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Indonesia, Niger, Tunisia, Turchia rilasciano parte dei detenuti. New York e Parigi li imitano. In Italia continua il braccio di ferro

Mentre in Italia continua il braccio di ferro tra chi vorrebbe ridurre la popolazione carceraria per evitare che il Covid-19 si diffonda nelle prigioni, numerosi Stati nel mondo – dove è fortemente sentito il problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari – hanno iniziato a liberare i propri detenuti.

India

Le autorità di Nuova Delhi hanno rilasciato dal carcere Tihar oltre 400 detenuti nel tentativo di decongestionare una delle più imponenti prigioni dell’Asia meridionale nel quadro della pandemia di Covid-19 in corso. 365 dei rilasciati sono stati liberati su cauzione per 45 giorni, mentre 63 altri sono stati ammessi al programma di libertà vigilata.

Indonesia

In Indonesia saranno circa 30mila i detenuti che saranno liberati anticipatamente. Nelle scorse ore è stato infatti diffuso dal ministero della Legge e dei Diritti umani una legge che prevede la grazia per tutti i carcerati adulti che abbiano già scontato almeno i due terzi della pena, mentre i minori potranno farlo se avranno scontato almeno la metà della pena.

Tunisia

Il presidente tunisino Kais Saied ha comunicato che concederà l’amnistia a 1.420 detenuti per tentare di limitare la diffusione del nuovo coronavirus. Il capo del governo ha anche disposto una disinfestazione delle carceri per migliorare le condizioni igieniche. I contagi in Tunisia sono in crescita e si attestano oggi a 362 contagi e 9 morti.

Turchia

Recep Tayyip Erdogan ha dato mandato al suo partito di elaborare un disegno di legge per il rilascio di 45mila dei complessivi 300mila detenuti che oggi scontano una pena nelle prigioni turche. in questo caso non si parla però di grazia. Le persone che usciranno dagli Istituti continueranno a scontare la pena agli arresti domiciliari. Un altro disegno di legge inviato in Parlamento invece potrebbe portare alla liberazione di altri 45mila carcerati per motivi vari. Tra questi, l’aver scontato almeno la metà della condanna, avere un’età superiore ai 65 anni e le detenute con figli di meno di sei anni. Da quanto si apprende, verranno esclusi dal rilascio tutti i condannati per terrorismo o per reati legati alla droga, reati sessuali, omicidi o violenza contro le donne.

Libia

Il ministero della Giustizia libico due giorni fa ha ordinato la liberazione di oltre 450 prigionieri fra le misure per contrastare la diffusione del coronavirus. In particolare si tratta di 466 liberati da strutture carcerarie nella capitale Tripoli che erano in attesa di processo o libertà condizionata.

New York

Anche lo Stato di New York ha disposto una serie di rilasci per i problemi legati al contenimento del coronavirus. Sono 650 i carcerati di New York City che sono stati rilasciati. Bill De Blasio ha detto che la popolazione di detenuti di New York era di circa 5.000 detenuti ed è stata disposta la messa in libertà per quelli che avevano commesso reati minori e non violenti, tutti con meno di un anno di condanna.

Francia

La Francia, in 2 settimane ha ridotto il numero di prigionieri a 3.513, come conseguenza delle scarcerazioni anticipate decise dai giudici e del calo delle persone incarcerate, mentre l’attivita’ giudiziaria procede a rilento. Tra il 14 e il 27 marzo il calo della popolazione carceraria è stato pari al 5% del totale – 70.500 detenuti prima della crisi sanitaria – come confermato dal ministero della Giustizia francese. Il ministero della Salute ha auspicato una riduzione del 30%, ma finora nella maggior parte dei casi non ha superato il 5-10%. In realta’ l’esortazione a scarcerare i detenuti “piu’ vulnerabili”, come gli anziani, quelli malati e i minori e’ arrivata nei giorni scorsi dall’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu, Michelle Bachelet:

“Il Covid-19 ha iniziato a colpire le prigioni e i centri di detenzione per gli immigrati, cosi’ come gli ospizi e gli ospedali psichiatrici, e rischia di scatenarsi nelle popolazioni estremamente vulnerabili di tali istituzioni”.

Niger

Anche il presidente del Niger Mohamadou Issoufou, ha annunciato il suo decreto “svuotacarceri” tra le misure che il Paese sta adottando per rallentare l’epidemia di coronavirus. E’ stata disposta la grazia per i prigionieri che rispondono a determinati criteri: l’età, le condizioni di salute e la durata della pena che resta da scontare. Tra chi verrà liberato vi è anche il leader dell’opposizione Hama Amadou. Si tratta di un volto storico dell’opposizione nigerina, due volte primo ministro e presidente del parlamento fino al 2014, rientra in pieno in questi criteri: ha 71 anni, gli restano otto mesi di carcere e soprattutto soffre di problemi di salute che lo hanno portato in Francia, nel 2016, per ottenere cure migliori. E’ anche considerato dai suoi sostenitori un perseguitato politico: contro di lui i giudici hanno spiccato una condanna ad un anno per traffico di minori, ma Amadou si è sempre proclamato innocente, denunciando che il processo giudiziario fosse un modo per impedirgli di correre alle presidenziali del 2016.

Italia

In Italia non è ancora stata risolta la situazione di messa in sicurezza delle carceri. Ad oggi i numeri di contagiati è limitato secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: risultano positivi al Coronavirus 116 gli operatori della polizia penitenziaria su 38 mila in servizio; mentre i detenuti  ad aver contratto il virus ad oggi sarebbero 19 su una popolazione carceraria che é arrivata a 58.035 unità. Numeri quindi contenuti ma che, come affermato dal Garante dei Detenuti Mauro De Palma, non possono far abbassare la guardia. Il problema potrebbe esplodere da un momento all’altro. Anche i Garanti per i detenuti territoriali hanno lanciato l’allarme sul pericolo di nuove rivolte nelle carceri: la situazione è ora “sostanzialmente calma, ma nell’attesa di mutamenti nella loro condizione. Se il governo non operasse in tal senso vi è il rischio che possa ritornare una sensazione di abbandono e possano svilupparsi anche forme di esasperazione”.

De Palma ha spiegato: “E’ indispensabile che siano adottate nuove e incisive misure in grado di arrivare a una sensibile riduzione della popolazione detenuta”.Non sarebbero quindi sufficienti i 5 milabraccialetti per il controllo a distanza previsti dal decreto Cura-Italia per chi sta scontando pene inferiori a 18 mesi. Per di più non se ne possono installare più di 300 a settimana. Numeri “insufficienti” quindi per affrontare l’emergenza.

Intanto nel Governo si continua a discutere su come allargare il numero di braccialetti e soprattutto se avviare realmente uno svuota carceri che possa ridimensionare la popolazione carceraria rispetto alle effettive capienze dei penitenziari presenti nel Paese.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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