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La società civile condanna la nuova ondata di repressione in Algeria

La Federazione internazionale dei diritti umani (FIDH) e l’Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT) hanno condannato la repressione subita dal movimento di protesta algerino “Hirak” e dagli attivisti in difesa dei diritti umani ad Algeri da parte delle autorità locali. Le organizzazioni hanno pubblicato congiuntamente, dal loro osservatorio per la protezione dei diritti umani, uno studio sulla repressione degli attivisti in Algeria avvenuta tra il 22 febbraio e il 05 maggio di quest’anno. Il rapporto fornisce una cronologia precisa degli attacchi contro i difensori dei diritti umani nel Paese nordafricano, più di un anno dopo l’inizio del movimento popolare Hirak e nel pieno dell’attuale pandemia da coronavirus.  Secondo Worldometer, l’Algeria ha registrato finora 6442 casi positivi al COVID-19 e 529 morti, mentre le persone guarite sarebbero 3158.

Secondo lo stesso rapporto, la repressione messa in atto dal Governo si materializza molto spesso con atti di molestia, anche a livello giudiziario, con arresti arbitrari e detenzioni ingiustificate di detenuti del movimento algerino Hirak. Le elezioni presidenziali del 13 dicembre che hanno visto vincitore il ministro Abdelmadjid Tebboune, già supportato dall’esercito, non hanno sedato le proteste che avevano portato a manifestare migliaia di persone su iniziativa di Hirak fin dal febbraio 2019, contro la ricandidatura per la quinta volta dell’anziano e malato Presidente Abdelaziz Bouteflika, deceduto ad aprile del 2019. 

Dopo la vittoria, Tebboune ha tentato una pacificazione sociale. Molti oppositori sono stati scarcerati e la magistratura non ha dato corso ad alcuni procedimenti che erano stati avviati nei confronti dei manifestanti. Le autorità algerine hanno anche aperto investigazioni per corruzione su esponenti della casta che si erano arricchiti in modo palese negli anni precedenti. Nei primi mesi del 2020, le proteste si sono attenuate con le misure restrittive adottate dal Governo in risposta al COVID-19, come il coprifuoco notturno. Tuttavia, in molti hanno recepito la limitazione delle libertà personali per tutelare la salute pubblica come uno strumento per controllare gli oppositori.

Questo sentimento è stato confermato da una serie di decisioni prese dal Governo di recente. In un Parlamento semivuoto è stata approvata una legge che punisce la pubblicazione e la diffusione di notizie false che mirino a mettere in pericolo l’ordine pubblico. L’opposizione considera il decreto l’ennesimo tentativo di imbavagliare i manifestanti.  Attivisti locali hanno riportato una ripresa della repressione contro i rappresentanti di Hirak ed anche contro coloro che levano critiche al Governo. Il giornalista algerino Khaled Drareni è stato arrestato il sette marzo, rilasciato e subito dopo riarrestato per aver diffuso immagini e riscontri delle manifestazioni. Il giornalista è ancora in stato di fermo con l’accusa di incitamento e manifestazione non autorizzata, nonché di attacco all’integrità dello Stato.  Ora rischia fino a dieci anni di carcere. Amnesty International ha organizzato una vera e propria mobilitazione politica e della stampa internazionale, chiedendo il suo rilascio immediato.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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