I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

La mobilitazione digitale ha salvato l’economia russa

Questo 2020 ormai finito è stato per l’economia russa un anno paradossale. La crisi da coronavirus ha colpito duramente molti settori, mentre per altri è stata causa di mobilitazione, di domanda ai limiti dell’aggiottaggio e addirittura di crescita esponenziale. Lo strumento principale di tale crescita è stata la riformulazione dell’intera economia lungo nuovi binari digitali. Si può dire vi sia stata una “mobilitazione digitale”: e quale ruolo vi hanno avuto la politica statale e il sostegno del governo?

I dati del Rosstat, il Servizio statistico della Federazione Russa, illustrano bene quali siano stati in 11 mesi del 2020 i settori che hanno avuto lo stimolo maggiore nel periodo del coronavirus secondo la ricostruzione effettuata da Mihail Kuvyrko. Uno dei parametri più dinamici del comparto manifatturiero si è registrato nel segmento delle apparecchiature mediche: più 35,5% rispetto al gennaio/novembre del 2019. La produzione di medicinali e di materiali per le cure è aumentato di quasi il 23%, e allo stesso ritmo è salita anche la produzione degli abiti da lavoro. L’alta domanda di abbigliamento speciale ha dato il suo importante contributo ai parametri dell’industria leggera: la produzione di filati sintetici in Russia è salita in 11 mesi del 16,6%, mentre quella di tessuti dell’8%. L’inasprimento delle condizioni concordate dall’OPEC+ sulla riduzione delle estrazioni di greggio ha portato alla crollo di tale segmento (compresa l’estrazione di gas) fino quasi all’8%. Tuttavia hanno continuato a crescere con insistenza i volumi dell’industria petrolchimica, anzitutto grazie al raggiungimento della piena potenza produttiva della “ZapSibNeftekhim”, la gigantesca azienda della compagnia “Sibur” di Tobolsk, nella cui costruzione sono stati investiti quasi 10 miliardi di dollari. La produzione russa di materie plastiche in forme primarie in 11 mesi è aumentata di più del 17%, mentre nel mondo sterminato delle materie polimeriche la crescita maggiore l’hanno avuta le tubature, i flessibili e i raccordi (+ 10%).

Nel 2020 hanno prosperato soprattutto i settori beneficiari del sostegno diretto da parte dello Stato sotto forma ad esempio di crediti, sussidi, sospensione delle tasse e altre agevolazioni pensate durante la pandemia, come sottolineato da Oleg Bogdanov, analista senior della società di investimento QBF. In generale si tratta di quelle imprese minerarie che costituiscono il cuore delle esportazioni russe: per esse si è rivelata positiva la svalutazione del rublo del 25%, aggiunge Bogdanov, che ha ridotto fortemente le loro spese. Nemmeno per le compagnie petrolifere il 2020 è andato troppo male: nel terzo trimestre ad esempio, sullo sfondo del ripristino del livello dei prezzi, gli incassi in rubli di “Rosneft”, la maggiore compagnia del Paese, sono saliti del 40%, mentre quelli in dollari del 35%.

La crescita più impressionante tra tutti i prodotti di base, quelli su cui viene condotto lo studio statistico, si è potuta osservare nella produzione di computer.

Qui, a confronto con l’anno precedente, si denota una dinamica del 60%: le stime degli analisti del settore superano di gran lunga quanto enunciato per tale mercato. Il bilancio del secondo trimestre (il principale periodo di quarantena in Russia) della società di analisi IDC ha registrato un aumento delle vendite di computer portatili e da scrivania di più del 30%, che ha generato negli esperti le aspettative più audaci. Questa impennata di certo non sorprende se consideriamo che migliaia di aziende e milioni di persone hanno dovuto il più in fretta possibile passare al regime on-line sul lavoro e in generale nella vita quotidiana. Gli effetti a lungo termine sono ancora tutti da vedere, ma nel complesso si può dire che l’economia abbia ricevuto la sua dose di “vaccino” digitale, la quale determinerà l’indirizzo del suo sviluppo per molti anni a venire.

Il commercio e la finanza hanno testato il regime a distanza

Tra quelli che hanno saputo adattarsi più in fretta alle nuove condizioni troviamo il settore bancario, afferma Igor’ Nikulin, vicedirettore generale dello sviluppo business per la società informatica CROC. Durante il coronavirus, le organizzazioni finanziarie hanno accelerato i processi di modernizzazione dei propri sistemi e servizi di IT, dice Nikulin. Le grosse banche, il cui lavoro era di solito rigidamente regolamentato, sono state tra le prime a rinunciare ai documenti cartacei per fare in modo che i clienti usufruissero dei loro servizi a distanza e non dovessero venire nei loro uffici. Per fare ciò sono stati aiutati dalla Banca centrale della Federazione Russa, che ha lanciato un sistema per i pagamenti rapidi, un sistema biometrico e una piattaforma pilota per le comunicazioni video coi clienti, adatto ad operare con gli imprenditori e con le aziende.

Ha trovato enormi riserve per crescere nell’on-line anche un settore che appare come estremamente tradizionalista, cioè la vendita al dettaglio. I bilanci del primo semestre mostravano già come il commercio elettronico al dettaglio fosse aumentato di quasi l’11%, mentre il fatturato complessivo dell’on-line nel 2020 secondo le previsioni dell’Associazione delle imprese di vendita via Internet potrebbe arrivare a 2,9 migliaia di miliardi di rubli. Come mostrato dalla ricerca della società di tecnofinanza RBK.money e degli analisti di Data Insight, nei tre mesi di quarantena ai negozi on-line si sono rivolti quasi 10 milioni di clienti, mentre nel primo semestre il volume delle vendite elettroniche è salito del 52%, fino a 1,2mila miliardi di rubli.

Durante il lockdown di aprile-giugno i consumatori e il business sono andati su Internet per farsi portare il cibo a casa, per comprare alimentari, vestiti e scarpe, articoli tecnologici, medicinali e altre merci, rendendo così con il distanziamento sociale il commercio elettronico insostituibile. Il direttore generale di RBK.money Denis Burlakov ha spiegato:

Quando le misure restrittive sono state tolte, l’abitudine a comprare in Rete con la consegna a domicilio è rimasta, quindi una parte degli acquisti quotidiani delle persone è passata per sempre su Internet,  

Adesso, sottolinea Burlakov, sta avvenendo la seconda ondata di crescita di richieste da parte delle aziende di aderire al sistema di pagamenti on-line: il business ha capito che il lavoro tramite i canali a distanza è ormai una questione di sopravvivenza. Tra l’altro, non si parla qui soltanto di alimentari, di cibo pronto o di altre merci a domanda quotidiana, ma vengono riformulati i pilastri fondanti, come la grande distribuzione, l’economia reale, la sfera dei servizi. “I titolari di aziende anche piccole, per i quali in precedenza era comodo interagire coi propri clienti in regime off-line, hanno ridisegnato la propria mappa del mondo, hanno imparato ad analizzare i dati e partendo da quest’ultimi hanno imparato a sviluppare i propri servizi mantenendo come obiettivo il lavoro via Internet”, afferma l’esperto. All’inizio del lockdown, gli acquirenti on-line sono incappati in diverse interruzioni nell’evasione degli ordini, nel mancato rispetto dei tempi di consegna, Internet andava piano o i siti risultavano addirittura irraggiungibili. I retailer hanno comunque saputo reagire agli eventi di forza maggiore e lo hanno fatto aggiungendo potenza di calcolo e servizi cloud. Ad esempio, nel giro di poche ore si può collegare al cloud persino un call center. Di conseguenza, spiega Nikulin, la barriera per l’ingresso nella sfera del commercio al dettaglio è caduta bruscamente. Nell’attuale industria del RetailTech, le tecnologie digitali per il commercio, sono già sulla cresta dell’onda la visione computerizzata e la realtà aumentata in coppia con le neuroreti, aggiunge Aleksej Rybakov, direttore generale di Omega, azienda internazionale creatrice di applicazioni mobili e web. Tra le nuove soluzioni tecnologiche per il commercio al dettaglio, Rybakov nomina il lancio delle casse self service nei punti vendita di “Pyaterochka” e le zone aperte Take&Go della catena “Azbuka Vkusa”. Inoltre, dice l’esperto, la crisi ha spinto molte società verso un utilizzo molto più attivo delle tecnologie di realtà virtuale: i supermercati “Perekrestok”, per esempio, hanno deciso di ampliare il progetto pilota di formazione dei dipendenti con il loro stesso aiuto. Praticamente tutte le procedure operative di vendita possono essere in diversa misura automatizzate, afferma Rybakov.

Piattaforme per la crescita futura

Già da tempo si diceva che il miglioramento dell’efficacia dei processi aziendali, anche grazie alla digitalizzazione, potrebbe essere un contributo importante alla crescita dell’economia russa. La pandemia sembra essere stata un esperimento involontario per la verifica di tale ipotesi. Oggi un numero sempre maggiore di aziende dell’economia reale sta cominciando a implementare le soluzioni informatiche più avanzate. Nel 2020 molte società si sono convinte del fatto che la digitalizzazione non è una moda passeggera, ma uno strumento per mantenere la capacità operativa nelle situazioni più imprevedibili e critiche, dice Nikulin. Nel complesso, tuttavia, l’industria russa si è rivelata preparata all’attuale crisi anche perché la tendenza verso la digitalizzazione si era notata già molto tempo fa: dopo che quest’ultima era stata inserita nel 2017 nell’elenco delle principali direttrici di sviluppo strategico del Paese fino al 2025, molte imprese sono riuscite per tempo a testare le tecnologie e le soluzioni pilota su un volume imponente di processi interni e a impostare una strategia per il proprio sviluppo digitale e ad iniziarne la realizzazione. Come esempio di uno dei settori già orientato su soluzioni e servizi digitali, l’esperto cita le più grosse compagnie metallurgiche del Paese. A proposito, la produzione di pezzi metallici in Russia è cresciuta in 11 mesi di quasi il 4%, e anche uno dei suoi maggiori clienti, l’industria meccanica, ha mostrato una decisa crescita in alcuni segmenti: ad esempio la produzione di vagoni ferroviari passeggeri è aumentata di quasi un quarto nel periodo gennario-novembre.

Nel settore dei servizi dell’economia russa si vedono chiare prospettive per una rapida crescita basata sulla digitalizzazione nei campi dell’istruzione e della sanità. La pandemia, dice Rybakov, ha aperto per i servizi medici nuove possibilità come l’elaborazione di servizi di carta sanitaria elettronica, il tracciamento dei pazienti e dei loro parametri di salute, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per l’ottenimento di una diagnosi veloce e precisa, l’analisi on-line dei parametri di salute, il teleconsulto etc. “Persino in una branca della medicina come l’anatomia patologica esiste un’enorme domanda di telemedicina: i gadget sono diventati così avanzati da dare a quest’ultima tutte le possibilità di diventare un servizio di massa come lo sono gli acquisti on-line. Hanno grande popolarità le applicazioni per i teleconsulti medici”, fa notare l’esperto. Rybakov aggiunge inoltre che l’attiva digitalizzazione di pressocché tutti i settori ha fatto partire un nuovo trend: la comparsa di propri e rilevanti dipartimenti IT all’interno delle aziende di tipo “tradizionale”. Alla fine della pandemia la componente indispensabile per dominare il mercato di riferimento sarà per qualsiasi azienda la trasformazione di essa in leader tecnologico del proprio settore. Questa tendenza influisce sull’accelerazione della sostituzione delle importazioni per quanto riguarda i prodotti informatici: per il 2021, ad esempio, è stato previsto il lancio dei primi servizi di ecosistema digitale per l’aumento dell’efficienza nella produzione nell’ambito del progetto nazionale “Rendimento del lavoro”. Su questo sfondo, il governo ha intrapreso dei veri passi per il sostegno del settore digitale: nel 2020 sono state abbassate le tasse sugli utili per le società di IT dal 20% al 3% e anche quelle sui contributi previdenziali dal 14% al 7,6%.

Ma tornando al quadro generale di mobilitazione dell’economia russa nel 2020, allora occorre dire che secondo la consulente finanziaria Evgenija Marčenko, le società e i settori che hanno saputo sfruttare la crisi a proprio vantaggi si possono suddividere in due gruppi. In primo luogo vi sono le imprese e i settori, per i cui prodotti la richiesta è salita, ma che dopo la crisi probabilmente ritornerà ai volumi originali. Si tratta dei produttori di strumenti di protezione, alcune aziende alimentari, i negozi on-line e i marketplace. E non dimentichiamo i servizi di cleaning e i produttori di materiali da costruzione (infatti, durante la quarantena molte persone avevano deciso di ristrutturare la casa o di disinfettare gli uffici o gli appartamenti). Per il secondo gruppo le prospettive di una crescita ulteriore e stabile, secondo l’esperta, sono più sicure, e riguardano le aziende che hanno saputo cavalcare l’onda e i nuovi umori dei consumatori e quindi si sono completamente rinnovate adeguandosi alle circostanze in via di mutamento. Vi rientrano tutti i tipi di istruzione on-line e le società che raccolgono i clienti su Internet, dai contabili a chi cuce le tende: Marčenko è sicura che rimarranno in Rete anche dopo che tutte le limitazioni verranno tolte. Nel complesso, comunque, chi è riuscito a intravedere il potenziale del lavoro su Internet già prima del 2020, durante il coronavirus ha raccolto i frutti dei suoi investimenti.

Condividi questo post

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password