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Il lento declino della Germania alla prova del post Merkel

Nella notte del 25 ottobre, intorno alle 2:40 secondo la ricostruzione di un guardiano, sono stati lanciati degli ordigni incendiari contro la sede dell’Istituto Robert Koch a Berlino, organizzazione responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive in Germania. A compiere il gesto sono state delle persone a volto coperto. Il lancio delle bombe molotov contro la facciata dell’edificio ha solo provocato un piccolo incendio in una stanza della sede dell’istituto. L’Istituto Koch e il suo direttore, Lothar Wieler, sono da tempo al centro delle critiche dei movimenti negazionisti tedeschi nei confronti della pandemia di coronavirus e quindi non si esclude la matrice politica. Se non è ancora chiaro chi ha commesso il fatto, è evidente però come da alcuni mesi la Germania viva un momento di grande appannamento politico dovuto probabilmente anche alla fine ‘dell’Era Merkel’. Di fronte a un confuso passaggio di consegne per la manifesta mancanza di leader carismatici alternativi e statisti riconosciuti a livello internazionale, l’ossatura granitica teutonica pare iniziare a scricchiolare.

Al rinnovo del Parlamento tedesco manca ormai poco meno di un anno. La Cdu è data come primo partito, ma è in calo. Pesa su di essa la cattiva gestione del dossier immigrazione e un ascensore sociale che sembra non riuscire più a funzionare come durante i primi governi Merkel, dove anzi le disparità e diseguaglianze all’interno della società tedesca sono diventate sempre più evidenti, acuite dalla pandemia. La Germania unificata, che celebra i suoi primi trent’anni, è vero che non è più separata materialmente ed ideologicamente da un Muro, ma corre il rischio di erigerne uno ancor più subdolo, come quello delle nuove povertà. Emergono infatti sempre più grandi differenze nel reddito procapite tra le due vecchie Germanie. La disoccupazione dei lander orientali si aggira attorno al 10%, contro una media nazionale del 6,2%. Pensando che i lander dell’Ovest dal 1990 finanziano quelli dell’Est dove vivono 13milioni di abitanti contro i 70milioni dell’Ovest, e che tale sostegno economico verrà a interrompersi dal 2023, c’è da domandarsi quali effetti avrà sulla tenuta sociale del Paese. Una delle conseguenze immediate, secondo analisti e media tedeschi, potrebbe essere un rafforzamento degli estremismi, in particolare quello di destra. Il partito ultranazionalista Alternative für Deutschland nei sondaggi sta calando a livello federale, ma ad est in molti lander è il primo o il secondo partito. 

Sarà un caso che nonostante la pandemia sia stata gestita meglio che altrove visto che i morti hanno raggiunto la quota di 10mila, solo in questi giorni la società tedesca è sempre più inquieta? Ogni fine settimana sono in migliaia a scendere in piazza per protestare contro le misure antivirus del governo. Rabbia e malcontento crescono sempre di più tra la popolazione della capitale e soprattutto nelle città dei lander orientali. In questa situazione di emergenza i tedeschi dell’Est si sentono ancora una volta trattati come cittadini di serie B. Nelle loro Regioni si rischia una crisi profonda, peggiore del dopo-Muro. 

In quest’ottica sarà fondamentale vedere chi riuscirà a prendere la guida della Cdu. Tra i contendenti ad annunciare la propria discesa in campo oltre Armin Laschet, presidente della Renania, molto vicino alle posizioni dei verdi ma anche molto equilibrato (tanto da candidarsi come successore naturale delle politiche avviate nei quattro mandati di Merkel), vi è invece storico rivale della Cancelliera Friedrich Merz, che aveva lasciato la politica per perseguire la sua carriera professionale da dirigente in aziende come Bosch, BlackRock e la società calcistica del Borussia Dortmund, per poi tornarenel 2018 tentando senza successo di insidiare la corsa verso la leadership di Kramp-Karrenbauer, il “delfino” designato della Merkel. Oggi Merz torna come liberista, atlantista di ferro, rigorista sui conti pubblici, anti-russo e pronto a riportare la Cdu ad essere un punto di riferimento anche per gli elettori di destra. Se la leadership andasse a lui, sarebbe messa profondamente in discussione la piattaforma politico-programmatica attualmente messa in campo dal Governo federale. In particolare, si avrebbe un appiattimento delle politiche europee alle esigenze americane con un ulteriore irrigidimento dei rapporti con la Federazione Russa, che potrebbe indurre Mosca a preferire un asse economico e geopolitico sempre più serrato con Pechino. Un’ipotesi tutt’altro che campata in aria, visto che lo stesso presidente Putin si è detto possibilista al riguardo, date le continue provocazioni subite da Ue e Nato in sede di rapporti con le Repubbliche ex sovietiche. Una situazione del genere non gioverebbe alla Germania neppure sotto il profilo del suo futuro energetico, poiché un una vittoria di Merz potrebbe bloccare la realizzazione del gasdotto North Stream 2, con la conseguenza di trovarsi ostaggio delle richieste americane sul gas liquefatto. Insomma, la corsa alla successione di Merkel potrebbe portare serie conseguenze a livello non solo nazionale, ma soprattutto continentale, determinando un indebolimento dell’Ue.

Anche sul fronte internazionale la Germania sembra essere in difficoltà. Il 16 ottobre scorso, l’attivista e architetto iraniano-tedesca per i diritti delle donne Nahid Taghavi, dal 2003 cittadina tedesca a tutti gli effetti, è stata arrestata nella sua casa di Teheran e imprigionata ad Evin. Da allora Berlino non è riuscita con la sua rete diplomatica a far sì che familiari e avvocati prendessero contatti con lei, neppure per portarle dei medicinali. E pensare che la Germania ha difeso l’Iran dall’applicazione di nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti per la questione della corsa al nucleare: anche un fatto relativamente minore come questo dimostra che la Germania inizia a contare meno sullo scacchiere internazionale. E una Berlino debole si traduce in una Bruxelles debolissima.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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