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Iran: due anni dall’uscita degli USA da accordo nucleare e continuano le sanzioni. Il diritto internazionale è calpestato. Appello all’Italia

Era l’8maggio quando il presidente Donald Trump comunicò l’intenzione degli Stati Uniti di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano (Joint Comprehensive Plan Of Action, JCPOA) che era stato raggiunto nel luglio del 2015 e poi ratificato nel 2016 da Usa, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, Germania, oltre che ovviamente dall’Iran. Sono quindi ormai trascorsi due anni dal fallimento del JCPOA e l’ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia H.E. Hamid Bayat sceglie questo anniversario per diramare un comunicato stampa sul tema ribadendo il proprio dissenso per questa scelta che definisce “irresponsabile” e “unilaterale“.

L’ambasciata iraniana denuncia come quello che definisce “regime degli Stati Uniti d’America” abbia già “precedenti nella mancata adesione agli Accordi Internazionali bilaterali e multilaterali“. Per il diplomatico iraniano gli Stati Uniti non credono “nella sovranità della Legge nei rapporti internazionali e questo approccio irrazionale ha governato più volte le sue relazioni. Oggi gli Stati Uniti sono i primi e più grandi violatori del diritto internazionale. L’abbandono unilaterale e illegale del JCPOA l’8 maggio 2018 è un ulteriore dimostrazione evidente dell’inaffidabilità degli Stati Uniti, che costituisce una minaccia seria alla pace e sicurezza internazionali“. 

Ali Housseni ricorda come il governo iraniano abbia sin da subito dichiarato l’intenzione dell’Iran a continuare ad aderire al JCPOA per dare un’altra opportunità alla diplomazia di tenere in vita l’Accordo. “In risposta alla nostra lettera – sottolinea l’ambasciatore – la Commissione mista si è riunita a livello di ministri degli Affari Esteri e di sottosegretari e mentre la R.I. dell’Iran continuava a tenere fede ai propri obblighi, in data 8 luglio 2018 sono stati fissati undici impegni precisi per i paesi rimanenti nell’Accordo nei confronti dell’Iran“. Peccato che secondo l’ambasciata iraniana nessuno di questi obblighi sia stato onorato dai tre Paesi europei. “Si tratta di una fondamentale inadempienza”.

Ecco la ragione per la quale “l’Iran, esercitando il proprio diritto sancito dagli art. 26 e 36 dell’Accordo, ha sospeso gradualmente alcuni dei propri impegni. I paesi europei fino al 21 Giugno 2019 non hanno mai risposto alle richieste da parte iraniana. I passi compiuti dall’Iran sono in linea con i suoi diritti. Nella corrispondenza del Ministro iraniano Zarif alle controparti dell’ Iran è stato evidenziato che la R.I. dell’ Iran non riconosce la presunta attivazione del dispositivo della risoluzione delle controversie del JCPOA , chiamato anche DRM,  da parte di Francia, Germania e Gran Bretagna,  in quanto l’Iran aveva già adempiuto agli impegni previsti dall’art. 36 contrariamente alle controparti europee che risultavano invece inadempienti.  In ultima analisi, sulla base dei documenti prodotti dall’AIEA, il programma nucleare iraniano risulta essere il programma in assoluto soggetto al maggior numero di ispezioni e rigidi controlli, nell’ambito del quale non vi è possibilmente spazio per un rischio di proliferazione nucleare“.

L’Ambasciata iraniana in Italia documenta, con grande dovizia di particolari, i vari passaggi che hanno visto l’escalation di incomprensioni tra l’Iran e i partner restanti dell’Accordo JCPOA. “senza una soluzione delle questioni irrisolte – da un lato l’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo e poi l’inadempienza europea agli undici impegni assunti ll’8 luglio del 2018) qualsiasi tentativo dell’UE di riattivare il dispositivo DRM è in contrasto con il principio di ‘buona determinazione’ ed è quindi illegale. Nelle ripetute corrispondenze iraniane ai membri della Commissione congiunta sono descritte le modalità dell’implementazione dei propri impegni nonchè del graduale disimpegno nel quadro del DRM in base all’art. 36″. Il  6 novembre 2018, tramite una lettera ufficiale dell’Iran all’Alto Rappresentante della Politica estera europea e coordinatore della Commissione congiunta,  a dimostrazione della buona volontà iraniana , fu annunciato con sei mesi di anticipo il primo passo iraniano verso la diminuzione del proprio impegno nucleare , che è di fatto avvenuta in data 8 maggio 2019; successivamente il 25 giugno 2019 l’ Iran ha nuovamente illustrato in maniera esaustiva ai partner europei le modalità e le ragioni della diminuzione dei propri impegni rispetto all’Accordo“. 

Partendo da questi presupposti l’ambasciatore H.E. Hamid Bayat spiega come “I Paesi europei non sono nella posizione giuridica o morale di attivare il DRM in risposta all’esercizio di un diritto riconosciuto all’Iran dalla Risoluzione 2231. L’ Iran in una lettera ufficiale dell’8 maggio 2019 ha dichiarato che la maggior parte dei casi di inadempienza da parte europea rimane tale e ciò costituisce un motivo fondamentale per fermare parzialmente o totalmente l’implementazione dei propri obblighi nel quadro dell’ accordo“.

L’Ambasciata iraniana della R.I. dell’Iran a Roma spiega anche che rimanda al mittente il tentativo di applicare Risoluzioni sanzionatorie del Consiglio di Sicurezza sulla scorta di quella adottata contro lo Yemen. La Ragione è che la Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza, adottata nei confronti dell’Iran è un self-contained regime, cioè si tratterebbe di un regime autonomo se non estraneo rispetto al complesso delle regole del diritto pubblico internazionale. “La Risoluzione 2231 è un regime di fine e non di aggiornamento o rinnovo delle sanzioni; la differenza tra questa Risoluzione e quelle precedenti l’Accordo nucleare (N°1699, N°1737, N°1803, N°1929) è che il testo della 2231 non è sanzionatorio e pertanto le importazioni o le esportazioni di equipaggiamenti militari sarebbero possibili con l’avvallo del Consiglio di Sicurezza. La Risoluzione 2231 si configura come un regime di autorizzazione preventiva ed anche se la questione del rilascio delle autorizzazioni iraniane per l’esportazione ed importazione di equipaggiamenti militari viene considerata lecita da un punto di vista giuridico, politicamente (per il veto posto dagli Usa e dai paesi occidentali) non è stata finora possibile. Pertanto ci si aspettebbe che i membri del Consiglio di Sicurezza, a distanza di cinque anni dalla firma dell’Accordo nucleare e della Ris. 2231, adottino le misure necessarie affinchè il prossimo ottobre 2020 , venga facilitata la rimozione delle limitazioni previste dalla risoluzione in vari ambiti tra cui quello militare. Le azioni illegali di qualsivoglia Paese che violino le risoluzioni non dovrebbero essere assecondate in considerazione del fatto che  ogni modifica negli impegni del Consiglio di Sicurezza metterebbe a repentaglio la credibilità e  l’autorevolezza della Carta delle Nazioni Unite“. 

Ecco quindi che per l’ambasciatore iraniano “La violazione della Risoluzione 2231, nella forma di un’imposizione di sanzioni economiche su vasta scala contro l’Iran e l’inserimento reiterato di persone fisiche e giuridiche iraniane nella lista delle sanzioni unilaterali da parte degli Stati Uniti d’America, comporta una responsabilità internazionale  e l’Amministrazione americana dovrebbe rispondere dei danni subiti dall’Iran, tra cui il mancato introito di più di duecento miliardi di dollari negli ultimi due anni e lo stop ufficiale alle esportazioni petrolifere“. H.E. Hamid Bayat condanna fermamente poi il tentativo degli Stati Uniti di sottoporre al Consiglio di Sicurezza una bozza di Risoluzione volta a prorogare le misure restrittive sui prodotti e materiali ad utilizzo militare. “Uno dei fondamentali principi giuridici internazionali chiarisce che lo Stato inadempiente nei confronti di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza non potrebbe pretendere l’esercizio di alcun diritto relativo a quella Risoluzione; pertanto poichè gli Stati Uniti hanno abbandonato l’Accordo – violando gravemente i propri impegni in seno ad esso – non si trovano nella posizione di poter avanzare nuove pretese, tantomeno di sottoporre nuovi testi. La comunità internazionale dovrebbe contrastare le interpretazioni arbitrarie e le azioni illegali che minacciano la pace e la sicurezza nel mondo“. 

La Repubblica islamica dell’Iran “nutre l’aspettativa di una reazione seria ed efficace da parte della comunità internazionale e in special modo dell’Italia nei confronti dell’atteggiamento irresponsabile americano, affinchè gli USA rispondano dell’abbandono unilaterale e illegale del JCPOA, della reiterazione di sanzioni unilaterali e delle pressioni esercitate su altri Paesi al fine di indurli ad applicare aspre sanzioni contro l’Iran. L’Iran ha ripetutamente sottolineato che la mancata risposta alle azioni americane porta con sè il rischio di conseguenze pericolose per l’ordine internazionale“. 

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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