I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

La Francia sta perdendo la battaglia contro l’islamismo radicale

Secondo l’opinione di una serie di osservatori europei, la Francia avrebbe scelto la tattica sbagliata nella lotta all’estremismo islamico. Invece di cercare di individuare la minaccia quando è ancora in fase embrionale e controllare i social network, le autorità hanno dato il via a un attacco frontale contro le moschee. A ricostruirlo in modo veramente interessante Dmitry Dobrov.

Secondo l’opinione di una serie di osservatori europei, la Francia ha scelto la tattica sbagliata nella lotta all’estremismo islamico, perché invece di cercare di individuare la minaccia in fase embrionale e controllare i social network, le autorità hanno dato il via a un attacco frontale contro le moschee, i predicatori e gli attivisti islamici. Dopo l’ultimo attentato nei sobborghi di Parigi, in cui un insegnante di storia è stato decapitato, una decina di sospettati sono stati trattenuti, 260 individui sospettati di avere collegamenti con i radicalisti sono stati espulsi dal Paese e anche un paio di centri islamici in cui si presume venisse condotta la propaganda radicale sono stati chiusi. Ma tali misure sono davvero efficaci? La percentuale di musulmani nella popolazione francese è tale che combattere l’islamismo militante in modo aperto si rivela qualcosa di inutile. Nelle grandi città come Parigi, Marsiglia e Lione i musulmani stanno già divenendo la maggioranza degli abitanti.

Secondo i dati del centro di ricerche americano PEW, alla fine del 2017 in Francia vivevano 5 milioni e 761mila musulmani, ovvero l’8,8% della popolazione. Ma secondo altri dati, i numeri sono molto maggiori. Gli stessi rappresentanti della comunità musulmana di Francia parlano di 15-20 milioni di persone, forse intendendo anche i musulmani che hanno ricevuto la cittadinanza francese e i loro discendenti. Ciò si spiegherebbe col fatto che sulla base dell’ideologia “repubblicana” è ufficialmente vietato indicare l’appartenenza etnica e religiosa di coloro che nascono sul suolo francese: quindi i sociologhi sono obbligati a lavorare su dati indiretti, ottenuti partendo da sondaggi. Così, il famoso demografo francese François Héran comunica una cifra di circa 8,4 milioni di musulmani nel suo Paese; occorre far notare come la maggioranza di essi siano immigrati di seconda o terza generazione che in gran parte conservano la fede musulmana e non condividono i valori “repubblicani”, cioè laici, dei francesi autoctoni. Secondo le valutazioni del sociologo Jean-Paul Gourévitch, 3,6 milioni di musulmani francesi sono “credenti attivi”, e da 72 alle 160mila persone sono islamisti radicali.

Gli esperti sottolineano che la Francia sta conducendo la guerra al jihadismo in maniera più determinata di altri Paesi europei: ha infatti preso parte ai bombardamenti delle postazioni dell’ISIS (organizzazione fuorilegge sul territorio della Federazione Russa) in Siria e conduce operazioni antiterroristiche nel sud del Sahara, dove Al Qaida e l’ISIS stanno di nuovo espandendo il proprio raggio d’azione. All’interno della stessa Francia, già da alcuni anni la polizia, i servizi segreti e gli organi di giustizia portano avanti una campagna contro l’Islam radicale e vengono elaborati programmi statali di “deradicalizzazione” della popolazione musulmana. L’ultimo atto terroristico, la decapitazione di un insegnante di storia da parte di un giovane ceceno, è stato ufficialmente definito dalle autorità come una “minaccia all’esistenza” e un attacco alla libertà di parola. Già all’inizio di ottobre il presidente francese Emmanuel Macron aveva proposto di adottare una legge sulla lotta al “separatismo religioso”, le cui origini si trovano nella formazione di “società parallele” quando i musulmani vivono nei loro ghetti e si rifiutano di integrarsi nel corpo sociale della Francia. Proprio queste comunità chiuse di musulmani diventano terreno fertile per il terrorismo islamico.

In Francia, i problemi relativi all’islamismo radicale iniziarono molto prima degli attentati dell’11 settembre 2001 negli USA. Già negli anni ’90 del secolo scorso avevano cominciato ad agire gli attivisti islamisti collegati ai gruppi terroristici di Marocco e Algeria; per loro era facile ambientarsi in Francia, dove dai tempi delle colonie vive una larga comunità di espatriati dal Maghred e dall’Africa occidentale francese. I “nuovi francesi” hanno mantenuto una certa ostilità verso la ex madrepatria, anche se ne hanno sfruttato i benefici sociali. Tuttavia, per un certo periodo gli islamisti si astennero dall’effettuare attentati di grande entità sul territorio francese, ma si concentrarono sugli Stati Uniti, sulla Gran Bretagna e sulla Spagna. La situazione mutò bruscamente con l’avvento dell’ISIS e con l’inizio dell’operazione antiterroristica internazionale in Siria. Il 13 novembre 2015 a Parigi vi fu una serie di grossi attentati le cui vittime furono 130 persone e più di 350 feriti. Oggi la Francia è leader nel numero di jihadisti che vanno a militare in Siria nelle file dell’ISIS: quasi duemila persone tra i cinquemila “volontari” europei.

Dopo la disfatta dell’ISIS, il dinamismo degli islamisti su Internet è un po’ diminuito, considerando l’insufficienza dei finanziamenti e le reazioni negative per la brutalità mostrata dai miliziani. Però negli ultimi tempi la sottocultura jihadista sta nuovamente acquisendo forza sui social e proprio a queste nuove “reclute” appartiene il giovane ceceno che ha decapitato l’insegnante nella piccola cittadina nei pressi di Parigi. Immediatamente dopo il suo crimine, il ragazzo ha diffuso in rete le foto dell’ucciso e ha scritto un testo di accompagnamento nello stile tipico dei jihadisti, chiamando “cane” l’insegnante. Il criminale ha poi eseguito i consueti rituali di invocazione all’uccisione degli “infedeli” mostrando un coltello, arma simbolo degli estremisti islamici. Su Twitter e su altri canali Internet i predicatori jihadisti spesso diffondono appelli a vendicarsi con l’aiuto del coltello su tutti gli “infedeli” che deridono il profeta Maometto. Nei video di propaganda ci sono indicazioni concrete su cosa fare coi nemici dell’Islam, mostrando scene di decapitazione. L’autore del video più “popolare” è un noto miliziano dell’ISIS, fuoriuscito francese e perfetto francofono che in precedenza aveva servito nella Legione straniera. Si suppone che combatta ancora oggi da qualche parte in Siria, accompagnato dalla moglie francese. I suoi post su Twitter si potevano rinvenire fino a qualche giorno fa, nonostante le sollecitazioni a cancellarli.

La reazione troppo lineare delle autorità francesi nei confronti del gesto estremista avvenuto nei sobborghi di Parigi gioca a favore dei jihadisti: è ciò che sostiene l’esperta austriaca di terrorismo internazionale Daniela Pisoiu. Le misure anti-islamiste adottate vanno a provocare le azioni di risposta di milioni di giovani musulmani in Francia. Sarebbe stata molto più efficace una “profilassi ideologica” nella lotta contro la minaccia islamista. Si sta delineando una situazione particolarmente drammatica nelle scuole della Francia e di altri Paesi europei in cui vi è una quota elevata di popolazione di fede musulmana. Sovente gli studenti musulmani sono la maggioranza nelle classi e semplicemente rifiutano di accettare i valori ateistici europei che in Francia vengono designati come “repubblicani”. La sociologa e insegnante austriaca Susanne Wiesinger parla di Kulturkampf, una “battaglia culturale” che si svolge nelle aule. La Wiesinger è stata spesso costretta ad annullare le sue lezioni di letteratura perchè molti testi vengono respinti dagli studenti in quanto “peccaminosi” (haram). Un’altra donna austriaca, la giornalista Melisa Erkurt, ha pubblicato il libro “Generazione haram”, in cui descrive come la nuova generazione di studenti musulmani stia coscientemente diffondendo l’ideologia islamista per generare paura nei loro compagni di scuola austriaci: costringono le ragazze a indossare l’hijab, urlano “Allah akbar” e minacciano coloro che la pensano in modo diverso di fare i conti con loro per strada. L’indagine sull’ultimo crimine di Parigi ha mostrato che proprio gli studenti di fede musulmana hanno dato all’assassino tutte la informazioni necessarie per giustiziare l’insegnante.

Negli ultimi 15 anni in Francia il numero dei sostenitori dell’Islam radical è salito del 900%. Nel 2015 gli specialisti del Ministero degli Interni francese parlavano di 15-20mila islamisti, anche se secondo gli ultimi dati solamente i salafiti ammonterebbero a circa 50mila persone, mentre i potenziali islamisti sono molti di più. Migliaia di giovani jihadisti si sono trasferiti dalla Francia in Siria e in Iraq per militare nell’ISIS. Quale esito avrà questa battaglia? Considerando che gli islamisti sono convinti della giustezza della loro causa e sono pronti ad andare fino in fondo, mentre la maggior parte dei “vecchi” francesi professa una filosofia edonista, ha perso i contatti con la Chiesa cattolica e fa pochi figli, il risultato sul piano ideologico e demografico è praticamente già scritto. Ne aveva già parlato lo scrittore francese Michel Houellebecq nel suo chiacchierato romanzo “Sottomissione”, in cui presagisce la futura islamizzazione della Francia.

Condividi questo post

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password