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Le contraddizioni socio-economiche stanno mettendo la Norvegia in difficoltà

In Norvegia dal 3 gennaio ad oggi ci sono stati 13mila contagi confermati e meno di 300 decessi, come recitano i dati dell’OMS, consultabili facilmente sul sito ufficiale dell’Organizzazione. Non sembrano numeri allarmanti, soprattutto considerando che l’intera popolazione del Paese ammonta a quasi 5 milioni e mezzo di persone, ma per prudenza l’Istituto norvegese del Nobel ha deciso di spostare dalla consueta Oslo City Hall a un posto che conterrà meno persone e con una cerimonia meno pomposa la consegna del Nobel per la Pace che si terrà il prossimo 10 dicembre. Inoltre, l’Istituto norvegese di pubblica sanità (Folkehelseinstituttet) ha pubblicato una relazione in cui chiede al governo di preparare un piano di azione per una seconda ondata di Covid-19: il rischio viene valutato come alto specialmente nella capitale Olso e nella città di Bergen, e soprattutto per i mesi freddi, nei quali le persone tendono a riunirsi in luoghi chiusi.

Giova ricordare che la Norvegia non fa parte dell’Unione Europea, avendo bocciato l’adesione con referendum già due volte nella sua storia. Rientra comunque nello Spazio Econonico Europeo e nell’area Schengen, ma non utilizza l’euro, bensì la sua valuta nazionale, la corona norvegese. L’economia norvegese è forte, basata sullo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e sull’esportazione di materie prime, e tuttavia ha sofferto delle conseguenze delle quarantene generalizzate e della diminuzione degli scambi dovuta alla pandemia. La corona si sta indebolendo, mentre la Borsa di Olso ha avuto recentemente il peggior momento di difficoltà da marzo, sembrerebbe a causa del riposizionamento dei capitali da parte degli investitori, secondo l’opinione di Jan Petter Sissener, un manager di alto profilo nel settore investimenti. Anche le cattive previsioni per i mesi autunnali hanno spaventato la Borsa: l’incertezza rimane troppo alta. Il governo ha già dato assistenza agli hotel e agli operatori turistici, che hanno sofferto questa estate più di ogni altro comparto: ora vengono stanziati ulteriori fondi per superare l’inverno, ma potrebbero non bastare, secondo Ivan Horneland dell’organizzazione del business turistico “Virke”. Le compagnie aeree restano per la maggior parte a terra e coi motori spenti: la Norwegian Air è riuscita per un pelo a evitare la bancarotta, mentre la Scandinavian Airlines ha chiesto al governo norvegese di ricomprare quote societarie (che aveva ceduto nel 2018) per tenere a galla l’azienda. I politici norvegesi si trovano di fronte al dilemma di pompare nuovamente linfa monetaria nei settori moribondi, quanto meno per salvare posti di lavoro finché la situazione non si normalizzi per evitare un collasso vero e proprio.

Le polemiche interne a livello politico riguardano la ristrutturazione dell’economia nazionale, che viene richiesta sia per motivi pratici che motivi ideologici da parte degli ambientalisti. Nonostante l’ottima immagine con cui la Norvegia viene presentata all’estero, quella di un Paese guidato da un premier donna e col più alto indice di sviluppo umano al mondo dal 2013 ad oggi, è infatti uno dei maggiori produttori di greggio e consente la caccia alle balene di contro ai divieti internazionali. La caduta del prezzo del petrolio lo scorso inverno sta spingendo a ripensare le basi dell’economia norvegese molto più che non le proteste ambientaliste, che rimangono inascoltate o vengono fermate dalla polizia: il 21 settembre, infatti, la polizia ha arrestato ben 40 persone che manifestavano contro l’annuncio dell’inizio di nuove trivellazioni nel Mare del Nord.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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