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Il lockdown ha ridotto la Cambogia alla fame: associazioni umanitarie critiche verso ONU e governo cambogiano

Per la Cambogia si parla ormai apertamente di crisi umanitaria indotta non dal coronavirus, ma dalle misure restrittive prese dal governo. A dirlo è Brad Adams della sezione asiatica della Human Rights Watch, che ricorda come più di 150mila cambogiani siano sull’orlo della fame perché di fatto rinchiusi nelle “zone rosse” da più di un mese. Critiche da parte delle associazioni umanitarie vengono rivolte non soltanto al governo del Paese, ma anche alle Nazioni Unite, ritenute troppo lente nell’azione di aiuto alla popolazione. Su 16 milioni di abitanti, a partire dal 3 gennaio 2020 il COVID-19 ha ucciso persone 150 persone e ne ha contagiate meno di 22mila, ma la curva dei contagi è salita moltissimo dalla fine del febbraio scorso: il governo ha così reagito con pesanti misure di contenimento, ma non sta dando la possibilità a gruppi locali e globali come Amnesty International di portare assistenza alle persone di seria difficoltà per mancanza di cibo e di lavoro; anzi, un portavoce del governo ha persino definito “bugiardi” i cittadini che hanno detto ai giornalisti di Al Jazeera di non avere abbastanza da mangiare. E sempre Brad Adams della Human Rights Watch chiede che l’ONU pretenda pubblicamente di poter fornire insieme ad altre ONG aiuti umanitari ai cambogiani che vivono nelle zone rosse: “(le Nazioni Unite) dovrebbero insistere per avere il permesso di farlo in quanto parte del loro mandato e per assicurarsi che il governo assolva ai suoi obblighi legali sui diritti umani affinché ognuno abbia accesso al cibo e alle cure mediche e alle altre necessità”.

La coordinatrice residente dell’ONU Pauline Tamesis replica dicendo che le Agenzie della Nazioni Unite hanno speso dal 2020 più di 100 milioni di dollari nel Paese e che hanno effettivamente chiesto di entrare nelle zone rosse per dare assistenza. Sam Rainsy, leader dell’opposizione in esilio dal 2016 in Francia, già condannato in contumacia più volte con l’accusa di voler rovesciare il governo, ha ricevuto adesso un ordine di arresto per aver “incitato” i cambogiani a disobbedire al lockdown dichiarato nella capitale Phnom Penh e nelle zone circostanti. Secondo la corte che ha emesso l’ordine di arresto, le frasi incriminate, pronunciate da Rainsy durante un’intervista alla stazione radiofonica Radio Free Asia, potrebbero generare seri problemi di sicurezza nazionale: ha criticato il governo per non aver dato aiuto agli abitanti, gli sforzi per alleviare la situazione dei contagi sono pieni di episodi di corruzione, e infine i cambogiani “hanno più paura di morire di fame che di COVID-19”. In circostanze simili, la prima vittima a livello economico è il turismo. Nel primo trimestre del 2021 la Cambogia ha visto un calo del 93,9% nell’afflusso dall’estero rispetto allo stesso periodo del 2020: da gennaio a marzo sono arrivati via terra o in aereo (ma non via mare) meno di 71mila turisti, di cui quasi la metà dalla Thailandia, poi un terzo dalla Cina e gli altri da Vietnam, Indonesia e Corea del Sud.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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