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La Danimarca perde posti di lavoro, ma diventa più severa verso i crimini degli immigrati

Settembre è stato un mese terribile per l’economia danese: duecento attività economiche sono finite in bancarotta e mille posti di lavoro sono andati in fumo, è il doppio di quanto registrato ad agosto. E non è poco in proporzione a una popolazione di meno di 6 milioni di abitanti. È quanto riporta Danmarks Statistik, l’istituto nazionale danese di statistica, che certifica come le perdite di lavoro siano avvenute nei settori maggiormente colpiti dalla quarantena, cioè turismo e ristorazione. E si attende pure un aumento dei casi di bancarotta. Vediamo come reagirà uno dei Paesi più felici del pianeta. Già da diversi anni, infatti, la Danimarca compare ai primissimi posti della “classifica mondiale della felicità”, lo World Happiness Report, una pubblicazione sponsorizzata da istituti delle Nazioni Unite, università e aziende di fama internazionale, che per stilare la graduatoria prende in considerazione elementi come il reddito, l’aspettativa di vita e la libertà personale. È curioso notare che la Danimarca è anche tra i primi 30 Stati del globo per numero di suicidi, cioè l’esatto opposto della felicità. Sarebbe interessante capire come viene considerato questo dato oggettivo da parte del gruppo di “esperti della felicità”, e soprattutto vedremo come cambieranno queste classifiche dopo un anno di coronavirus (sperando che ai poveri suicidi non venga fatto il tampone per poterli conteggiare come morti da Covid-19).

Ha intanto ufficialmente riaperto i lavori il Folketinget, il Parlamento danese, che si è riunito il 6 ottobre con un discorso inaugurale della premier Mette Frederiksen. Le parole del Ministro di Stato del Regno di Danimarca sono state di ringraziamento per coloro che hanno fatto funzionare il Paese nei mesi più difficili della pandemia e di incoraggiamento per i tempi che devono arrivare. Ha poi promesso che il governo proporrà un sostanzioso pacchetto di misure economiche di supporto per il 2021 e oltre. Tuttavia, ha invitato le aziende danesi ad accettare che in futuro il modo di condurre il proprio business sarà molto diverso da oggi. La premier è stata anche estremamente schietta nel giudicare la politica dell’immigrazione attuata finora: l’ha definita un “fallimento”. E non ha risparmiato il suo rimprovero verso gli immigrati di seconda generazione, troppo presenti nelle statistiche del crimine in Danimarca. Niente più ipocrisia o eccessiva indulgenza: le misure di prevenzione e di repressione del crimine saranno inasprite. Infine ha ricordato che il suo Paese prosegue nel tragitto verso una società più “verde” e sostenibile: le auto elettriche saranno meno care, più soldi alle iniziative ecologiche e più attenzione al riciclaggio dei rifiuti.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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