I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

La vittoria di Anief contro l’Italia, un Paese che odia gli insegnanti. I precari, con 36 mesi di servizio, devono essere stabilizzati

Una nuova condanna per l’Italia, un Paese che “odia gli insegnanti”. I precari della scuola italiana, con 36 mesi di servizio, devono essere stabilizzati. E’ stato accolto infatti da parte del Comitato europeo dei diritti sociali, il reclamo collettivo presentato dal sindacato Anief, che da anni si batte per assicurare un posto a tempo indeterminato per i precari della scuola italiana. E’ la seconda volta che il sindacato palermitano sbaraglia l’opposizione legale dell’avvocatura italiana: una pronuncia analoga infatti era già avvenuta nel novembre del 2014 con la “sentenza Mascolo”. Il Comitato ha rilevato la violazione dell’articolo 1, paragrafo 2, della Carta sociale europea ratificando che la situazione di precarietà viola il diritto del personale dell’istruzione pubblica. Il presidente nazionale di Anief Marcello Pacifico e gli avvocati Vicenzo De Michele, del foro di Foggia, Sergio Galleano, del foro di Milano, Walter Miceli e Fabio Ganci del foro di Palermo che hanno assistito il sindacato in sede europea hanno spiegato venerdì scorso, in una conferenza stampa sono i protagonisti di questa storica vittoria che potrebbe finalmente spingere alla stabilizzazione di 200mila insegnanti precari. 

Marcello Pacifico di Anief ha spiegato: “Si è parlato tanto di precariato. L’ANIEF, fin dalla sua fondazione, ha dapprima lottato per la riapertura delle graduatorie ad esaurimento, poi ha fatto in modo che coloro che erano in queste graduatorie potessero, per quanto possibile, entrare nel ruolo; ha cercato cioè di riaprirle per far sì che fossero svuotate in modo da evitare l’abuso dei contratti a termine; poi si è rivolta a tutto quel personale che oggi insegna pur essendo ancora fuori dalle graduatorie e verso il quale si continua ad abusare dei contratti a termine. ANIEF quindi, con coerenza, ha continuato a difendere questa categoria di lavoratori. L’altra categoria di cui si occupa è quella del personale delle scuole paritarie: nel 2000 sono stati inseriti nel sistema nazionale di istruzione, eppure ad oggi sono senza tutela. Pensiamo agli insegnanti di religione cattolica, il cui numero è piccolo e che per questo qualcuno pensa di poter dimenticare i loro diritti. Pensiamo anche al personale che ha insegnato nelle scuole primarie perché aveva un diploma magistrale o insegnante tecnico-pratico che gli dava la possibilità di stare in aula, o agli “idonei”, coloro che hanno vinto i concorsi: noi ci siamo battuti per cambiare le normative per poter finalmente dare loro ciò che gli spetta“.

Pacifico aggiunge ricordando le mancanze dei Governi italiani: “Si parla tanto di concorsi, ma lo Stato italiano negli ultimi 6 anni non voleva reclutare proprio gli idonei usciti da questi concorsi! L’ANIEF è riuscita a far cambiare ben cinque leggi per poter far reclutare anche gli ideonei dei concorsi. Lo Stato si è dimenticato i facenti funzione DSGA,  si è dimenticato gli ATA! Ha stabilizzato il personale delle cooperative (22mila persone), ma ha lasciato gli altri 60mila collaboratori scolastici e tecnici amministrativi. È stata l’ANIEF a fare ricorso (che in questo momento è in appello) per provare a sistemare questo problema degli organici. Lo stesso discorso vale per il sostegno: se non ci fosse stata l’iniziativa ‘Non un’ora di meno’, oggi non avremmo 25mila posti in più in organico per i prossimi tre anni“.

Qualcuno potrebbe dire, ma ci sono le copertura? Oggi un precario – spiegano da Anief – costa allo Stato il doppio rispetto al personale di ruolo, perché anche se apparentemente sui precari si può risparmiare (ad esempio sugli scatti di anzianità o la progressione di carriera), in realtà ci sono altri aspetti che pesano. Ad esempio le ferie non godute: una sentenza della Corte di Appello di Trieste di neanche un anno fa riconosce le ferie non godute al personale precario, mentre diverse Corti di Appello hanno riconosciuto il diritto ai salari accessori. Tutte queste vertenze vengono fatte nel momento in cui non si cambiano i contratti. Oppure si pensi ai costi se un precario vince un ricorso, le spese di quel ricorso vanno a “mangiarsi” tutto il presunto risparmio rispetto al pagamento di un insegnante di ruolo (e a gravare sulle tasche dei contribuenti). Idem, se non peggio, quando il precario chiede e ottiene un risarcimento: l’Erario subisce un danno che pesa su tutti i cittadini.

Conclude Pacifico: “Noi come ANIEF ci siamo impegnati, non appena firmeremo il nuovo contratto, ad affrontare tutti questi temi, compreso quello della mobilità. Sulla mobilità c’è infatti un vincolo assurdo, che finisce per essere un ricatto verso i precari, costretti in caso di assunzione ad allontanarsi dalla propria famiglia: per noi è una forma di persecuzione verso il personale precario, persino quando vi sono posti vacanti e disponibili. Continuiamo a denunciare all’opinione pubblica tutte queste assurdità, portandole anche nelle aule di tribunale e in Parlamento. Chiediamo a tutte le forze politiche di impegnarsi a fare in modo che partano concorsi selettivi per i precari, selettivi ma non escludenti. Possiamo decidere insieme i criteri di selezione, ma non si deve escludere nessuno: tutti dovranno entrare in quella graduatoria. Allo stesso modo non possiamo discriminare gli insegnanti in base alla materia che insegnano o in base al grado scolastico in cui insegnano (con detrimento in particolare degli insegnanti della scuola d’infanzia e primaria): parliamo infatti di diritti dei lavoratori, di tutti i lavoratori. Sul vincolo quinquennale daremo speranza quando ANIEF finalmente firmerà il prossimo contratto collettivo con la contrattazione integrativa. Se noi fossimo pieni attori dei tavoli della contrattazione integrativa, chiederemmo anzitutto una deroga al vincolo (che si riuscì a ottenere nel 2011)”.

Anief intanto proprio venerdì ha presentato un emendamento al “Milleproroghe” per consentire di nuovo una mobilità straordinaria per evitare i vincoli. “La pandemia ha reso evidente che dopo il diritto alla salute viene anche la libertà di stare con i propri cari. Scegliere di restare precario a vita pur di stare con i propri figli è qualcosa di inaccettabile, indegna per uno Stato di diritto. Solo con la stabilità potrà migliorare anche il sistema stesso di apprendimento scolastico e infine creare una società migliore” chiariscono da Anief.

Condividi questo post

Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password