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La Repubblica Ceca punta all’immunità di gregge ma non prevede l’obbligatorietà del vaccino

Il ministro della Sanità della Repubblica Ceca Adam Vojtěch ha dichiarato in un’intervista televisiva che l’idea attuale del governo è di eliminare l’obbligo di mascherina al chiuso quando sarà raggiunto il tetto del 75% di popolazione vaccinata. Il Ministro ha sottolineato che la vaccinazione obbligatoria per adesso non sarà presa in considerazione. Attualmente circa il 54% dei cechi è vaccinato e si prevede di raggiungere l’obiettivo menzionato entro fine autunno: a quel punto probabilmente si potranno togliere anche le altre misure restrittive relativamente agli eventi con la presenza di un vasto pubblico. Occorre dire che si tratta di un aggiustamento dell’obiettivo iniziale, che era di ottenere l’immunità di gregge con il 70% di vaccinati entro fine agosto, ma la variante Delta ha fatto alzare l’asticella. E vi sono state delle perplessità riguardo all’eliminazione da parte dei medici di ben 14.330 dosi di AstraZeneca durante il mese di agosto. Il fatto è stato confermato dal Ministero della Sanità e da alcuni coordinatori regionali della campagna di vaccinazione. Le ragioni per spiegarlo sono differenti. Nella Repubblica Ceca il vaccino AstraZeneca è il più economico, molto meno caro di Pfizer e Moderna; la Società Vaccinologica Ceca già a maggio non raccomandava la sua somministrazione alle persone di età inferiore ai 60 anni, diminuendo così il suo potenziale bacino di utenza. Robin Šín, coordinatore regionale delle vaccinazioni nonché candidato alla Camera dei Deputati per il Partito Social Democratico Ceco (ČSSD), ha detto che era al corrente che i vaccini sarebbero scaduti a fine agosto, ma che l’interesse del pubblico verso AstraZeneca era scemato  e che i dottori avevano altri vaccini da proporre ai loro pazienti. Alcuni medici hanno dichiarato che la principale ragione del rifiuto di farsi inoculare proprio AstraZeneca risiede nelle informazioni negative su di esso che si trovano sui social e su alcuni media. A seguito del problema dello smaltimento dei vaccini scaduti è stato lanciato il progetto “Save Vaccines”, grazie al quale di dottori possono dare preferenza ai vaccini vicini al termine. Inoltre, il Ministero ceco della Sanità quest’estate ha regalato più di 200mila dosi di AstraZeneca ad alcuni Paesi asiatici e prevede di regalarne ancora almeno fino alla fine del 2021.

Intanto il primo ministro Andrej Babiš ha ribadito il successo che la Repubblica Ceca sta raccogliendo nella lotta contro il coronavirus, intervenendo al Forum Strategico di Bled, in Slovenia, tenutosi dal 31 agosto al 2 settembre e avente quest’anno come tema principale  “Il futuro dell’Europa”. Babiš ha dichiarato (come già un anno fa) che il suo Paese sta gestendo il Covid ottimamente, così come gli altri Stati del “V4”, il gruppo di Visegrád, cioè Polonia, Slovacchia e Ungheria. Babiš ha inoltre detto che l’Unione Europea non possiede una strategia chiara rispetto al problema dell’immigrazione illegale, dalla quale l’Europa ha bisogno di difendersi. Ha anche detto l’area Schengen andrebbe allargata ai Paesi dei Balcani occidentali, ricordando che il sistema di libera circolazione non aveva funzionato bene nel corso della crisi migratoria del 2015. 

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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