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Il ‘tiro alle Regioni’ nuovo sport nazionale. Scuola, psicodramma all’italiana sul rientro a scuola differito per territori, che però è simile in tutta l’UE

Da quando è iniziata la pandemia, il giornalismo italiano non ha perso occasione per dilettatasi nel nuovo sport nazionale: “il tiro alle Regioni”. Le Regioni, ree di dare risposte disomogenee alle istanze che il Covid-19 via via gli poneva di fronte. Emblematica l’apertura de “La Stampa“, dello scorso martedì 5 gennaio, che a tutta pagina tuonava: “Scuola, caos nelle riaperture. La triste fotografia di un Paese diviso. Così va in pezzi il diritto allo studio“. Il quotidiano di Torino sceglie addirittura come attacco del suocorsivodi riadattare l’incipit di una nota serie di barzellette nostrane, e scrive: “Uno studente toscano, uno campano e uno veneto. Non è l’inizio della barzelletta, sull’italiano furbo, ma la realtà del sistema scolastico” e rievoca nello stesso pezzo, a firma di Viola Ardone, che il rientro differito per Regione violerebbe addirittura la Costituzione, portando l’Italia a precipitare nuovamente in una politica rinascimentale.

Ecco, questo modo di rappresentare la politica italiana, sempre con toni catastrofici e grotteschi, è figlia di quell’autolesionismo tafazziano tipico di gran parte della grigia intellighenzia costruita dal ’68 in avanti. Una massa di esaltati “groupie“, sempre pronti a erigere statue dai piedi d’argilla in onore delle mode del momento, in particolare se provenienti dall’estero, e velocissimi ad assumere i ruoli di rottamatori, con sprezzo quasi giacobino, per demolire quelle stesse icone da loro costruite con fiumi di inchiostro e di parole. Non deve quindi stupire che il regionalismo o il federalismo che per tutti gli anni Novanta aveva monopolizzato le prime pagine dei principali quotidiani italiani e tenuto in ostaggio i telespettatori con ore e ore di arringhe di professori ed esperti, che beavano i modelli autonomisti austriaco, svizzero, tedesco e statunitense, è ora diventato il nuovo mostro da abbattere. Un pungiball sul quale abbattere tutte le ‘sfighe’ del Paese. Come se qualsiasi sistema, qualsiasi modello di assetto istituzionale non abbia pro e contro. Ed ecco che per il giornalismo italiano non esistono opinioni ponderate, così come sugli spalti allo stadio vige il tifo. Se a questi difetti si aggiunge che oggi attaccare il sistema regionale ha delle evidenti implicazioni partitiche, diciamo nella maggior parte dei casi non allineate alle preferenze degli editori che pagano loro lo stipendio, ecco servita questa stagione di “caccia alle Regioni”. Proveremo allora noi a svestirci dal ruolo di tifosi e a guardare, come nostra abitudine, a quanto sta avvenendo in Europa, non tanto distante dall’Italia proprio al riguardo della riapertura delle scuole. Anche perchè il problema della riapertura delle scuole è un caso in tutto il Vecchio Continente e non solo nel Belpaese.

In Germania i Länder in ordine sparso sulla scuola

Il quotidiano tedesco Handelsblatt dedica un lungo articolo al riguardo, sottolineando già dal titolo come “Nel caos federale gli stati federali seguono strade diverse e lasciano molti genitori confusi“. Ma siamo in Germania o in Italia? A leggere il titolo non pare vi sia molta differenza… Cambia solo il tenore del pezzo, che è concentrato non sul fallimento di un modello (peraltro in questo caso si attacca il Governo centrale e si constata come i Länder si stiano semplicemente sostituendo), bensì sul disagio di studenti e genitori. L’articolo racconta la storia di una famiglia di Berlino: “Sebbene da metà dicembre fosse chiaro che la scuola elementare della figlia sarebbe stata chiusa nella prima settimana di scuola, cioè che non ci sarebbero state lezioni faccia a faccia, la scuola non ha ricevuto informazioni sull’orario esatto della scuola fino a domenica sera. E quindi i genitori che lavorano non hanno avuto la possibilità di pianificare le proprie teleconferenze di lavoro“. Per Handelsblatt la Conferenza dei Ministri dell’Istruzione e degli Affari Culturali (KMK), che si era riunita virtualmente lunedì, non avrebbe potuto fare altrimenti “in considerazione del numero ancora elevato di infezioni“. Ecco quindi che in Germania il ritorno alle lezioni in presenza dovrebbe avvenire in più fasi: prima le classi da 1 a 6, quindi le lezioni alternate dalla classe 7 e infine le lezioni frontali di nuovo per tutti. Ricorda nulla al lettore italico?

Foto – La Cancelliera tedesca Angela Merkel parla
con il ministro dell’Istruzione Anja Karliczek (AP)

Anche in Germania ogni Land la pensa diversamente. Il Baden-Württemberg vuole riaprire rapidamente almeno le scuole primarie. Un pugno di paesi, invece, ha già deciso di non portare i bambini a scuola per almeno una settimana. La maggior parte di loro, tuttavia, attende di vedere cosa verrà deciso domani tra i capi dei Governi locali e il Cancelliere. Susanne Eisenmann (CDU), ministro dell’Istruzione e degli Affari culturali del Baden-Württemberg, vuole riaprire gli asili nido e le scuole elementari dall’11 gennaio, se possibile. Tuttavia, non ha ripetuto il suo precedente annuncio (“indipendentemente dall’incidenza“). Eisenmann ha sottolineato che l’insegnamento digitale “praticamente non è possibile“, soprattutto con i bambini più piccoli. Inoltre, molti bambini, soprattutto provenienti da contesti socialmente svantaggiati, purtroppo non hanno ricevuto alcun sostegno nell’apprendimento dai genitori. E molti studi hanno dimostrato “che i bambini fino a dieci o dodici anni contribuiscono in misura significativa al processo di infezione in meno rispetto agli adulti“.

In Renania-Palatinato, invece, le scuole rimarranno sicuramente in formazione a distanza almeno fino al 15 gennaio – lo Stato lo aveva già stabilito all’inizio del blocco. In questo modo, i genitori avrebbero almeno “sicurezza nella pianificazione“, ha affermato il primo ministro Malu Dreyer (SPD). L’unica eccezione si applica alla fase di maturità, che tradizionalmente inizia prima nella Renania-Palatinato che altrove. A Brema e Amburgo, genitori e alunni devono prendere le proprie decisioni: la frequenza obbligatoria sarà sospesa fino alla fine della prossima settimana. Il primo ministro della Turingia Bodo Ramelow (a sinistra) ha annunciato che, a causa degli alti tassi di contagio nel Paese, il blocco sarà esteso fino al 31 gennaio – esplicitamente anche nelle scuole e negli asili nido. Ma vengono offerte cure di emergenza. Simile la posizione del ministro dell’Istruzione dello Schleswig-Holstein Karin Prien (CDU) che vorrebbe per il momento tenere chiuse le scuole, ma non ha ancora preso una decisione. “In considerazione dell’incidenza dell’infezione e della situazione dei dati incerti, sono molto scettica sull’apertura delle scuole nelle lezioni faccia a faccia l’11 gennaio“, ha detto al quotidiano “Bild“. Tutti gli altri paesi non hanno preso alcuna predeterminazione e sono in attesa delle decisioni del Primo Ministro con il Cancelliere. In Baviera, ad esempio, significa semplicemente che “non ci sarà sicuramente un’apertura completa di tutte le classi da lunedì”. L’ex manager delle risorse umane di Siemens Janina Kugel ritiene inaccettabile l’incertezza. “Se le scuole rimangono chiuse a causa della pandemia, l’insegnamento digitale deve essere obbligatorio. Ovunque. Mettere ordini di lavoro sulle piattaforme non è una lezione“, ha twittato.

La Gran Bretagna addita le scuole come luogo di contagio

Nel Regno Unito, dove la pandemia di Covid-19 sta scatenando il caos, il dibattito sulla riapertura delle scuole si è trasformato in controversia. Il governo con Boris Johnson ha inizialmente preso una decisione caso per caso, elencando le scuole primarie autorizzate a riaprire nelle aree più colpite, inclusa la capitale Londra. Inchinandosi alle critiche, le autorità hanno finalmente annunciato che tutte le scuole sarebbero rimaste chiuse, due giorni prima dell’inizio dell’anno scolastico. Lo scorso lunedì mattina, il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon ha anticipato Johnson e ha annunciato che la riapertura delle scuole e dei centri educativi nel territorio da lei governato, prevista per il 18 gennaio, sarebbe stata rinviata al prossimo mese di febbraio, con revisione a metà mese.

Gli esperti britannici – come raccontato dal quotidiano francese Le Figarò – hanno chiarito in un recente rapporto al Governo il ruolo preoccupante dei bambini e delle scuole nella circolazione del virus. L’apertura di scuole e college giocherebbe un ruolo significativo nell’accelerare l’epidemia nel Paese. Il gruppo SAGE (acronimo di Scientific Advisory Group on Emergencies) avverte anche che gli adolescenti di età compresa tra 12 e 16 anni ora hanno sette volte di più la probabilità di introdurre il coronavirus in una famiglia rispetto a quelli sopra i 17 anni. Il ruolo dei bambini sotto i dodici anni è più debole, ma resta importante, ed è infatti a scuola, o in attività correlate, che avviene la contaminazione. Queste conclusioni, pubblicate il 31 dicembre, sono un aggiornamento dei precedenti pareri di questo consiglio scientifico sul ruolo delle scuole e dei bambini nell’epidemia. Gli scienziati si basano sull’osservazione degli effetti della chiusura delle scuole durante le vacanze scolastiche in Inghilterra alla fine di ottobre (vacanze di metà semestre). Quindi osservano un calo della contaminazione nei gruppi di età più giovani e una ripresa verso l’alto dopo il ritorno in classe.

Questa opinione scientifica britannica è del tutto in linea con le più recenti conoscenze scientifiche sull’argomento“, ha affermato Antoine Flahault, epidemiologo e professore di sanità pubblica all’Università di Ginevra. “Ora sappiamo che i bambini, che molto raramente presentano forme gravi di Covid, svolgono ancora un ruolo importante nella diffusione della malattia. Sono anche portatori del virus, hanno la stessa carica virale degli adulti e sono quindi contaminanti quando sono a scuola, in circostanze in cui i gesti di barriera sono difficili da rispettare“. Se all’inizio della pandemia si avevano pochi dati al riguardo derivava dal fatto che nella prima ondata non si erano sondati i minorenni. “All’inizio non facevamo molti esami e li abbiamo riservati ai malati, di solito gli anziani. Successivamente, anche con più test, non abbiamo fatto molte diagnosi su queste fasce di età, poiché molto raramente presentavano sintomi. A questo si aggiunge il fatto che il tampone nasofaringeo per il test PCR è molto scomodo e difficile da eseguire nei più piccoli“.

Gli scienziati britannici sono stati in grado di rimuovere le incertezze grazie a studi a più livelli, tra cui una campagna di test sierologici svolta in diverse scuole. Questi test cercano anticorpi che segnano la contaminazione con il coronavirus, anche se non ha innescato i sintomi. L’altro elemento che consente il monitoraggio dei livelli di contaminazione è una serie di indagini sierologiche settimanali effettuate in tutta l’Inghilterra. Questo monitoraggio mostra che è nella fascia di età compresa tra 12 e 16 anni che la prevalenza del coronavirus è ora la più alta in Inghilterra. E questo rapporto non tiene conto ancora delle conseguenze del nuovo ceppo del virus inglese. Secondo i calcoli della London School of Hygiene and Tropical Medicine (LSHTM), questa mutazione del virus sarebbe più contagiosa (dal 50 al 70%), anche per i giovani sotto i 20 anni.

Intanto si stanno moltiplicando le richieste di dimissioni per il ministro dell’Istruzione inglese Gavin Williamson, definito addirittura dal Guardian come ‘inetto, sbadato, tribale‘ per le sue continue inversioni a U e soprattutto per le sue decisioni spesso sconfessate dal premier Johnson.

Foto – Il ministro dell’istruzione inglese Gavin Williamson

Francia, riapertura tra la rabbia e la paura dei genitori. Pronto l’allungamento delle vacanze in febbraio

La Francia come raccontato da Le Figaro, insieme a Portogallo, Spagna e Svizzera è uno degli Stati europei che ha scelto di mantenere aperte le sue scuole all’inizio dell’anno scolastico all’inizio di gennaio. Circa la metà dei Paesi ha ritardato di diversi giorni il rientro in classe o ha optato per la chiusura parziale delle scuole e il ricorso all’istruzione a distanza. Il ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquer intervistato da Europe 1 ha già messo le mani avanti evocando un rallentamento delle vacanze invernali in caso di terza ondata. Una ipotesi avvalorata dall’epidemiologo Antoine Flahault. Il Governo starebbe valutando tre settimane di vacanza a febbraio come un possibile scenario? Se intende mantenere le scuole aperte il più possibile, Jean-Michel Blanquer ha dichiarato martedì a Europe 1, che il prolungamento delle vacanze invernali era uno dei possibili “scenari” in caso di terza ondata: “Per definizione , dobbiamo tenere conto degli sviluppi che non sono ancora noti. Sarebbe possibile. Ma il mio scenario preferito è sempre quello di mantenere i calendari così come sono in modo che gli studenti si trovino nella migliore situazione possibile“.

Il mio scenario preferito – prosegue Blanquerè sempre quello di mantenere i calendari così come sono in modo che gli studenti si trovino nella migliore situazione possibile. Ma se dovessimo, saremmo in grado di fare cose del genere (prolungare la pausa invernale). Per definizione, dobbiamo tenere conto degli sviluppi che non sono ancora noti. La scuola è fondamentale per tutti i bambini e non andare a scuola è molto dannoso per i bambini. A livello educativo, ovviamente, ma anche a livello sociale e anche a livello sanitario. È molto probabile che le misure nelle scuole differiranno da regione a regione. Nella Francia orientale, il virus sta circolando sempre di più da dicembre e ha costretto il governo a mettere in atto un coprifuoco anticipato dalle 18:00 in quindici dipartimenti. Saranno loro a decidere (anche in questo caso si noti nessuno che si stracci le vesti)”.

Foto – Il ministro dell’Istruzione francese Jean-Michel Blanquer

Myriam Menez, presidente della Federazione dei genitori degli studenti della pubblica istruzione di Val-de-Marne, è preoccupata per questa eventualità che “complicherebbe la vita delle famiglie”. E poi come saranno accuditi i bambini? Le autorità locali dovranno offrire tre settimane di centri ricreativi? Questo è desiderabile per i bambini? No“. Altra questione aperta in Francia è che queste vacanze sarebbero “suddivise in zone, moltiplicando i problemi“, aggiunge. Non metteremo in congedo tutti gli studenti contemporaneamente ”. Anche il professor Yazdan Yazdanpanam ammette. “L’apertura delle scuole è un argomento delicato e complesso. C’è indubbiamente contaminazioni nelle scuole ma possono essere controllabili” come peraltro avvenuto con “il contenimento di novembre” ha mostrato “che possiamo controllare l’epidemia con le scuole aperte”. D’altra parte anche il Consiglio nazionale di pediatria francese tramite il suo presidente Robert Cohennon ha raccomandato, “almeno allo stato attuale“, di chiudere le scuole, indica al parigino il suo. Ma, nella misura in cui la mutazione inglese del virus lo rende più contagioso, “i giovani infetteranno più persone”, nella loro cerchia familiare oa scuola, ha sottolineato il professore.

La paura però tra le famiglie è altissima. Come raccontato sempre da Le Figarò i genitori sono preoccupati per la circolazione del virus dopo le vacanze al rientro a scuola a Parigi. “Mio marito è fragile, abbiamo fatto di tutto per limitare i rischi durante le vacanze. Ma che senso ha fare il Natale in quattro persone, se è così che mia figlia finisce in una classe di 30 ragazzi?”, chiede la mamma di una studentessa. Nella strada accanto, Natacha S. osserva gli ingressi dell’asilo e chiama il piccolo Jean, che come al solito ha il naso che cola. “Il gomito quando starnutisci!” “Sarà un terreno fertile per le culture”, teme l’insegnante. “Gli studenti erano con le loro famiglie, c’era un misto di persone provenienti da tutta la Francia. Eppure, riprendiamo come se nulla fosse accaduto“.”L’inizio dell’anno scolastico avrebbe potuto essere anticipato meglio, con test massicci prima di tornare in classe, o un protocollo sanitario rafforzato“, ammette Sophie Vénétitay, professoressa SES in un college di Essonne e deputata del sindacato SNES-FSU. “Le istruzioni arrivano sempre all’ultimo momento, il che dà una sensazione di improvvisazione. Dobbiamo proteggere a monte per evitare di dover chiudere in poche settimane“.

Foto – Il ministro dell’Istruzione spagnolo María Isabel Celaá Diéguez 

La Spagna, senza un modello unico per la riapertura delle scuole

In Spagna, come raccontato dal quotidiano iberico 20 Minutos, la decisione della riapertura delle scuole è compito dei diversi governi autonomi, poiché le competenze vengono trasferite e sono i dirigenti regionali che devono stabilire se mantenere o posticipare la data di rientro a scuola. Una posizione chiarita dal ministro dell’Istruzione catalano Salvador Illa. Ad esempio, la Catalogna già a metà dicembre aveva annunciato che rinviava il ritorno alle aule l’11 gennaio e non l’8 gennaio, come inizialmente previsto.  notizia che numerosi esperti hanno chiesto tramite una lettera inviata al Dipartimento della Salute che il rientro a scuola degli studenti previsto per lunedì 11 gennaio, venga ritardato ulteriormente a causa dell’aumento dei contagi e della possibile presenza in Catalogna del ceppo britannico Tra i firmatari del documento vi sono l’infettologo Oriol Mitjà, il fisico Àlex Arenas e il genetista Salvador Macip. Questa richiesta pare però per ora non trovare sponde da parte del governo autonomo. Il direttore generale dei Centers Públics d’Educació, Josep Cambray, nelle dichiarazioni a Catalunya Ràdio, ha chiarito di non prendere in considerazione di ritardare l’apertura oltre l’11 gennaio visto che gli esperti avevano già sconsigliato l’apertura a settembre e poi l’esperienza è stata un successo. Dal ministero spiegano che “per rendere le scuole più sicure, saranno fatti tra l’11 gennaio e il 29 gennaio test PCR su 170.000 professionisti dell’istruzione di tutti i centri educativi del paese“.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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