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La Siria e i profughi: una tragedia non capita mai sola

Erdoğan ricorre a un inaccettabile ricatto, la Grecia è in affanno sotto il peso delle responsabilità, mentre la condizione dei profughi e dei migranti è terrificante. Intanto l’Unione Europea è assolutamente incapace di trovare una soluzione ai problemi, ma si limita alle buone intenzioni.

1. Dall’inizio di questo 2020 molte situazioni hanno avuto uno sviluppo gravissimo, ma sono rimaste nell’ombra a causa della diffusione impetuosa del coronavirus Covid-19. Tra di esse la maggiore inquietudine è data dalla guerra in Siria, che dura già da quasi dieci anni e di fronte alla quale l’Occidente dimostra la sua totale impotenza. La catastrofe umanitaria ha raggiunto dimensioni inaudite: migliaia di vite perdute pesano come un macigno sulla coscienza americana ed europea. Mentre il conflitto continua, il massacro della popolazione civile prosegue senza pietà o compassione o misericordia. Milioni di individui trasferiti diventano migranti e si avvicinano ai nostri confini.

Il territorio della Siria è uno dei luoghi in cui l’Iran e l’Arabia Saudita conducono la battaglia per l’egemonia sulla regione. L’Iran cerca di aprire un largo “corridoio sciita” verso il mar Mediterraneo, che collegherebbe l’Iraq (in cui la maggioranza della popolazione è sciita), la Siria (in cui il potere appartiene alla minoranza alauita) e il Libano (con un’influente minoranza sciita sotto il controllo degli Hezbollah). La monarchia saudita vuole ottenere la prevalenza sui sunniti ortodossi nel territorio che si estende fino al mar Mediterraneo unendo l’Iraq, in cui un terzo della popolazione è sunnita, con la Giordania anch’essa sunnita e il Libano, nel quale i sunniti rappresentano la maggioranza, anche se non schiacciante. Tuttavia, la guerra indiretta tra Iran e Arabia Saudita non è assolutamente l’unica cosa che tocca subire alla Siria.

2. Fin dall’inizio del conflitto la Siria è divenuta, oggi più che mai, anche il terreno di scontro tra impero russo e impero ottomano, sul quale lo zar e il sultano hanno incrociato le spade. Non si capisce come la massa degli osservatori e dei commentatori abbia potuto cascare in certi specchietti per le allodole e credere che vi fosse una qualche alleanza tra Russia e Turchia. La creazione di una partnership strategica tra questi due Stati sarebbe un evento geopolitico in contraddizione assoluta con la realtà storica. L’interesse della Turchia nella questione siriana è manifesto: frapporsi alle intenzioni separatiste dei curdi e impedire che questi possano portare il loro contributo alla ridefinizione della mappa del Medio Oriente unificando le parti turca, siriana, irachena e iraniana del Kurdistan.

Erdoğan, inoltre, sarebbe ben felice di restaurare l’universo ottomano oppure almeno lo “spazio vitale” o la “sfera di influenza”Non bisogna dimenticare l’affinità della Turchia verso i sunniti, per la quale le conviene allontanare dai vertici di Damasco gli alauti guidati da Assad. Gli interessi della Russia nella regione hanno una carattere non meno evidente: il “dominio” in Siria garantirebbe alla Russia non soltanto una posizione proficua in Medio Oriente a livello geopolitico, ma anche il libero accesso al mar Mediterraneo con la possibilità di mantenere la sua presenza militare vicina al sud della Turchia e non lontano da Israele (l’unica potenza nucleare della regione), davanti a Cipro e alla Grecia (vecchi alleati di fede ortodossa, ma membri della “nemica” Unione Europea). Per la Russia, la Siria è un’altra opportunità per tenere la Turchia sotto tiro: in questo modo i turchi sentono dal nord la pressione proveniente dalla penisola di Crimea recentemente incorporata, e dal sud da parte delle basi militari sul suolo siriano. La presenza russa in Siria è la garanzia più sicura che l’accesso al Mediterraneo dal mar Nero attraverso il Bosforo non cada nell’arbitrio esclusivo degli antichi rivali ottomani. E come se non bastasse, la vigilanza russa sulla Siria toglie a Iran e Arabia Saudita qualunque velleità di posare gasdotti verso il mar Mediterraneo, impedendo loro di diventare pericolosi concorrenti per la Russia per quanto riguarda le forniture di gas all’Europa.

3. Comunque le cause della guerra non attenuano per nulla le disgrazie, le tragedie, le catastrofi umanitarie che si svolgono davanti ai nostri occhi e che probabilmente sfoceranno nell’ennesima gravissima crisi migratoria alla soglie dell’Europa. Questa nuova crisi costituirà una vera tragedia persino nel significato della parola che mi hanno insegnato a scuola: “La tragedia è l’opera drammatica in cui tutti i personaggi hanno ragione”. Ed effettivamente sono dalla parte della ragione le decine di migliaia di migranti in marcia verso i confini esterni della UE (Grecia e Bulgaria). Nei campi profughi le condizioni sono disumane, il ritorno a casa è solo un miraggio, e forse in Europa non si starà peggio che in strada o nella cattività in cui hanno passato gli ultimi anni. Ma anche le autorità greche hanno ragione, largamente sostenute dalla popolazione locale, nel non voler far passare nuove ondate di migranti: la Grecia, come tutti gli altri Paesi in cui arrivano i rifugiati, deve di nuovo vedersela da sola con la crisi. Quale futuro può dare a questi migranti? Campi miserabili come quelli sulle isole greche? Centinaia o persino migliaia di persone che vagano senza scopo per il centro di Atene e Salonicco, come si vedeva nel 2015 e nel 2016? I vertici greci hanno i loro motivi per reagire così bruscamente, e a una prima occhiata così duramente. Non c’è una guardia europea di confine, non c’è alcun sistema di logistica per la valutazione e il processamento delle domande di richiesta di asilo, ma quel che è peggio è che non è rimasto alcuno Stato europeo che sia pronto a prendere e ad alloggiare i nuovi arrivati. Non sta funzionando nessun meccanismo di ricezione e di equa distribuzione. Per tutto il tempo la faccenda è rimasta sulle spalle della Grecia e dei suoi abitanti. Scontratasi con l’assoluta incapacità dell’Europa di trovare una soluzione al problema, la Grecia deve di nuovo cavarsela da sola contro l’ennesima ondata.

4. I capi delle Istituzioni europee hanno già espresso solidarietà ai greci e giungono sul posto per giudicare la situazione: però non vi è alcun segno che si siano presi accordi tra i membri UE per una qualunque decisione a livello politico, che sia a breve o medio termine. Tutto si limita alle buone intenzioni.

Il ricatto a cui ricorre Erdoğan è una cosa inaccettabile; la Grecia è in affanno sotto il peso della responsabilità di cui viene caricata, mentre la condizione dei profughi e dei migranti fa inorridire. Dopo quattro anni di inerzia, siamo nuovamente piombati in una crisi migratoria. Qualunque sia il suo esito, essa si rifletterà sulle posizioni politiche interne di molti Paesi europei. La tragedia umana, il cui valore non andrebbe mai sminuito, non è arrivata da sola. E da sola non resterà.

Fonte p.g.c.: Publico.Pt

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(1968), editorialista di Público. Ex europarlamentare Psd

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