di sicurezza e per ragioni diplomatiche (gli Stati del Baltico sono tra quelli che fanno maggiormente pressione contro Lukashenko), l’importazione di elettricità dalla Russia verrà effettuata d’ora in avanti direttamente dal confine russo-lituano e non più da quello bielorusso-lituano. Le autorità lituane, inoltre, lamentano il fatto che i consumatori abbiano già pagato sia per l’energia elettrica proveniente dal reattore nucleare di Astravyets, che deve ancora arrivare, sia per quella che viene poi deviata verso altre destinazioni.

Oggi la prospettiva è quella del “disaccoppiamento” con le ex Repubbliche sovietiche sorelle, che darebbe spazio al processo di amalgamazione con le reti elettriche dell’Europa continentale. Il disaccoppiamento energetico sarebbe automaticamente seguito da quello infrastrutturale. Sebbene a livello politico la distanza sia abissale già da decenni, essendo per posizione geografica un passaggio quasi obbligato, gli Stati del Baltico a livello commerciale fanno fatica senza costanti scambi di merci e servizi tra Occidente ed Russia, calati dopo le sanzioni del 2014. Tuttavia la scelta politica delle élite baltiche resta nettamente ostile o molto poco collaborativa verso la Federazione Russa. L’obiettivo del disaccoppiamento è fissato per il 2025 e dovrà essere raggiunto grazie a investimenti nella diversificazione dei fornitori di elettricità e nel potenziamento della produzione interna. L’obiettivo parallelo è appunto quello della sincronizzazione della rete elettrica col resto dell’UE, la quale riconosce i tre Paesi baltici come “la regione più interconnessa d’Europa” (il 23%).

La Elering, compagnia energetica statale dell’Estonia, comunica che il costo complessivo del progetto di sincronizzazione ammonta a quasi un miliardo a mezzo di euro, di cui 350 milioni rappresentano la quota estone. La Lituania in particolare è quella che spinge di più verso il distacco da Mosca, e ad essa si unisce la Polonia che aspira a diventare un fornitore egemonico. Nel frattempo riprende vigore il BEMIP (Baltic Energy Market Interconnection Plan) patrocinato dalla Commissione europea, avente lo scopo di dare vita a un mercato regionale integrato del gas e dell’elettricità, che include appunto la Polonia e poi la Finlandia e la Svezia.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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