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La Svizzera ha deciso: niente accordo istituzionale con l’Unione Europea

Dopo sette anni di negoziati e poi diversi mesi di rinvii, è arrivata la decisione del Consiglio federale della Svizzera di non firmare la bozza di accordo istituzionale con l’Unione Europea. Il governo elvetico ha tuttavia dichiarato che Berna continuerà ad essere per Bruxelles “partner affidabile e impegnato”; inoltre ha fatto riferimento ai quasi 1,2 miliardi di euro (1,3 miliardi di franchi) che formano il secondo contributo della Svizzera al Fondo di coesione europeo, da elargire in dieci anni: il Consiglio federale si adopererà affinché il Parlamento sblocchi al più presto i fondi e si giunga rapidamente a una finalizzazione del memorandum d’intesa con l’UE. Sta di fatto, comunque, che la Svizzera non farà altri passi formali verso un’integrazione ulteriore, perché come dichiarato dal governo svizzero, vi sono divergenze sostanziali su quei punti dell’intesa che costituiscono interessi essenziali per la Svizzera: la protezione dei salari, gli aiuti statali e la libera circolazione dei cittadini europei. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, il timore è che gli europei avrebbero finito per beneficiare dell’assistenza sociale a discapito dei cittadini elvetici; il governo voleva limitare la libera circolazione ai dipendenti e alle loro famiglie, mentre per la UE essa avrebbe dovuto applicarsi a qualunque cittadino europeo, stravolgendo secondo Berna il paradigma della politica migratoria svizzera. La Commissione europea ha espresso “rammarico” per la fine delle trattative, che secondo Bruxelles avrebbero potuto condurre la Svizzera ad avere un accesso ancora più profondo al mercato unico, e ha ammonito sul fatto che ora la modernizzazione delle relazioni non sarà più possibile e gli accordi bilaterali invecchieranno inevitabilmente, nonostante l’auspicio del governo elvetico di avviare un dialogo politico con la UE sul proseguimento della collaborazione. I partiti che hanno espresso delusione, rabbia o critiche per la fine delle trattative sono i liberali-radicali del PLR, i Verdi e i Socialisti, mentre l’UDC (Unione Democratica di Centro) esulta perchè in questo modo è stata evitata la massiccia perdita di sovranità che l’accordo avrebbe implicato.

Intanto, dal 31 maggio sono entrati in vigore gli allentamenti alle misure anti-COVID-19. Tra i punti più significativi, la revoca dell’obbligo di chiusura dei locali tra le 23 e le 6 del mattino, la riapertura degli spazi interni di bar e ristoranti, il telelavoro solo raccomandato per le aziende che fanno test periodici ai propri dipendenti, per i vaccinati non vi sarà più la quarantena e le lezioni universitarie potranno essere tenuti in presenza se saranno fatti test regolari. Queste nuove regole si inseriscono nel programma in tre tappe adottato dal governo: fase di protezione, fase di stabilizzazione e fase di normalizzazione, che avanzeranno in dipendenza dal numero di cittadini vaccinati. Come da dati ufficiali dell’OMS, dal 3 gennaio 2020 a oggi, su una popolazione di 8,5 milioni di abitanti la Svizzera ha avuto 690mila casi confermati di contagio e poco più di 10mila decessi.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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