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Le contraddizioni della Svezia nella lotta contro il COVID

L’epidemiologo di Stato Anders Tegnell ha detto di non vedere alcun segnale che il tasso di contagio possa scendere nel prossimo futuro, invitando gli svedesi ad attenersi scrupolosamente alle misure di igiene pubblica. Secondo Tegnell è il distanziamento sociale a fare la differenza: dunque occorre limitare il contatto alla “cerchia ristretta” di coloro con cui si vive o con cui è inevitabile interagire, lavorare da casa se possibile ed evitare attività sociali nel tempo libero. Secondo i dati ufficiali dell’OMS, in Svezia dal gennaio 2020 su una popolazione di poco più di 10 milioni di persone vi sono stati 900mila casi di contagio confermati e quasi 14mila decessi. Tuttavia, nonostante la tendenza generale in Europa sia verso il basso, ad aprile i contagi nel Paese sono in aumento. Sembra però che gli ospedali da campo allestiti l’anno scorso non verranno riaperti, poiché vi è carenza di operatori sanitari. Secondo Tegnell, poi, è molto difficile dire quale sia stato il ruolo degli asintomatici nella diffusione del virus, perchè è complicato stabilire anzitutto cosa sia effettivamente un asintomatico; aggiunge come non sia comune che le persone porti in giro il virus senza notarlo e che a non mostrare assolutamente alcun sintomo sia un gruppo non vasto. 

Comunque, il malcontento per le misure restrittive che colpiscono le piccole realtà del commercio è presente anche in Svezia. Ne fornisce un esempio l’imprenditore Erez Ofer, di origini israeliane e californiane, che ha visto la sua azienda esclusa dal programma di aiuti statali contro le conseguenze del coronavirus e che ha toccato con mano le contraddizioni della burocrazia svedese. La sua impresa di ristorazione dal 2014 distribuisce cibo su strada e fornisce servizio di catering a grandi compagnie come la H&M e la Björn Börg; è stata quindi chiaramente penalizzata dai lockdown e dalle chiusure, dovendo così incrementare le ore lavorative e gli spostamenti pur di trovare nuovi clienti e mantenere in attivo il bilancio. Tuttavia questo sforzo gli si è rivoltato contro, perché alla fine non ha subito perdite tali da poter attivare il supporto statale (il programma chiamato “Omställningsstöd”). Al tempo stesso, l’aver riorganizzato l’attività aziendale ha comportato spese tali da finire con pesanti perdite: ma ciò non è servito a vedersi accettata la domanda di sussidi dopo ben sei mesi di attesa. 

Carl Bildt, ex primo ministro della Svezia negli anni ’90 e poi ministro degli Esteri fino al 2014, è stato nominato Inviato speciale per l’Acceleratore ACT dal direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus. L’ACT è il cosiddetto acceleratore per l’accesso agli strumenti per la lotta contro il COVID-19, lanciato nell’aprile del 2020 da OMS, UE e altre organizzazioni partner con l’obiettivo di rendere più veloce lo sviluppo di vaccini, test e cure e garantire un accesso equo ad essi in tutto il mondo. Bildt si è detto onorato dell’incarico e ha promesso di intensificare lo sforzo contro la pandemia soprattutto alla luce dell’aumento dei casi in tutte le regioni del pianeta e del crescente pericolo del “nazionalismo dei vaccini”. 

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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