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La Repubblica Centrafricana: la difficile via verso la pace e la democrazia

Continua a restare impervia e in salita la via per la pace e la democrazia nella Repubblica Centraficana. Nonostante il 27 dicembre scorso si siano tenute le elezioni presidenziali, le quali hanno portato alla rielezione di Faustin-Archange Touadera, continuano gli atti eversivi della coalizione di gruppi armati e ribelli, la Coalizione dei patrioti per il cambiamento (CPC), che ha portato addirittura al blocco del regolare svolgimento delle votazioni in un 14% dei seggi e ha costretto oltre 30mila persone a rifugiarsi nei Paesi limitrofi, in particolare in Camerun e Ciad, lasciando le proprie abitazioni. Un tentativo di destabilizzazione che contraddice gli accordi di Khartoum che prevedevano la creazione di tre istituzioni: consiglio di Stato sovrano, governo e assemblea legislativa. Le elezioni erano parte dell’accordo.

Foto – L’accordo di Khartoum

I ribelli avevano tentato di bloccare fino all’ultimo lo svolgimento della tornata elettorale dopo la decisione della Corte costituzionale di escludere dai candidati l’ex presidente François Bozizé, appoggiato dai ribelli e continuano a non accettare l’esito delle votazioni. Il 3 gennaio i ribelli hanno preso la città mineraria di Bangassou (tornata sotto controllo dei Caschi blu dopo due settimane), poi Bouar. Unione africana, Onu e Ue hanno lanciato a più riprese appelli verso le comunità locali affinché venissero “rispettate le decisioni della Corte Costituzionale” sull’esito delle elezioni presidenziali. In una nota, il commissario dell’Unione africana per la pace e la sicurezza, Smail Chergui; il presidente della Commissione della Comunità economica degli Stati dell’Africa centrale (Eccas), Gilberto Da Piedade Verissimo; il sottosegretario generale delle Nazioni unite per le operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix; e l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, “prendono atto dei risultati provvisori del primo turno delle elezioni presidenziali del 27 dicembre“, proclamati ieri dall’Autorità elettorale nazionale (Ane).

“I cittadini dell’Africa centrale hanno dimostrato la loro determinazione a esercitare il loro diritto di voto, nonostante i numerosi ostacoli. Ribadiamo il nostro invito a tutti gli attori politici a risolvere le controversie elettorali in modo pacifico e in conformità con le leggi e la Costituzione della Repubblica Centrafricana. Chiediamo al governo centrafricano e all’intera classe politica di favorire un dialogo politico inclusivo, aperto, costruttivo e credibile per promuovere la stabilità nazionale”.

I risultati paiono lasciar poco spazio alle proteste: Touadera sarebbe stato rieletto al primo turno del voto presidenziale con il 53,9% dei voti, come riferito dalla commissione. Oltre trenta i punti percentuali di vantaggio su Anicet-Georges Dologuele, fermo al 21,1%; terzo Martin Ziguele con il 7,4% dei consensi. Si attende ora la conferma della Corte costituzionale. Eppure, nonostante le pressioni internazionali continuano gli attacchi e gli attentati da parte delle truppe irregolari. Come raccontato dall’Agenzia Sir è pesante il clima che si sta vivendo nella capitale della Repubblica Centraficana a causa dei continui scontri. Padre Federico Trinchero, missionario carmelitano scalzo da 11 anni a Bimbo, ricostruisce l’ennesimo scontro avvenuto nella capitale dove i ribelli hanno tentato di entrare in città respinti dalle forze locali e dai militari inviati dall’Onu e dall’ausilio delle truppe francesi, russe e rwandesi. “Il bilancio provvisorio è di 30 morti, la maggior parte ribelli. Molta gente ha abbandonato i quartieri dove ci sono stati gli scontri per trovare rifugio in zone più sicure. Il coprifuoco è stato anticipato alle 18”.

L’Observateurcontinental ha pubblicato una interessante intervista a Sylvie Baïpo-Temon, ministro degli Affari Esteri della Repubblica Centrafricana nella quale si sottolinea come i continui conflitti abbiano emarginato il Paese dallo scacchiere internazionale. Negli ultimi anni quindi si è intrapresa una difficile opera di ricostruzione della credibilità della Repubblica intessendo accordi bilaterali e multilaterali di cooperazione, in particolare con Francia e Russia che da sempre sono due partner privilegiati nella storia nazionale. Ovviamente i rapporti con la Russia sono fonte di attacchi giornalistici che il ministro Baïpo-Temon rigetta al mittente:

“In tutte le relazioni ci sono differenze e se ci sono differenze tra due dei nostri partner e paesi amici, vorrei dire che queste differenze non riguardano la RCA che ha preoccupazioni lontane anni luce da quelle delle maggiori potenze. Deploro il cocktail giornalistico che insiste nel parlare di riavvicinamento tra la Repubblica centrafricana e la Russia, quando questi due paesi hanno stabilito relazioni diplomatiche e di cooperazione dal 1960. Tutto ciò non contribuisce a stabilire e perpetuare un clima di pacificazione in un paese che ne ha più bisogno. RCA ha avviato un programma di ricostruzione delle sue forze di difesa e di sicurezza. Con il supporto dei nostri partner e dei paesi amici, gli elementi hanno beneficiato della formazione in patria o all estero e continuano a beneficiarne. La diversificazione delle nostre collaborazioni è infatti di notevole importanza in questa fase di ricostruzione. Come ogni Stato indipendente e sovrano, una questione di primaria importanza riguarda la difensiva capacità delle forze armate del Paese. Sappiamo che dopo la diversificazione delle relazioni estere operata dal presidente Touadéra, molto lavoro è stato svolto in questa direzione. Quali sono le cose che devono ancora essere fatte raffinate le Forze Armate Centrafricane (FACA) possono raggiungere il livello tanto desiderato dalla popolazione centrafricana e dalla leadership del Paese? Anche in termini di sostegno da parte degli alleati internazionali della RCA.

Baïpo-Temon quindi liquida le polemiche per la presenza russa che deriva da accordi legati in particolare a consulenze difensive e di formazione dell’esercito, invece rivendica l’importanza che siano avvenute le votazioni “in alcune località dell’entroterra, la popolazione e le donne in particolare si sono opposte ai gruppi armati per rivendicare il loro diritto di voto. Sono usciti uniti per andare a votare. Si tratta di un esempio meraviglioso di cui sarebbe fiero anche Nelson Mandela“. E in questo clima propositivo “la RCA deve rilanciare la sua economia e svilupparsi sia economicamente che socialmente. Gli investitori sono invitati a presentare progetti promettenti con un alto potenziale di sviluppo. Dopo tanti anni di guerra, dobbiamo ricostruire il paese con partner impegnati e in uno spirito vantaggioso per tutti. Il governo ha lavorato proprio per migliorare il clima imprenditoriale al fine di incoraggiare gli investimenti“. Infine resta aperta la questione delle sanzioni contro la RCA che ormai “non è più comprensibile per gli abitanti del paese” e non aiuta certo il processo di pace.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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