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In Kirghizistan difficile andare in vacanza sul lago per colpa del coronavirus

In Kirghizistan, Paese ex sovietico al confine con la Cina, i casi conclamati di COVID-19 sono stati finora 28.251, di cui un migliaio i decessi, su una popolazione di circa 6 milioni 300mila persone. Le infezioni sono distribuite tra la capitale Bishkek e le regioni, tuttavia mentre nella capitale la situazione si va stabilizzando, in periferia i casi sono in aumento anche per colpa del ritardo con cui i cittadini si rivolgono per chiedere aiuto.

Per quanto riguarda le guarigioni, invece, è in corso un piccola diatriba sul numero di coloro che sono stati salvati. Mentre il Centro operativo nazionale per la lotta al coronavirus ha dichiarato fino a questo momento 14.766 individui guariti, il Ministero della Salute ha già in due occasioni emesso un dato inferiore dell’1,5% circa. Fanno fede i dati raccolti dal Centro operativo, dunque pare trattarsi semplicemente di un errore di trascrizione da parte del Ministero, che però così si è “dimenticato” di più di 150 persone

La limitazione più difficile da accettare per i kirghisi è certamente quella inerente alla stagione balneare iniziata in una delle località turistiche più rinomate e frequentate del Paese e dell’Asia centrale in generale, Russia compresa: il lago salato Ysyk-Köl, un piccolo mare incastonato fra alte montagne, che grazie alle sue spiagge e al suo clima particolare rappresenta una notevole fonte di introiti per l’economia kirghisa. Dopo aver inizialmente pensato di ristabilire i trasporti pubblici per andare sul lago, il governo ha mantenuto le restrizioni e non ha fatto sapere quando intende revocarle.

Le autorità locali si sono dichiarate dispiaciute dal comportamento dei villeggianti che si sono recati sul lago con mezzi propri, e che non rispettano le misure di contenimento raccomandate, come per esempio indossare la mascherina nei punti maggiormente frequentati e mantenere laAsia distanza; alcuni di loro hanno inoltre detto di non credere affatto all’esistenza del COVID-19.

Per aiutare le piccole e medie imprese, il governo kirghiso ha stanziato 4,2 miliardi di som, equivalenti a circa 47 milioni euro, devoluti per metà dal Ministero delle Finanze e per metà dalla Banca nazionale con il tramite di alcune banche commerciali. L’obiettivo del programma è di riportare stabilità economica e sociale risollevando le attività imprenditoriali, alle quali i fondi verranno concessi come credito, ad esempio, per l’acquisto di materie prime o per il rinnovamento dei mezzi lavorativi, e anche come rifinanziamento di precedenti crediti.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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