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L’Australia sperimenta un vaccino, ma la burocrazia genera più angoscia del virus

Dopo aver raggiunto un secondo picco a inizio agosto, i numeri del COVID-19 sono in calo. A partire dal 25 gennaio vi sono stati in totale 25mila casi confermati di contagio e circa 600 decessi. All’Università del Queensland è attualmente in fase di sperimentazione sui criceti un vaccino, che ha dimostrato finora “indicazioni positive”

Purtroppo, però, accadono fatti molto spiacevoli connessi alle misure anti-pandemia. A una donna australiana continua ad essere negata la possiblità di recarsi all’obitorio dove giace la figlia deceduta, per darle degna sepoltura. Elizabeth Dau, originaria del Sudan, ha perduto la figlia ventiduenne lo scorso luglio. Ha inoltrato ben otto volte la richiesta di attraversare il confine tra gli Stati interni che compongono l’Australia, ma finora ha ricevuto solo dinieghi. A seguito di uno di questi tentativi, le era stato consigliato di andare direttamente al posto di frontiera, ma è stata riaccompagnata indietro dalla polizia. A quanto pare, vi sono altre 6mila richieste di esenzione dalle limitazioni di quarantena che ancora attendono risposta dal Ministero della Salute dell’Australia Meridionale.

In Australia, intanto, sta per cominciare la primavera. I metereologi australiani prevedono che sarà completamente diversa da quella del 2019, in cui si erano verificati spaventosi incendi boschivi, la più secca mai registrata e la quarta più calda degli ultimi 120 anni. Per il 2020 si prevede una stagione molto più fresca e umida, almeno nell’Australia centrale e orientale; quella occidentale resta sotto scacco. Si teme naturalmente quanto accaduto a gennaio (che nell’emisfero australe è estate), quando i roghi provocarono l’immissione nell’atmosfera di oltre 400 milioni di tonnellate di anidride carbonica, ossia quanta ne emettono ogni anno 116 nazioni tra le meno inquinanti. Per il momento, comunque, si prevede l’80% di possibilità che le piogge siano più abbondanti della media su una vasta parte dell’isola che copre il Nuovo Galles del Sud, il Queensland, Victoria, l’Australia Meridionale e la metà orientale del Territorio del Nord. Se da una parte ciò costituisce una buona notizia, perchè ristabilirebbe i livelli di acqua nelle dighe ad esempio intorno a Sydney e disseterebbe i campi coltivati, il rischio è che questi ultimi possano finire allagati, con la conseguente distruzione del prossimo raccolto. Uno studio condotto a partire dagli fuochi di fine 2019 – inizio 2020, in cui nel solo Nuovo Galles del Sud morirono 26 persone, ha concluso che per il futuro l’Australia dovrà aspettarsi anche di peggio e dunque dovrà prepararsi. Questi incendi boschivi, a quanto pare, sono diventati così imprevedibili da prendere di sorpresa anche i pompieri più esperti, oltre ad essere “estremi ed estremamente inconsueti”. Il governo del Nuovo Galles del Sud ha dichiarato che si atterrà ai 76 punti raccomandati da questo studio per combattere i bushfire. Gladys Berejiklian, premier di questo Stato, ha detto: “Dobbiamo anche accettare che il clima sta cambiando e lo riconoscono coloro che hanno scritto il report”.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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