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La missione di Erdogan in Libia: un fallimento totale, tra mercenari uccisi e catturati a dozzine la lira scende ai minimi storici

L’ufficio media del Libyan National Army (LNA) ha diffuso tra venerdì e sabato un nuovo video che sarebbe stato girato da un mercenario siriano durante le operazioni militari a fianco dei gruppi armati affiliati al Governo di Accordo Nazionale (GNA), dichiarato scaduto di recente dal generale Khalifa Haftar. Il footage mostra i mercenari in un’abitazione nei pressi dell’asse di combattimenti di Salah el-Din, poco prima della caduta di un razzo che ha lasciato almeno 3 di loro uccisi ed alcuni feriti. Questo video è diventato immediatamente virale, considerando che l’arrivo di oltre 7000 siriani – secondo le stime dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani – è stato mal visto anche dalla coalizione anti-Haftar. I rinforzi sono comunque arrivati a partire da dicembre, in seguito alla firma di due Memorandum d’Intesa tra Fayez al-Serraj e Recep Tayyip Erdogan, in materia di cooperazione militare e giurisdizione del Mediterraneo orientale.

Video – Diffuso dall’LNA girato da uno dei siriani uccisi nei combattimenti a sud di Tripoli

Didascalia: Video diffuso dall’LNA girato da uno dei siriani uccisi nei combattimenti a sud di Tripoli

249 vittime tra i mercenari spediti da Erdogan in Libia

“Strumenti Politici” ha ricevuto inoltre un video inedito che mostra le forze dell’LNA catturare altri 3 uomini alla guida di un mezzo blindato turco precedentemente bombardato. Secondo il direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdel Rahman, il bilancio delle vittime tra i mercenari di Erdogan in Libia è salito a 249 nei giorni scorsi. Abdel Rahman ha affermato che l’osservatorio è stato in grado di documentare l’uccisione di almeno 26 elementi durante le battaglie tra le forze affiliate ad al-Serraj e l’LNA, compresi terroristi siriani della Brigate Al-Mu’tasim, Sultan Murad, Suqur al-Sham, al-Hamzat e Suleiman Shah. Il direttore dell’Osservatorio ha sottolineato che la maggior parte dei mercenari sono stati annientati negli assi di Salah al-Din, Ramla e durante i bombardamenti nell’area del progetto Habeda, a sud di Tripoli, mentre altri nell’area di Misurata. “Stiamo combattendo contro le milizie e i terroristi dell’ISIS”, afferma preoccupato Ali Ben, un giovane di Bani Walid costretto a scendere in campo a fianco dell’LNA per respingere il tentativo delle milizie di Tripoli e Misurata di entrare nella città da sempre roccaforte dei nostalgici di Gheddafi. “La comunità internazionale sostiene questo Governo di criminali?”, ci chiede aggiungendo: “Siamo stati lasciati per oltre 20 giorni senza internet, senza elettricità e per molte ore senza acqua corrente. Serraj e i turchi hanno provato a farci cadere tagliandoci i viveri, ma non entreranno”. Il giovane ha precisato di non combattere direttamente, ma di aver dato una mano alle linee di rifornimento.

Video LNA cattura tre combattenti siriani da un mezzo blindato turco che hanno bombardato

Nonostante i problemi, continui rinforzi da Ankara

Rami Abdel Rahman ha confermato che il trasferimento di mercenari, e il reclutamento di nuovi “lotti” prosegue incessantemente, nonostante i problemi. Il continuo arrivo di nuove forze dalla Siria, passando dalla Turchia, sta infatti creando non poche tensioni. L’ingresso in campo di queste “forze” è osservabile dai cambiamenti della battaglia, che si è trasformata sempre più in una sorta di guerriglia urbana, dove i civili pagano il prezzo più alto. Un funzionario del Governo di Tripoli ha pubblicato le foto dell’abitazione che è stato costretto a lasciare, dove è riuscito a tornare solo sei mesi dopo. “Hanno distrutto tutto, chissà cosa cercavano. Hanno portato via perfino specchi e tappeti”. Ha commentato, affermando di non augurare il male a nessuno, ma che “i figli della Libia non fanno questo”. A febbraio, subito dopo la dichiarazione della tregua, diversi civili sono stati freddati nelle loro auto a sud di Tripoli, senza alcun motivo. Le immagini aeree hanno rivelato che l’area in cui si sono svolti questi crimini, erano sparti-acque tra le zone controllate dall’LNA e dal GNA, che finora non avevano mai aperto il fuoco diretto sui civili in questo modo, in quello che sembra essere un tentativo di rapina. I siriani hanno anche diffuso video online, avvertendo i propri compagni in Turchia di non recarsi in Libia perché sarebbero andati incontro a morte certa. Nelle ultime settimane, infine, diverse voci tra le forze del GNA affermavano che i mercenari turchi si rifiutavano di combattere se non avessero ricevuto i pagamenti promessi. Secondo l’Osservatorio siriano, 7.400 mercenari sarebbero stati inviati fino ad oggi in Libia, incluso un gruppo non siriano, mentre 2500 reclute hanno raggiunto i campi turchi per ricevere addestramento.

Guerra d’informazione

La propaganda ha raggiunto i massimi livelli. Con la presa della costa occidentale, in particolare Sabratha e Sormon, dovuta a tensioni interne e a un’imponente offensiva condotta da droni turchi in sostegno dei gruppi pro-GNA, l’esercito libico è stato immediatamente dato per spacciato. I titoli di giornali si sono rincorsi suggerendo la disfatta dell’LNA, ma sono rimasti per lo più silenti sui crimini commessi da queste bande e sulle casualità causate dall’intervento turco. La narrativa europea si è concentrata sulle recenti dichiarazioni di Haftar di assumere il potere, che sicuramente non sono piaciute nemmeno ai sostenitori dell’LNA nella regione occidentale, ma hanno omesso l’uccisione e il ferimento dei civili a Tarhouna e in altre aree a sud della capitale, dove la violenza è aumentata a livelli esponenziali in seguito all’accettazione della tregua da parte di Haftar, richiesta dalla comunità internazionale per consentire un’adeguata risposta alla pandemia del COVID-19. Dall’inizio del conflitto nell’aprile del 2019, nessuno parla dei bombardamenti condotti dai droni in supporto del GNA, ma i media si concentrano sui crimini di Haftar. “Le persone soffrono per i prezzi alti del cibo durante il Ramadan. Le tv dei Fratelli Musulmani stanno diffondendo sentimenti davvero razzisti tra est ed ovest. Dicono che le persone dell’est della Libia sono ignoranti, beduini e non civilizzati”. Ci fa notare Mahmoud al-Juweifi e la situazione è più o meno identica in casa nostra con politici che continuano a suggerire un giusto sostegno al GNA

Erdogan fa arrestare l’ennesimo giornalista per infangare i fatti

In questo contesto, la stampa turca ha riferito dell’ennesimo atto di censura e violazione contro la libertà di stampa da parte del regime turco. Il procuratore capo di Istanbul ha emesso un mandato di arresto per il giornalista Birgün Erk Acarer per aver rivelato l’identità di un ufficiale dell’intelligence turca che sarebbe stato ucciso in Libia. Acarer ha dichiarato in vari tweet di non aver mai mentito, né riportato in modo errato alcuna notizia, aggiungendo di non lasciarsi intimidire da tali azioni del Governo turco. Le forze di sicurezza turche hanno inoltre arrestato diversi giornalisti per aver coperto i funerali dell’ufficiale della National Intelligence Organization (MIT), ucciso in Libia, con foto dell’evento. A marzo, il direttore di ‘ODA TV’, Barış Terkoğlu, il giornalista Barış Pehlivan e il reporter Hülya Kılınç sono stati incarcerati per aver pubblicato l’identità del funzionario. Ferhat Çelik e Aydın Keser del quotidiano locale ‘Yeni Yaşam’ e il giornalista di Yeniçağ Murat Ağirel sono stati accusati di terrorismo per aver denunciato gli stessi fatti. Il medesimo trattamento viene riservato in Europa, anche ai pochi giornalisti o osservatori che si allontanano dall’unica ‘narrativa accettabile’ con minacce di querele da parte dei colleghi, denunce e segnalazioni sui social networks per silenziare le voci fuori dal coro, utilizzando fabbricazioni e accuse infondate.

La repressione non salva Erdogan dal fallimento, lira ai minimi storici e scappano gli investitori

La forte campagna di repressione attuata dal regime di Recep Tayyip Erdogan non salva la Turchia dal fallimento, con il popolo turco sempre più impoverito. Lira turca è da sei mesi in caduta libera sui mercati del cambio quest’anno e rendimenti obbligazionari in forte rialzo nelle ultime sedute. La campagna fallimentare in Libia, i folli aiuti per il COVID-19 predisposti dalla Turchia a Paesi come gli Stati Uniti e la diffusione del virus nel Paese, hanno fatto sì che la settimana scorsa, le riserve valutarie nette in Turchia sono diminuite di circa 5 miliardi di dollari a 27,4 miliardi, scendendo dai 40 miliardi di inizio anno. Il trend appare preoccupante agli stessi turchi, che il mese scorso detenevano assets in valuta estera per quasi 202 miliardi. Sempre quest’anno, il cambio segna un pesante -10% contro il dollaro, scivolando ai nuovi minimi storici dal 2018. Male anche l’inflazione che si attesta all’11,86%. Cosa ancora più grave, secondo gli esperti, i tassi d’interesse che sono stati tagliati dalla banca centrale al 9,75% a marzo, scesi cioè a meno del -2% in termini reali. Gli investitori continuano a vendere titoli di stato, con deflussi stimati in 6,72 miliardi di dollari nelle 14 settimane al 27 marzo scorso. La quota detenuta dagli investitori stranieri è scesa al 6,8%, quando alla fine di gennaio si attestava ancora al 10%. Mentre Erdogan si prodiga in questioni di ben poco interesse per i suoi elettori, la lira turca quest’anno ha perso un altro 12%, scambiando ai livelli più deboli di sempre.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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