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Il presidente della Filippine ignora le condanne europee sul rispetto dei diritti umani e tira dritto per la sua strada

Sempre sotto i riflettori della stampa internazionale, additato come colpevole di violazioni dei diritti umani, il presidente filippino Rodrigo Duterte non fa nulla per tirarsi indietro dalle polemiche, anzi persegue la sua politica autonoma senza fare sconti. A occuparsi del governo filippino ora c’è anche il Parlamento Europeo, che a larghissima maggioranza ha votato una risoluzione per esprimere la sua “profondissima preoccupazione per la situazione dei diritti umani che si sta rapidamente deteriorando” nel Paese asiatico. La votazione riguardava in particolare la detenzione della senatrice Leila De Lima, trattenuta in carcere da tre anni in base ad accuse dubbie e a testimonianze di parte. I senatori di minoranza del Parlamento filippino hanno dichiarato la loro gratitudine e il loro apprezzamento per la posizione presa da quello Europeo, considerata “un’aggiunta gradita” al crescente numero di personalità dentro e fuori dall’arcipelago che condannano il trattamento subito dalla De Lima.

Nei fatti, la maggior parte delle violazioni commesse dal governo filippino riguardano la lotta contro la droga. Duterte è stato criticato fin dal suo insediamento nel 2016 per essersi espresso con decisione contro le ingerenze americane (in particolare dell’amministrazione Obama) nelle questioni interne del suo Paese e per aver intrapreso una guerra spietata al traffico di stupefacenti che da anni devasta la società. Questa lotta finora ha richiesto il ricorso esteso alla violazione dei diritti umani dei criminali che importano e vendono droga nelle Filippine: l’esempio più eclatante sono certamente le esecuzioni extragiudiziali degli spacciatori, implicitamente permesse o persino attivamente promosse da “Rody” Duterte. Già qualche mese dopo il aver iniziato il suo mandato, aveva infatti confermato ai microfoni della BBC di aver personalmente ucciso tre criminali quando era sindaco di Davao City, aggiungendo – in risposta alla domanda di una giornalista che gli chiedeva se questo fatto lo rendesse adatto al ruolo di presidente – che i terribili problemi che affliggono le Filippine richiedono proprio la sua determinazione per sconfiggere i “signori della droga” a tutti i costi, anche con la violenza. Ed è di pochi giorni fa la notizia che durante una sparatoria, la polizia ha ucciso il ricercato n.2 della regione di Calabarzon, che faceva parte del cartello della droga dell’area metropolitana della capitale Manila.

Tuttavia, Duterte è capace pure di gesti a sorpresa: ha perdonato (quindi di fatto azzerando la pena ancora da scontare) il marine americano Joseph Scott Pemberton, detenuto dal 2015 per aver ucciso una donna.

Ancora per quanto riguarda la condanna del Parlamento Europeo alla politica del governo filippino, Strasburgo ha al tempo stesso minacciato di revocare i privilegi commerciali con le Filippine, se queste non attueranno le Convenzioni internazionali sui diritti umani. Harry Roque, portavoce del presidente, ha invitato il Parlamento Europeo a procedere serenamente nella sua decisione di annullare tali concessioni. Il ragionamento di Roque è tanto semplice quanto severo: “proprio nel bel mezzo di una pandemia riceviamo la minaccia di veder diminuire le nostre esportazioni, ma a questo punto cosa abbiamo ancora da perdere? Se l’UE vuole davvero danneggiarci, lasceremo che vedano il nostro popolo soffrire a causa loro”. In realtà, la situazione economica attuale dell’arcipelago appare piuttosto buona. Dopo anni di chiusure in perdita, per il 2020 si prevede un conto delle partite correnti in surplus, grazie al minor deficit delle transazioni internazionali: naturalmente a causa della pandemia sono diminuite le esportazioni, ma le importazioni dall’estero sono scese molto di più, generando un risultato positivo.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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