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Il parlamento tunisino ha approvato il nuovo governo, il terzo in meno di un anno

Il Parlamento tunisino ha approvato il governo designato dal primo ministro Hichem Mechichi, la terza amministrazione del paese in meno di un anno. Al termine di una seduta interminabile di 15 ore, iniziata martedì, il Parlamento tunisino ha votato in nottata, con 134 voti a favore e 67 contrari su 217, la fiducia alla squadra del premier Mechichi, dominata da tecnocrati indipendenti. Il Gabinetto è formato da 25 ministri e tre segretari di Stato, tra cui sette donne ed un cieco – il primo nella storia della Tunisia – il cui lavoro sarà soggetto a monitoraggio periodico per valutare le prestazioni del governo e garantire il raggiungimento degli obiettivi, secondo quanto riferito dal Primo Ministro in aula illustrando le cinque priorità della sua squadra: fermare l’emorragia delle finanze pubbliche, razionalizzare debito e spesa pubblica, ripristinare la fiducia degli investitori e sostenere gli investimenti, riformare il settore pubblico, proteggere le classi svantaggiate.

L’ex ministro degli interni Mechichi sostituisce Elyes Fakhfakh, rimasto al potere per soli cinque mesi prima di rassegnare le dimissioni al capo dello Stato Kais Saied, in seguito alle crescenti pressioni dell’opposizione e del gruppo islamista Ennahda su un sospetto caso di conflitto d’interessi e malaffari. Il 46enne Mechichi si è impegnato ad attuare politiche considerate fondamentali per rivitalizzare un’economia già in lotta, dipendente dal turismo e che è stata duramente colpita dalla pandemia di coronavirus. Il Primo Ministro ha riunito i ministeri delle Finanze, degli Investimenti e dell’Economia in un unico dipartimento guidato dall’economista liberale Ali Kooli, amministratore delegato della Arab Banking Corporation in Tunisia. Dopo il voto, Mechichi ha dichiarato che il suo Governo sarà in grado di “andare avanti” a condizione che non rimanga impantanato nelle tensioni politiche.

Prima della sessione, che si è svolta nel mezzo di una lotta per l’influenza tra il presidente Kais Saied ei principali partiti, Mechichi ha difeso le sue nomine in un discorso ai legislatori. Ha indicato che il deterioramento della situazione nel Paese nordafricano richiede figure competenti che possano intervenire rapidamente ed efficacemente per trovare soluzioni ai vari problemi e sfide. “La formazione del governo arriva in un momento di instabilità politica e la pazienza del popolo ha raggiunto il limite”, ha avvertito. Il nuovo governo si concentrerà su “questioni sociali ed economiche e risponderà alle urgenti preoccupazioni dei tunisini”, ha aggiunto.

Mechichi dopo le critiche iniziali ha ottenuto il consenso di Ennhadha, il cui leader Rashid Ghannouchi è già alla guida del Parlamento, di Qalb Tounes, il gruppo di Riforma nazionale, Tahya Tounes ed altri. Hanno votato no, la coalizione al Karama, Echaab ed Ettayar (Gruppo democratico), ed altri. Il Pdl di Abir Moussi ha annunciato un’opposizione costruttiva. Nonostante il discreto margine di voti a favore ottenuti – il minimo era 109 su 217 – con un parlamento frammentato come quello fuoriuscito dalle ultime elezioni, con nessuna forza al di sopra del 25%, sarà comunque necessario un continuo lavoro di ricerca di ampi consensi per portare avanti le riforme programmate.

Il parlamento tunisino è profondamente diviso e molti parlamentari erano arrabbiati per il fatto che Mechichi abbia aggirato le principali fazioni politiche nella costituzione del suo gabinetto. Il Primo Ministro, avvocato di formazione ed uomo di fiducia del presidente Kais Saied, ha nominato giudici, accademici, funzionari pubblici e dirigenti d’azienda ai Ministeri. Ennahdha, fino all’ultimo ha insistito per un governo “politico” che riflettesse l’equilibrio dei partiti e delle fazioni in aula. Solo poche ore prima del voto, i sedicenti democratici musulmani, allineati al pensiero estremista di Turchia e Qatar, hanno dichiarato che avrebbero appoggiato Mechichi nonostante le riserve. Abdelkarim Harouni, presidente del comitato consultivo di Ennahdha, ha detto che il partito offrirà il suo sostegno vista la difficile situazione del Paese ma cercherà poi di sviluppare e riformare questo governo.

La Tunisia rappresenta una rara storia di successo per le rivolte della Primavera araba che hanno sconvolto il Nord Africa ed il Medio Oriente nel 2011. Dopo aver rovesciato il presidente di lunga data Zine El Abidine Ben Ali, la Tunisia ha intrapreso un processo democratico positivo, ma costellato da una grave crisi sociale ed economica, con un tasso di disoccupazione ufficiale al 18 per cento, e necessita di nuova assistenza dal Fondo monetario internazionale e dai partner europei. In seguito ad un incremento delle partenze indipendenti, l’Italia di concerto con l’Unione europea, ha promesso alla Tunisia aiuti per 11 milioni di euro in cambio di un rafforzamento del controllo delle frontiere. Molti tunisini sono convinti che queste elargizioni di denaro vadano ad arricchire solamente dello Stato, e chiedono invece la realizzazione di progetti a sostegno dell’economia, dell’occupazione e dello sviluppo del territorio, soprattutto nella regione meridionale, spesso origine dei flussi migratori. Tra le prime sfide che il nuovo Governo dovrà affrontare, non a caso, i sit-in di al-Kamour che minacciano la chiusura totale delle compagnie petrolifere nel profondo sud del Paese. L’economia tunisina, dipendente principalmente dal turismo già messa a dura prova da una serie di sanguinosi attentati terroristici a partire dal 2014, ha visto un crollo del 21,6% nel secondo trimestre del 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, a causa dell’emergenza coronavirus. Ad influire maggiormente, la chiusura delle frontiere con la vicina Libia. 

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