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La Westinghouse e l’Ucraina

Per gli abitanti dell’Ucraina la prospettiva sulla fornitura di energia elettrica è quella di essere trasformati in ostaggi di un’azienda americana in fallimento: il portale di analisi economica e geopolitica “Fond Strategicheskoj Kultury” riassume così l’affare concluso fra il nucleare civile ucraino e gli americani della Westinghouse.

Uno dei risultati visibili del viaggio di Volodymyr Zelensky negli USA è stato la firma del memorandum tra l’ucraina NAEK (Compagnia Nazionale di Generazione Elettronucleare) “Energoatom” e la “Westinghouse Electric” riguardante la costruzione congiunta di gruppi elettrogeni per una centrale elettronucleare. Saluto la firma del memorandum tra NAEK Energoatom e Westinghouse Electric per la costruzione congiunta di un gruppo elettrogeno per la centrale nucleare di Khmelnitskyi come un progetto pilota, mentre in futuro vi saranno altri 4 gruppi fabbricati con la loro tecnologia. Il valore totale del progetto arriva a 30 miliardi di dollari, ha commentato Zelensky. Il presidente ucraino nasconde dietro queste parole l’affare più catastrofico della storia recente del Paese. Mi sembra che, traducendo in termini pratici, si tratti del passaggio accelerato delle nostre centrali elettronucleari sotto la proprietà o sotto il controllo dei nostri “amici” di oltreoceano, dice l’esperto di economia Sergey Salivon. Oggi in Ucraina sono in funzione quattro centrali atomiche e 15 reattori; è l’eredità sovietica che fa dell’Ucraina uno Stato con il decimo potenziale energetico del mondo. Ma il tempo non lavora a suo favore: una parte dei reattori ha già esaurito le proprie risorse e presto dovrà essere fermato. Per lunghi anni Kiev ha collaborato con “Rosatom” per mantenere la capacità di funzionamento del proprio complesso energetico (in particolare, acquistando combustibile nucleare). Tuttavia, dopo il colpo di Stato del 2014, i vertici ucraini hanno voltato le spalle alla Russia e hanno iniziato l’avvicinamento alla compagnia americana Westinghouse, che negli ultimi tempi è stata perseguitata da continui insuccessi sia sul territorio di Paesi terzi sia negli USA stessi.

Nel 2006 la Repubblica Ceca ha rifiutato l’acquisto dalla Westinghouse di combustibile per la centrale nucleare di Temelín. Secondo gli esperti, ciò è dovuto proprio ai malfunzionamenti legati all’utilizzo del combustibile americano. Nel 2017 l’azienda giappionese Tosiba, che apparteneva alla Westinghouse Electric Company (WEC), dichiarò la preparazione della bancarotta della WEC in conseguenza delle perdite di svariati miliardi per la costruzione di quattro reattori di tipo AP1000 per la centrale Plant Vogtle in Georgia e per la Virgil C. Summer Nuclear Power Station in Carolina del Sud. Un anno dopo, le azioni della Westinghouse Electric Company vennero comprate dalla Brookfield Business Partners LP, una compagnia che si occupa di gestione di patrimoni finanziari. Tutto fa pensare che l’affare sia stato organizzato per evitare che l’energia atomica americana finisse sotto il controllo straniero. Di fronte a una tale prospettiva le autorità USA erano pronte persino a fornire sostegno diretto alla WEC, purché non venisse ceduta alla Russia o alla Cina.

Il problema della Westinghouse Electric consiste in questo: i suoi specialisti non costruiscono centrali nucleari da circa 30 anni e hanno perduto le loro competenze in questo ambito. Nel realizzare progetti atomici, la compagnia ha sempre sforato le scadenze e superato i preventivi iniziali dei costi. Così, per esempio, i termini di consegna dei lavori per la Plant Vogtle sono stati allungati di cinque anni e i costi sono raddoppiati. Pertanto Zelensky vuole ordinare la fabbricazione di gruppi elettrogeni per l’Ucraina presso un’azienda fallimentare. Mentre la compagnia russa “TVEL” che si occupa di combustibili, nel lavorare con l’Ucraina assume l’impegno di ritirare il combustibile nucleare esaurito in speciali centri di stoccaggio nella Federazione Russa, la Westinghouse si rifiuta addirittura di parlare di tali servizi. Inoltre la Russia ha acquistato l’uranio estraibile in Ucraina, dal quale è stato prodotto il 40% del carburante nucleare per le centrali locali. Tuttavia la Westinghouse, che ha già cominciato a mandare il suo combustibile per le centrali ucraine, ha i suoi fornitori. Perciò, nel 2020 l’impianto di arricchimento di materiali “Vostochny” (VGOK), unico in Ucraina e il più grande in Europa, si è fermato. L’allora ministro ucraino dell’Energia Yuriy Vitrenko ha espresso l’intenzione di liquidare il VGOK e di proporre ai suoi addetti di andare a lavorare in Polonia. Costoro otterrebbero migliori condizioni di lavoro e guadagnerebbero di più. I trasferimenti di denaro da parte dei migranti economici sono una delle principali fonti della nostra economia, sottolinea il politico. Secondo gli esperti, gli impianti ucraini di arricchimento di materiali sono stati scientemente costretti a chiudere per agevolare l’ingresso dei fornitori americani nel mercato ucraino.

E rimane l’eterno problema: da nessuna parte l’Ucraina potrebbe prendere 30 miliardi di dollari, una somma pari a quella del budget statale annuale. E per non dire poi che nella pratica i preventivi della Westinghouse di solito aumentano del doppio a lavori in corso. Pure se l’Ucraina riuscisse a impegnare gli americani alla costruzione di un unico gruppo elettrogeno, ciò potrebbe risolversi in una catastrofe per il Paese. I debiti miliardari per terminare la costruzione di un singolo pezzo verranno addossati sulla Energoatom… e sarebbe una strada aperta verso la bancarotta e verso il suo passaggio nelle mani di società private, che possono inserire nel costo di produzione le spese per gli investimenti di capitali e per lo smaltimento del combustibile nucleare esaurito. L’energia elettrica generata dall’atomo in Ucraina passerebbe dall’essere la più economica a essere quella più cara, riassume la questione l’esperto di economia Alexey Kush. Tra l’altro, prima della firma del memorandum con gli americani lo scorso agosto, il Consiglio dei Ministri dell’Ucraina aveva preparato un progetto di legge sulla riorganizzazione (corporatizzazione) dell’impresa statale Energoatom, senza contare che in Ucraina non esiste una definizione legale per il concetto di “corporatizzazione”. Per quanto riguarda la fornitura di energia, la prospettiva per gli abitanti dell’Ucraina è quella di essere trasformati in ostaggi di un’azienda americana in fallimento.

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