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La Casa Bianca ospita la cerimonia di firma dell’accordo di pace tra Emirati ed Israele, l’inizio di una nuova era

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, terrà oggi alla Casa Bianca una cerimonia per la firma dell’accordo di pace in Medio Oriente, raggiunto da Israele e gli Emirati Arabi Uniti dopo quasi diciotto mesi di colloqui.  Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale degli Emirati, Sheikh Abdullah bin Zayed, è arrivato a Washington domenica notte per firmare l’Accordo di Abraham. Bin Zayed e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sono stati invitati da Trump a prendere parte alla cerimonia della firma alla Casa Bianca. Come parte dell’accordo, annunciato il 13 agosto, Israele ha accettato di sospendere il suo progetto di annessione dei territori palestinesi in Cisgiordania per avere relazioni bilanciate con gli Emirati. Su richiesta del presidente USA, con il sostegno degli Emirati Arabi Uniti, Israele sospenderà la dichiarazione di sovranità sulle aree indicate nel piano di pace americano e concentrerà i suoi sforzi sull’espansione dei suoi legami con altri paesi del mondo arabo.

L’accordo invia un segnale potente che gli Emirati Arabi Uniti hanno ripreso il controllo del proprio processo decisionale e valutato i propri interessi in un modo che ha sorpreso sia i partner che i nemici, ha affermato in un forum online Omar Ghobash, viceministro degli Affari Culturali e della Diplomazia Pubblica degli Emirati Arabi Uniti alla vigilia della cerimonia. Ghobash ha detto che gli Emirati Arabi Uniti in passato avevano esternalizzato le loro relazioni con Israele, ma questo è cambiato. “Siamo uno stato che rispetta la propria sovranità,” ha sottolineato il diplomatico che fa parte di una delegazione di alto livello che accompagna lo sceicco Abdullah per la storica cerimonia. Tra loro ci sono Abdulla Al Marri, il ministro dell’Economia; Dr Sultan Al Jaber, Ministro dell’Industria e della Tecnologia Avanzata; Obaid Al Tayer, ministro di Stato per gli affari finanziari; e Reem Al Hashimy, ministro di Stato per la cooperazione internazionale. Saranno presenti anche Yousef Al Otaiba, ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti negli Stati Uniti; Lana Nusseibeh, Rappresentante Permanente degli Emirati Arabi Uniti presso le Nazioni Unite; e Ali Al Neyadi, Commissario delle dogane e presidente dell’Autorità doganale federale.

Gli Emirati hanno svolto un ruolo fondamentale per la pace in Medio Oriente. Fermare i piani di annessione di Israele significa infatti rilanciare il processo di dialogo e migliori condizioni di vita per i palestinesi, infonde speranza in milioni di giovani arabi per un futuro di pace dopo anni di tragedie, morti e guerre. L’iniziativa dello sceicco Mohammed bin Zayed di raggiungere un accordo di pace con Israele, interrompendo l’annessione dei territori palestinesi, ha fornito più tempo per opportunità di pace che potrebbero essere raggiunte attraverso una soluzione a due Stati, come ha precedentemente dichiarato il Ministro di Stato per gli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, aggiungendo che l’iniziativa è un approccio realistico in cui gli Emirati Arabi Uniti sono stati completamente trasparenti. Gli Emirati sostengono ufficialmente una soluzione a due Stati attraverso negoziati e dialoghi che rifiutano violenza e misure unilaterali. Fermare l’espansione di Netanyahu in Cisgiordania rappresenta un chiaro messaggio che non c’è altra scelta che porre fine al conflitto arabo-israeliano e garantire al popolo palestinese i suoi diritti. Gerusalemme rimarrà l’eterna capitale della Palestina, e nessuno può negoziare su questo, ma fermare l’annessione è un’occasione d’oro per il mondo per migliorare le relazioni di sicurezza e combattere il terrorismo. I Paesi vicini hanno sempre chiesto l’intervento di Abu Dhabi per trovare una soluzione nel progetto di annessione dei territori palestinesi, ed è quello che hanno fatto, ponendo fine a questo conflitto durato più di sessant’anni.

Il Bahrein ha anche accettato di normalizzare i legami con Israele, in una decisione annunciata all’inizio di questo mese, e anche il piccolo Stato del Golfo firmerà il suo accordo di pace. Il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti non hanno combattuto guerre con Israele, a differenza dell’Egitto e della Giordania che hanno firmato trattati di pace con Tel Aviv rispettivamente nel 1979 e nel 1994. “Viaggio per raggiungere la pace in cambio della pace e abbiamo raggiunto due accordi in un solo mese”. Ha detto Netanyahu su Twitter, mentre iniziava il suo viaggio a Washington domenica sera. “Questa è una nuova era. Questi accordi uniranno la pace diplomatica con la pace economica, e pomperanno miliardi nella nostra economia attraverso investimenti, cooperazione e joint venture”. L’accordo è arrivato in una chiamata congiunta tra lo sceicco Mohamed bin Zayed, principe ereditario di Abu Dhabi e vice comandante supremo delle forze armate, Trump e Netanyahu. Il primo volo commerciale tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele è avvenuto il mese scorso dopo che i due paesi hanno concordato di aprire i loro settori turistici. È interessante notare che l’Arabia Saudita per la prima volta ha concesso ad un aereo di linea israeliano di sorvolare il proprio territorio. Su quel volo c’era una delegazione di alto livello USA-Israele guidata dal consigliere senior della Casa Bianca, Jared Kushner.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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