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La Russia mostra la sua crescente influenza sui mercati energetici mondiali

Le enormi riserve di gas e di petrolio hanno rafforzato l’influenza di Mosca sulle economie dell’Occidente e della Cina, le quali non riescono a star dietro all’aumento dei prezzi. Il ruolo energetico sempre più ampio di cui la Russia gode dà alla Cina delle importanti leve geopolitiche sullo sfondo del peggioramento dei rapporti con l’Occidente, di cui colpevole è proprio Mosca e non l’Occidente stesso. È quanto affermano in un articolo ospitato dallo Wall Street Journal i due autori Georgi Kantchev e Benoit Faucon, coaudivati da Laurence Norman da Bruxelles.

La scarsità di gas naturale che ha portato a prezzi record in Europa ha messo in luce il ruolo crescente della Russia sui mercati energetici globali: Mosca ha giocato un ruolo chiave in tutte le situazioni, dalle trattative in sede OPEC alle esportazioni di carbone in Cina. La Russia, il maggiore esportatore al mondo di gas e la fonte di più di un terzo dell’import europeo, si è trasformata in un fornitore essenziale con il potere di ridurre rapidamente il deficit di gas sul continente. I politici occidentali gettano sul Cremlino la colpa del tentativo di accaparrarsi punti nel gioco geopolitico grazie ai ritardi sulle forniture aggiuntive, ma Mosca rigetta le accuse. Al contrario, essa si presenta come risolutrice dei problemi che attanagliano gli instabili mercati energetici mondiali e nega le manovre per approfittare delle sue gigantesche risorse di petrolio a fini politici. L’influenza di Mosca si è rivelata la scorsa settimana, quando i prezzi del gas sono scesi improvvisamente dopo la promessa del presidente Vladimir Putin di dare una mano alla stabilizzazione del mercato dell’energia. Mercoledì scorso Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a discutere con l’Europa i passi da fare per aumentare le esportazioni di gas, mentre ha individuato nell’insufficienza delle riserve e negli errori di pianificazione a lungo termine le ragioni della crisi. Sono proprio queste le chiacchiere con un movente politico e che non sono in nessun modo fondate, a proposito dell’uso dell’energetica come se fosse un’arma, ha detto Putin al Forum dell’Energia di Mosca.

Negli ultimi anni, la Russia ha rafforzato la propria influenza sul mercato petrolifero nell’ambito dell’OPEC, pur non essendone membro ufficiale. In Asia, Mosca è diventata un attore energetico significativo, espandendo l’export di gas verso la Cina nel 2019 e facendo crescere le forniture di carbone già quest’anno, elemento avente un ruolo notevole nello sviluppo dell’economia cinese. La crisi energetica dell’Europa ha mostrato quali immense leve la Russia abbia in mano per interferire in Europa e non solo, ha affermato l’esperto di energia e docente dell’Istituto di studi politici di Parigi Thierry BrosPutin è il solo che può impedire le interruzioni dell’energia elettrica in Europa, perché la Russia ha disponibilità in eccesso. Si trova in una posizione di forza. I Paesi europei, compresa la Germania, hanno dichiarato che la Russia sta rispettando pienamente i contratti di lungo termine. Però i politici europei ritengono che essa abbia intenzione di tenere per sé il gas sul mercato spot a breve termine, mentre i parlamentari hanno esortato a condurre inchieste sul tema della manipolazione da parte russa. L’Agenzia internazionale dell’energia ha annunciato il mese scorso che la Russia avrebbe potuto intraprendere passi reali per rendere il gas più accessibile in Europa e riempire i serbatori fino a un livello adeguato, nell’ambito della preparazione alla prossima stagione invernale di riscaldamento. Mercoledì scorso Putin ha detto che l’Europa aveva fatto una scommessa sbagliata sulla “mano invisibile” del mercato spot, cosa che ha provocato un ulteriore aumento dei prezzi. Mosca, dal canto suo, ha invitato l’Europa a passare a contratti con scadenza più lunga. Non possiamo fornire più di quanto previsto nei contratti, ha dichiarato mercoledì il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che ha definito qualunque fornitura ulteriore come “materia di trattative”.

La crescente influenza energetica della Russia mette in mano al Cremlino grosse leve geopolitiche sullo sfondo del peggioramente dei rapporti con l’Occidente, nonché la possibilità di contrastare l’influenza di Washington. Inoltre si tratta per Mosca di un’importante fonte di introiti per il miglioramento del tenore di vita all’interno del Paese. La Russia domina le forniture di gas verso l’Europa già dai tempi dell’Unione Sovietica, quando aveva portato le sue condutture in Occidente, ma negli ultimi anni la sua influenza su tale mercato si è intensificata ancora di più: ha aperto le tratte verso la Cina e ha cominciato a esportare gas naturale liquefatto. Persino con l’aumento delle esportazioni americane, le furniture via mare di GNL dalle coste del golfo del Messico e da altri luoghi spesso semplicemente non riescono a fare concorrenza al più economico gas russo via tubatura. Secondo il rapporto annuale della BP, a Mosca va il 25% dell’export mondiale di gas, e inoltre controlla il 13,3% delle estrazioni petrolifere, compreso il condensato; per fare un confronto, vediamo che la quota dell’Arabia Saudita ammonta al 12,3%. Per quanto riguarda le fonti di energia, la Russia è un gigantesco supermercato, ha detto la dirigente del dipartimento di strategie globali per le materie prime della RBC Capital Markets Helima Croft. Il brusco incremento dei prezzi in Europa ha già portato al fermo delle fabbriche. I politici dei vari Stati hanno compiuto tutti gli sforzi possibili per non gravare di rincari le bollette energetiche fino all’arrivo dell’inverno. Questa settimana la Commissione europea proporrà una serie di misure a livello di governi nazionali per ammorbidire l’aumento dei prezzi, come il taglio delle tasse o un limite per le famiglie a basso reddito.

C’è una moltitudine di ragioni per il deficit di gas, tra cui le riserve scarse, il crollo delle estrazioni in Europa e l’aumento della domanda in Asia. Tuttavia, la mancanza si fa sentire ancor di più a causa dell’indisponibilità di Mosca a garantire forniture ulteriori. I politici europei credono che Mosca voglia in questo modo ricattare gli organi di controllo affinché questi ultimi diano più velocemente l’assenso al Nord Stream 2, il discusso gasdotto che arriva in Germania e che attende il via libera dalle autorità. Le condutture aggirano l’Ucraina e la Polonia, i cui governi sono fortemente critici verso il Cremlino. La scorsa settimana il ministro russo dell’Energia Alexander Novak ha detto che l’approvazione del gasdotto aiuterà a risolvere la crisi. Mosca nega di stare sfruttando il deficit e di fare pressioni sui partner affinché questi ultimi approvino più celermente il Nord Stream 2. La Russia dispone di enormi risorse di gas ed è vicina territorialmente, ma al tempo stesso nonostante le ragionevoli aspettative non sta consegnando i volumi necessari, ha dichiarato l’ex aiutante del Segretario di Stato per le risorse energetiche dell’amministrazione Trump Frank Fannon, il quale ritiene che i governi occidentali debbano togliere al Cremlino la possibilità di utilizzare il transito di gas come arma geopolitica, indipendentemente dal tragitto. La settimana scorso Putin ha detto che le esportazioni di energia dalla Russia all’Europa potrebbero raggiungere un livello da record quest’anno.

Anche se gli analisti sono concordi sul fatto che la Russia stia adempiendo a tutti i contratti, essa non sta attingendo a tutte le sue immense risorse per aumentare le forniture all’Occidente. A Mosca sono malignamente contenti, ha detto Alexander Gabuev, membro senior del Carnegie Center di Mosca, che continua dicendo: l’atteggiamento è questo, dicono di fare tutto quello che possono, di aver rispettato tutte le promesse, ma su tutto il resto mostrano il dito medio. Inoltre la Russia sta di nuovo usando l’influenza ottenuta sui mercati petroliferi sia come esportatore leader sia come elemento portante dell’alleanza mondiale dei produttori di petrolio. Nel 2016 Putin aveva concluso un’alleanza con l’OPEC che interruppe il crollo dei prezzi del petrolio, ma la Russia comunque non aveva mai posto il veto alle iniziative dell’Arabia Saudita, Paese leader dell’OPEC. Nel 2020 Mosca ha rifiutato di ridurre le estrazioni come proposto dai sauditi sullo sfondo della pandemia di coronavirus e ha provocato una guerra dei prezzi che ha avuto come risultato che gli indicatori petroliferi negli USA per la prima volta nella storia raggiungessero un livello negativo. Proprio di recente, quando l’Arabia Saudita aveva previsto che l’attuale crisi del gas avrebbe portato all’aumento della domanda di petrolio a 500mila barili al giorno, la Russia ha dichiarato che non c’era bisogno di modificare i piani del gruppo per un graduale aumento delle estrazioni. La scorsa settimana la posizione di Mosca ha prevalso alla riunione dell’OPEC: si è deciso di rallentare poco per volta la riduzione delle estrazioni. Secondo i dati BP, la quota di Mosca sul mercato petrolifero europeo è del 53%, contro il 16% di Riad. Infine, Mosca prende una porzione di quota di mercato anche agli USA. Secondo un rapporto confidenziale interno all’OPEC, le estrazioni di petrolio in Russia il prossimo anno aumenteranno di 1 milione di barili al giorno a contro i 780mila al giorno degli USA. In Asia, la Russia sta colmando il deficit di carbone della Cina dopo che Pechino aveva vietato l’importazione di carbone dall’Australia. Poi sta progettando la costruzione di un secondo gasdotto verso la Cina dopo l’avvio del primo nel 2019, del valore di 55 miliardi di dollari nel 2019. Il ruolo della Russia come superpotenza energetica si è improvvisamente manifestato in maniera molto chiara, ha detto Daniel Yergin, vice segretario della società di consulenza IHS Markit.

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