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In piazza a Palermo contro il tentativo di sostituzione etnica in atto nel Nagorno-Karabakh

Palermo città aperta, cuore pulsante dell’accoglienza e di culture diverse, nella giornata di ieri pomeriggio ha mostrato anche il suo volto solidale verso la popolazione del Nagorno-Karabakh, impegnata oggi a lottare per la propria sopravvivenza su due fronti: quello del conflitto con l’Azerbaijan riesploso il 27 settembre scorso e quello dell’emergenza sanitaria legata al Covid 19. Dopo il terzo tentativo fallito per un cessate il fuoco, nella regione del Caucaso meridionale continuano i bombardamenti. Nei rifugi sotterranei le condizioni igienico-sanitarie sono assai precarie, il distanziamento sociale è impraticabile, il ricambio d’aria praticamente inesistente e mancano pure le mascherine. Chi miracolosamente riesce a scampare alle bombe, potrebbe rimanere infettato dalla Sars-Cov-2.

E ieri, un gruppo di cittadini del capoluogo siciliano, ma anche della piccola comunità armena, tutti rigorosamente armati di mascherine, si sono incontrati in una delle piazze simbolo della città, piazza Politeama, per dire “no” alla guerra in Nagorno-Karabakh. Fra loro anche il deputato e coordinatore del versante ovest dell’Isola della Lega di Salvini, Alessandro Pagano, per il quale «l’attenzione che abbiamo verso la problematica armena è di assoluto valore internazionale, perché siamo memori di un passato. Non dimentichiamo la persecuzione subita da questo popolo nel 1915, sappiamo bene che nonostante il negazionismo del neo impero ottomano di Erdogan ci furono oltre un milione di persone massacrate in una logica di annessione e soprattutto di pulizia etnica, culturale e religiosa. Noi – prosegue il parlamentare – non possiamo dimenticarlo, perché le persecuzioni ci sono sempre state nella storia del mondo, però averla avuta in maniera così clamorosa in un Paese europeo deve rappresentare un monito per tutti, affinché non si ripresentino più. La Lega che fa dell’appartenenza ai territori, alle identità, alla propria cultura e tradizione una ragione di vita è attentissima a questo tipo di problematiche, memore che ciò potrebbe accadere di nuovo. Il segnale d’allarme che vuole lanciare la Lega- conclude- è che qua sta accadendo qualcosa di anomalo: nell’attuazione del suo neo colonialismo il presidente turco, che vuole rappresentare due miliardi e mezzo di islamici del mondo, si è reso conto della debolezza strutturale dell’Europa. Un fenomeno che si è già verificato negli anni ’30, quando il Vecchio Continente è diventato oggetto di depredazione da parte della Germania di Hitler».

Foto © Umberto Santoro – Francesco Guarneri

Non tutti i presenti erano leghisti, come il medico cardiologo Francesco Guarneri, che da anni segue con attenzione le vicende armene. «Non è possibile – spiega – che ancora nel 2020 le controversie vengano discusse bombardando civili, ospedali, scuole, gente che ha una propria struttura statale, ma che ancora la comunità internazionale si ostina a non riconoscere. Hanno un Parlamento, un presidente della Repubblica e un premier e in questi ultimi trent’anni hanno costruito un apparato degno di uno Stato. Il ricorso alle armi non è mai la soluzione. L’altro ieri a Stepanakert, capitale dell’Artasakh è stato bombardato l’ospedale materno-infantile, realizzato con i pochi mezzi a loro disposizione. Siamo qui per far sentire la nostra vicinanza al popolo armeno del Nagorno-Karabachk, desideriamo che sappiano che noi condanniamo l’operazione di sostituzione etnica in atto, ribadendo il nostro interesse affinché le istituzioni, comprensibilmente concentrate come sono a fronteggiare la pandemia, non dimentichino chi in questo momento soffre per la guerra. Parlo pure da medico che in questi terribili giorni sta in trincea».

In collegamento da Roma Tsovinar Hambardzumyan, ambasciatrice della Repubblica d’Armenia in Italia, ha espresso la sua gratitudine alla città: «Palermo per me è diventata una città speciale, perché ho saputo che il 28 ottobre il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno di solidarietà e di riconoscimento della Repubblica di Artsakh. Desidero manifestare la mia profonda gratitudine a tutti coloro che si sono impegnati per la promozione di questo atto. Sono giorni molto drammatici – prosegue – per il popolo armeno. Dalla mattina del 27 settembre l’Azerbaijan, con il sostegno incondizionato della Turchia e di mercenari terroristi internazionali, bombarda la capitale e tutte le altre città e i villaggi di Artsakh (Nagorno-Karabakh). Hanno distrutto le infrastrutture civili di vitale importanza, chiese, scuole, ospedali, gasdotto e la centrale elettrica, usando anche armi non convenzionali. Cari amici, la  vostra solidarietà per noi è particolarmente importante oggi, nelle attuali condizioni di minaccia per l’esistenza fisica degli armeni dell’Artsakh. L’unico modo per salvare la popolazione e per mettere fine alla guerra è il riconoscimento internazionale dell’indipendenza della regione. E voi in questo senso avete già dato un contributo inestimabile alla causa».

Foto © Umberto Santoro – Manifestazione per la difesa dei diritti del Nagorno-Karabakh

L’ordine del giorno del Consiglio comunale cittadino cui fa riferimento l’ambasciatrice Hambardzumyan,  impegna il sindaco e la sua giunta ad attuare tutte le azioni amministrative e politiche al fine di chiedere «alle autorità nazionali il riconoscimento della Repubblica dell’Artasakh (l’Italia è fra i membri del Gruppo di Minsk dell’Osce, ndr), quale atto di civiltà che può portare non solo all’attuazione di un’azione giusta, ma soprattutto la fine di un silenzio che a lungo sta diventando un atto di complicità con i criminali». Quindi, il Consiglio esprime la sua solidarietà  ma anche la ferma condanna «dell’aggressione azera nei territori» dell’autoproclamata Repubblica dell’Artasakh. In effetti, quella del riconoscimento dell’indipendenza della regione al confine con Armenia, Azerbijan e Iran, rimane una questione insoluta. La stessa madre patria Armenia non l’ha ancora riconosciuta ufficialmente, perché erano già in corso i negoziati. «Riconoscere l’indipendenza – spiegano dall’ambasciata armena- significherebbe determinare in anticipo l’esito delle trattative e quindi mettere fine ai negoziati stessi. L’Armenia considera ancora  la possibilità di risolvere il conflitto attraverso trattative di pace».

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Nasce a Palermo. Laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli studi del capoluogo siciliano, master in Giornalismo e comunicazione pubblica istituzionale, è giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera di giornalista, scrivendo di sprechi, inadempienze nella Pa e di temi ambientali per il Quotidiano di Sicilia, ha collaborato per alcuni anni col Giornale di Sicilia, svolto inchieste e approfondimenti su crisi libica e questione curda per Left, per poi collaborare alle pagine Attualità e Mondo di Avvenire, dove si è occupata di crisi arabo-siriana e di terrorismo internazionale. Ha collaborato col programma Today Tv 2000, l’approfondimento dedicato all’attualità internazionale. Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano nel 2017.

  • Hasmik
    3 Novembre 2020 at 17 h 08 min

    Thank you 🙏

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