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Il Sudafrica affronta la seconda ondata di Covid-19. Scatta il divieto di vendita di alcolici

Il Sudafrica ha una popolazione di 60 milioni di persone, di cui più di un milione sono stati contagiati dal coronavirus e quasi 30mila sono deceduti a partire dal 3 gennaio dell’anno scorso (dati ufficiali OMS). Ora però il Paese sta affrontando la cosiddetta seconda ondata, ma è meno preparato di quanto non lo fosse alla vigilia della prima: è ciò che afferma la SAMA, associazione dei medici sudafricani, che denunciano lo scarso impegno nell’approntare le attrezzature necessarie e nel mettere in campo un numero sufficiente di dottori e personale sanitario. Da Crossroads, un’azienda locale fornitrice di apparecchiature di una multinazionale, fanno sapere che non si tratta tanto delle carenze ospedaliere, quanto dell’incredibile aumento di richiesta di ossigeno: un +600% a cui non è possibile dare immediato seguito. Intanto, nella provincia del KwaZulu-Natal sono morte per Covid-19 quattro infermiere. Dunque, vuoi per mancanza di materiali, vuoi per carenza di personale (morto “in trincea”) gli ospedali sudafricani sono sull’orlo del collasso. Il presidente Cyril Ramaphosa ha dichiarato che un vaccino sarà pronto nel secondo trimestre del 2021, mentre altri quattro sono in fase di test.

L’Associazione sudafricana dei produttori di alcolici ha dichiarato che la cittadinanza si è adeguata diligentemente al divieto di vendita in vigore fino al 15 gennaio, come restrizione relativa al “livello 3” di lockdown. È stato notata la riduzione in ospedale delle vittime degli incidenti dovuti all’uso di alcol, che durante le feste erano solitamente in numero altissimo. Tuttavia, il problema degli alcolici illegali permane in maniera seria nel KwaZulu-Natal, provincia nella parte sudorientale del Sudafrica. Il premier Sihle Zikalala ha messo in guardia coloro che smerciano alcolici a dispetto del divieto nazionale, definendoli “nemici del nostro progresso” e annunciando una proposta “take or leave it”: o la smettete subito o verremo a prendervi.

I lavori del Parlamento sudafricano sono proceduti a rilento negli ultimi mesi: a dicembre erano in stallo ben 32 disegni di legge. Tra di essi ve ne sono alcuni arrivati dal Consiglio dei Ministri per l’approvazione dell’Assemblea nazionale e la firma del presidente Ramaphosa, come quello per la regolamentazione dell’uso privato della cannabis e per l’aumento della severità delle condanne penali, in particolare per i reati a sfondo sessuale e la violenza domestica. La criminalità e la violenza diffusa restano anche nel 2021un’emergenza seria in Sudafrica. Ha destato scalpore il caso di una ragazza gettata fuori da un taxi durante un tentativo di rapina a Port Elizabeth (città fra le più popolose del Paese e denominata “The Friendly City”). Secondo la ricostruzione della polizia, è stato il tassista stesso a rapinare due passeggere, di cui una morta nella caduta dal veicolo in corsa. E rimane per il momento senza colpevoli l’assassinio di Joseph Mabuza, il portavoce del dipartimento provinciale della sicurezza, ucciso da un furgone che lo ha investito mentre andava in bicicletta. A due anni dal fatto, la famiglia di Mabuza si dichiara insoddisfatta della lentezza con cui procedono le indagini: si pensa che il colpevole sia riuscito agevolmente a scappare all’estero a Eswatini (una volta conosciuto come Swaziland). Il portavoce della polizia Donald Mdluli ha pregato i familiari di avere ancora pazienza e ha aggiunto che ora almeno si conosce l’identità del principale sospettato.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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