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Joe Biden ha incontrato il presidente ucraino Zelensky a Washington

Dopo il vertice con Angela Merkel e gli incontri europei alla Piattaforma di Crimea, il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky è volato per la prima volta a Washington per conferire con l’alleato più pesante, gli Stati Uniti. Il vertice con Joe Biden è capitato in un momento a dir poco travagliato per l’inquilino della Casa Bianca, che lo aveva dovuto spostare in avanti di due giorni e poi di altri due giorni ancora a causa dell’uragano Ida, che ha spazzato la costa orientale americana, e del cruento e confuso ritiro dall’Afghanistan.

Lo scopo del presidente ucraino, o almeno uno degli scopi, era dimostrare al suo Paese e al resto dell’Europa che gli USA non abbandoneranno l’Ucraina come invece hanno fatto con l’Afghanistan. Il contributo diplomatico e finanziario americano, oltre che quello tedesco, sono indispensabili a Kiev per restare in piedi sulla strada che ha scelto verso l’integrazione occidentale. Infatti non può contare pienamente sulle altre alleanze in chiave europeista e anti-russa: talvolta si avvertono degli scricchiolii, come quello provocato dalle parole della presidente dell’Estonia Kersti Kaljulaid, che in una recente intervista a un portale ucraino ha detto che per far parte dell’Unione Europea, Kiev – così come Georgia e Moldavia, gli altri due Paesi del “Trio associato” – potrebbe aver bisogno di altri 20 anni, un periodo definito dalla Kaljulaid come “fase intermedia” per essere pienamente conforme agli standard richiesti per l’adesione alla UE. E per quanto riguarda l’ingresso nella NATO, se ne potrà riparlare solo dopo che l’Ucraina avrà riacquisito il pieno controllo sul Donbass. L’Estonia, dice la presidente, è sempre favorevole a un allargamento che vada a comprendere l’Ucraina, ma le sue dichiarazioni finiscono per essere un “ni” poco spendibile da Zelensky in politica interna ed estera.

Da parte americana, l’intenzione per il vertice era di confermare l’irremovibile sostegno alla sovranità dell’Ucraina e alla sua integrità territoriale di fronte all’aggressione russa in corso, ed effettivamente durante l’incontro nella Sala Ovale Biden ha dichiarato che gli Stati Uniti non riconosceranno mai l’annessione della Crimea da parte della Federazione Russa, ottenuta con la forza, e che sono pronti a difendere la sovranità ucraina e la sua integrità territoriale. Lo ha sottolineato anche il segretario di Stato Antony Blinken in un messaggio via Twitter, nel quale ha detto che la partnership con Kiev è più forte che mai e che gli USA si impegnano per un futuro “luminoso e prospero” dell’Ucraina. Blinken ha anche detto grazie per l’assistenza ucraina nell’evacuazione dall’Afghanistan delle persone a rischio. A sua volta, Zelensky ha ringraziato per le belle parole di conferma al sostegno per la conservazione del suo Paese contro la minaccia russa, ma purtroppo per lui non è ancora chiaro dove stia andando a parare la politica estera americana: si prevedono dei cambi in corso d’opera, forse maggiormente indirizzati verso la Cina. Sul Nord Stream 2 che tanto inquieta Kiev, Washington ha di fatto acconsentito al suo completamento in cambio delle promesse tedesche di garantire che la Russia non smetta di far transitare il gas sul territorio ucraino. Certo, Biden e Merkel si sono riservati di applicare sanzioni contro il Cremlino nel caso in cui quest’ultimo trasformi il gasdotto in un’arma strategica contro l’Ucraina, ma bisogna prima vedere chi sarà al potere a Berlino dopo la cancelliera e quanto durerà la già traballante amministrazione di Sleepy Joe. L’insediamento di Biden aveva creato molta aspettativa nei vertici ucraini, dopo il quadrienno di Trump, mai stato realmente amico di Kiev. Fonti vicine alla diplomazia ucraino-americana riferiscono che il messaggio che si voleva far giungere alla Casa Bianca è di non trasformare l’Ucraina in un altro Afghanistan, non gettarla sotto un autobus… ma probabilmente gli americani non stanno ascoltando. Dal canto loro, gli imprenditori americani sono disposti a portare grossi investimenti a seconda di come evolverà la situazione locale in termini di sicurezza e di rapporti più o meno bellicosi con la Russia, ha detto il presidente della Camera di Commercio statunitense in Ucraina. A loro volta, dai circoli presidenziali di Kiev si cerca di far capire a Washington che se vogliono far sopravvivere l’Ucraina alla minaccia russa nel lungo termine, quello che occorre sono milioni di dollari in assistenza economica e militare, come è stato fatto negli anni passati con l’Afghanistan. Durante il vertice Biden ha annunciato la cifra di 60 milioni di dollari da spendere per la sicurezza dell’Ucraina, in particolare per la fornitura dei nuovi missili anticarro “Javelin”.

Ma Kiev vorrebbe di più: l’ambizione non è soltanto quella di entrare nella NATO grazie all’appoggio degli USA, ma di siglare con Washington un accordo di cooperazione nell’ambito della difesa,  un impegno che andrebbe a contrastare la Russia anche sul piano simbolico. Dal canto loro gli Stati Uniti esortano l’Ucraina a continuare nell’attuazione del programma di riforme democratiche per muoversi verso una completa integrazione con l’Europa. E sempre nell’ottica del rafforzamento dell’Ucraina e della sua indipendenza, a margine dell’incontro è stata annunciata la proroga dell’accordo su scienza e tecnologia tra Washington e Kiev: Questo accordo rafforza la continua collaborazione tra i nostri Paesi e dà priorità alla cooperazione scientifica e tecnologica attuale e futura (…) Questa cooperazione è radicata nel nostro impegno condiviso verso valori e principi scientifici fondamentali, tra cui reciprocità, meritocrazia, apertura e trasparenza

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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