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Le incertezze sui numeri e sul modo di reclutamento dei mercenari al servizio di Kiev

Chi sono e quanti sono i mercenari stranieri che combattono con l’Ucraina, partiti volontari da fine febbraio in poi o reclutati in qualche modo dai consolati ucraini in giro per il mondo: è un tema di cui si parlerà per tanto tempo, almeno finché le cifre non saranno state determinate. Per il momento c’è molta incertezza sui dati e sulla provenienza, poiché non si tratta solo di mercenari veri e propri, ma anche di ucraini cresciuti all’estero o emigrati. E spesso c’è una confusione più o meno voluta sull’identità di coloro che non vanno al fronte da “soldati di ventura”, ma come ufficiali della NATO in missione di addestramento. Senza contare, ovviamente, la convenienza che i governi hanno ad aumentare i numeri o a tenerli bassi, a seconda dell’opportunità politica.

Alcuni Paesi si sono espressi negativamente nei confronti di coloro che si trasformano in foreign fighters, dati i profili di illegalità che ciò può comportare: ma come affermato dalla portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, questi Paesi non riescono a resistere alle pressioni di Washington e permettono la partenza dei loro cittadini. Un mese fa le autorità russe parlavano di circa 7mila stranieri venuti a combattere per l’Ucraina da 63 Stati diversi, in particolare da USA, Canada, Polonia, Romania e Georgia. E il contingente più numeroso, o comunque il più motivato, sembra essere quello di Tbilisi. Le cifre divergono a seconda della fonte: si passa da qualche dozzina fino alle centinaia. Molti di loro aspettavano il momento di prendere le armi contro Mosca, memori della sconfitta subita nel 2008: tra di essi si segnalano due ex Ministri della Difesa, oltre che soldati e blogger. Finora hanno avuto 9 morti tra le loro file. I mercenari georgiani sono sparsi fra i battaglioni di volontari e le formazioni regolari, e vi è persino una Legione Nazionale Georgiana (nome che ricorda l’unità georgiana della Wehrmacht che dal 1942 combatté per Hitler e che operò anche sotto il controllo delle Waffen-SS). Il fondatore della Legione Mamuka Mamulashvili ha ammesso che tra di loro vi sono anche americani veterani dell’Afghanistan e dell’Iraq. Ad aprile era stato diffuso il video di un soldato russo gravemente ferito, passato per le armi da un gruppo di militari di Kiev, fra cui era presente un georgiano: questo documento fa coppia con l’affermazione dello stesso Mamulashvili, che aveva dichiarato di non avere intenzione di fare prigionieri, implicando quindi che li avrebbe giustiziati. Il vice comandante della Legione Shota Kedelashvili si dice felice dell’aiuto militare degli Stati Uniti e di altri Paesi europei che “non può nominare” e proclama che l’Ucraina “vincerà sicuramente”, anche se non sa quando. A proposito di numeri, secondo lui sono più di mille i georgiani che combattono per Kiev. Kedelashvili è soprannominato “l’italiano”: confessa di essere stato moltissime volte nel Belpaese e conta di tornarvi. 

Ai foreign fighters la Federazione Russa non applicherà le norme del diritto umanitario internazionale, come viene riferito in una comunicazione del Cremlino del 16 aprile giunta agli addetti militari delle ambasciate occidentali. Ciò riguarda ovviamente anche gli avventurieri italiani, calcolati nel numero di 61, di cui 11 caduti sul campo e 10 tornati a casa. Però l’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI) e l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE) hanno riscontrato solamente 17 italiani combattenti in Ucraina, di cui 9 dalla parte di Kiev e 8 con i russi; non si sono visti altri italiani in partenza nelle settimane precedenti, mentre fra gli stranieri in fase di addestramento nell’esercito ucraino vi sono inglesi, norvegesi e olandesi, ma non italiani. Si esclude che le cifre date dai russi siano banalmente delle informazioni false, essendo numeri molto precisi forniti da una fonte qualificata. La discrepanza potrebbe essere colmata dagli ucraini domiciliati in Italia o dagli italiani di seconda generazione, a cui si sono interessati anche i reparti dell’Antiterrorismo di Carabinieri e Polizia. Bisogna segnalare che alcuni italiani – e ucraini di residenza italiana – si sono uniti al famigerato battaglione Azov, che è composto di neonazisti e usa le simbologie del III Reich: se ne conoscono nomi e provenienza, ma potrebbero essercene di più, ancora in incognito, come si evince dalle considerazioni del dottor Carrozza del cosiddetto Medical Ghost Team, una équipe di medici che cura i militari stranieri, i quali spesso restano anonimi per ragioni di importanza strategica oppure per certo grado o nazionalità. Carrozza dice di non aver curato italiani, ma afferma anche di aver visto aumentare gli arrivi di stranieri, in particolare di formatori, cioè militari presumibilmente della NATO con il compito di addestrare gli ucraini alle armi inviate dall’Occidente. 

I mercenari arrivano persino dall’America Latina: tuttavia le autorità ucraine negano di agevolare il reclutamento di sudamericani da spedire al fronte. Il giornale colombiano Cambio riporta l’esperienza di un ex militare, contattato tramite chat per unirsi alla “difesa della sicurezza in Europa e nel mondo (…) a fianco degli ucraini contro gli invasori del XXI secolo”. Vi è un sito Internet che si dice legato al Ministero degli Esteri ucraino in cui si cercano persone con “esperienza di combattimento”, che in caso di interesse sono invitate a presentarsi all’ambasciata ucraina locale. Per quanto riguarda la Colombia, sarebbero almeno 50 gli ex ufficiali che lo scorso marzo hanno avviato le procedure di ammissione. Il console onorario di Ucraina a Bogotà, Bernardo Ramírez, ha bollato come falsità le voci che sia in atto un reclutamento e ha smentito categoricamente la chiamata da parte delle autorità di Kiev ai colombiani o a cittadini di altra nazionalità, i quali invece si recherebbero al fronte autonomamente e di spontanea volontà. In ogni caso, “formatori di polizia” colombiani e peruviani sono stati intervistati a Leopoli dal canale televisivo argentino TN. Si tratta di componenti della “Legione straniera per la difesa territoriale dell’Ucraina”, di cui fanno parte molti statunitensi, canadesi, polacchi e greci, fra cui alcuni che hanno firmato un contratto per un compenso di 2500 dollari al mese con bonus per la distruzione di particolari obiettivi bellici. Anche una sessantina di argentini, tra i quali veterani della guerra delle Falkland/Malvinas del 1982, desiderosi di andare al fronte: pare non siano stati ammessi per via delle buone relazioni che intercorrono fra Mosca e il governo di Buenos Aires. 

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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