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L’Afghanistan si risveglia al punto zero. Attacco al reparto di maternità a Kabul: 16 morti

E’ stato un tremendo giorno di sangue per l’Afghanistan, scosso da due terribili attentati nel giro di poche ore. Sarebbe di almeno 16 morti, cento feriti e oltre 100 pazienti evacuati il bilancio dell’attacco avvenuto questa mattina contro il reparto di maternità infantile del Barchi National Hospital, situato nella zona occidentale di Kabul, un quartiere a maggioranza Hazara sciita, etnia già presa di mire più volte dagli affiliati dell’Isis. Le vittime sarebbero in gran parte giovani donne, infermiere e due neonati come confermato da Tareq Arian, portavoce del ministro dell’Interno. Un’ora più tardi, un kamikaze invece si è fatto saltare in aria, nella provincia di Nangarhar a Jalalabad, tra le migliaia di persone che si erano riunite per il funerale di un comandante di polizia. In questo caso i deceduti sarebbero almeno 24 e una sessantina i feriti, di cui molti verserebbero in gravi condizioni. Entrambi gli attacchi sono stati rivendicati dall’Isis.

Ci sono volute alcune ore affinché le forze di sicurezza afghane riuscissero a riprendere il controllo dell’ospedale dopo l’irruzione di tre terroristi. Si tratta di un ospedale sostenuta da Medici Senza Frontiere. Marco Puntin, Program Coordinator Emergency ha raccontato: “C’é stata una esplosione all’entrata e uomini armati hanno fatto irruzione nell’ospedale. La violenza ti circonda in Afghanistan. Questa è una realtà che non possiamo raccontare diversamente”. “L’ospedale attaccato – ha invece reso noto rende noto l’ong – é l’unica struttura per i parti di emergenza e con complicazioni in un quartiere con una popolazione di oltre un milione di persone. Gestiamo le sale travaglio e le sale parto, una sala operatoria, una sala risveglio, un reparto di maternità e un’unità neonatale. Nel 2018, le nostre equipe hanno assistito oltre 15.000 parti e più di 1.300 neonati in gravi condizioni sono stati ricoverati nell’unità neonatale. Supportiamo inoltre un altro ospedale della zona con personale, formazione e farmaci essenziali al fine di aumentare la capacita’ della struttura di fornire servizi di maternita’”, conclude Msf.

I numeri raccolti dalle Nazioni Unite parlano chiaro. A Kabul nel primo trimestre dell’anno ci sono già state 1.293 vittime civili tra morti e feriti. Nonostante si tratti della cifra più bassa dal 2012, le violenze sono tornate a crescere in modo esponenziale nel mese di marzo e le morti civili causate da gruppi antigovernativi sono aumentate del 22% rispetto ai primi quattro mesi del 2019. Emergency é presente a Kabul dal 2001 con un centro chirurgico che offre cure alle vittime della guerra. Nei primi 4 mesi del 2020 ha ammesso 658 feriti di guerra. 

Unanime arriva la condanna degli attentati. Via tweet le Nazioni Unite in Afghanistan fanno sapere che “Unama – la missione impegnata sul campo proprio i questi mesi – manifesta shock e repulsione per gli attacchi terroristici contro un ospedale di Kabul e durante un funerale a Nangarhar, con un grave bilancio di vittime civili”. Solidarietà e sdegno è arrivato anche dall’Ufficio del rappresentante Civile della Nato nell’area: “Condanno fermamente gli attacchi di oggi a Kabul e a Nangarhar che hanno preso di mira civili innocenti. Le mie più sentite condoglianze vanno alle famiglie delle vittime. Mi congratulo con gli sforzi delle forze di sicurezza afghane (Andsf). La Nato sta dalla parte del popolo afghano nella lotta contro il terrorismo”.

FOTO – Attentato kamikaze a Jalalabad

Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri commenta: “Ci sono poche parole che possono rendere giustizia agli orrori a cui abbiamo assistito oggi in Afghanistan. Nello stesso momento in cui un attacco stava colpendo un reparto di maternità a Kabul, un terrorista ha fatto esplodere la sua bomba nel mezzo di un funerale a Nangarhar. Dozzine di civili innocenti sono stati uccisi o feriti in questi atti di terrore assolutamente riprovevoli. Colpire e uccidere madri, neonati e infermieri, nonché famiglie in lutto, è un atto malvagio e mostra un livello spaventoso di disumanità. Il popolo afghano merita la pace. Per troppo tempo il loro paese è stato squarciato dal terrorismo e dalla violenza che nessun obiettivo politico può mai giustificare. Un cessate il fuoco permanente è assolutamente vitale e l’Unione europea invita tutte le parti interessate nel Paese e nella regione a renderlo realtà”. Non si è fatta attendere la risposta del Governo che però non ci pensa proprio ad una de-escalation. Il presidente Ashraf Ghani, tramite il sito Tolonews, ha fatto infatti fatto sapere di aver ordinato “alle forze di sicurezza di porre fine alla loro posizione di difesa attiva per tornare alla loro posizione offensiva e riprendere le operazioni contro il nemico talebano“.

L’Afghanistan insomma si risveglia al punto zero. Gli Stati Uniti, che recentemente avevano iniziato a ritirare le proprie truppe dietro un accordo tra talebani e le altre popolazioni presenti in Afghanistan, non sono riusciti a risolvere gli annosi problemi dell’area e il rischio è di rivedere l’area tornare strategica per il terrorismo. Intanto la popolazione di Kabul torna ad aver paura: dal problema coronavirus (ad oggi sono 4.963 i contagiati e 127 i morti) a quello della guerra civile interna. Come denunciato proprio oggi da Oxfam Italia 2 miliardi di civili vivono intrappolati tra bombe e pandemia. Dallo Yemen, al Myanmar, dalla Colombia, all’Afghanistan, dal Burkina Faso al Sud Sudan si continua a morire per la guerra.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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