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Il forum di dialogo politico libico a Tunisi, tra grandi aspettative e scetticismi

Si è aperto lunedì mattina a Tunisi, nella suggestiva cornice dell’Hotel Four Seasons a Gammarth a nord della capitale, il Libyan Political Dialogue Forum. L’evento, facilitato dalla Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ed in presenza della rappresentante speciale ad interim del Segretario generale delle Nazioni Unite, Stefanie Williams, riunisce settantacinque personalità libiche in rappresentanza delle varie forze, regioni e diversità etniche del Paese nordafricano martoriato dal protratto conflitto civile che nel 2011 ha portato al rovesciamento del regime del colonnello Muammar Gheddafi. Stephanie Williams, che si accinge a lasciare il suo ruolo, il presidente della Repubblica Tunisina, Kais Saied, hanno aperto ufficialmente i lavori, mentre il Segretario Generale ONU, Antonio Guterres, ha registrato un suo discorso per l’occasione. Il Forum, ha spiegato Williams domenica, ha l’obiettivo di mettere fine alla fase di transizione attraverso le elezioni ed un Governo unificato in grado di servire gli interessi di tutti i libici.

Foto – Presidente Tunisia Kais Saied

Il presidente Kais Saied parlando ai settantacinque partecipanti ha riaffermato la necessità che la Libia rimanga unita e sovrana, confermando l’impegno del suo Paese per tutelare il popolo vicino e fraterno. Si è detto orgoglioso di ospitare questo forum, descrivendolo come “preludio a una nuova legittimità che nasce dalla volontà del popolo libico”. Saied ha affermato che “il nostro popolo libico è tra i popoli più omogenei al mondo e riesce, con la volontà dei suoi figli, a superare tutte le difficoltà e gli ostacoli, armonia e sintonia che possono essere raggiunte rapidamente quando le forze esterne non interferiscono”. Ha continuato, dicendo che “il nostro popolo in Libia ha una lunga storia politica che risale a prima di Cristo, e purtroppo la Libia ha sbagliato molto nella ricerca scientifica relativa alle organizzazioni che conosceva nel corso dei secoli e dei secoli, e la prima costituzione fu redatta nella città di Cirenaica nel 1949 per il Governatorato di Cirenaica, e la repubblica di Tripoli fu la prima del suo genere nel mondo arabo. I suoi fondatori sono fedeli al Nobile Corano a fare di me stesso e dei miei soldi un sacrificio per il mio paese, e di essere un nemico del suo nemico e un amico del suo amico. Non ho visto una sezione o un testo come questo che è stato scritto e letto nella città di Masallata!”.

L’adesione alla legittimità internazionale è resa necessaria dalla fede nella legge, ma questa legittimità è limitata nel tempo, deve essere sostituita dalla legittimità derivante solo dalla volontà dei libici, e forse è utile in questo contesto prestare attenzione alla legge elettorale che metterete in atto. Alla soluzione desiderata e può persino complicare la situazione”. Ha avvertito il presidente, lanciando poi un suggerimento ai delegati libici: “Mi permetto, essendo uno di voi, di suggerirvi che tutti coloro che guideranno la fase transitoria aderiscano al testo della legge temporanea o della costituzione come vorreste che fosse il nome, che non corresse. Chi gestirà la fase transitoria non correrà per le istituzioni che saranno costituite nella prossima Costituzione, né per la presidenza né per l’appartenenza al Consiglio o al Parlamento, in quanto tale divieto legale può proteggere tutti da tensioni prolungate, e quindi nessuno può trarre vantaggio da una posizione o responsabilità per servire questo o quel partito”.

Il presidente della Repubblica Tunisina ha proseguito: “una delle ragioni del successo di questo forum, e non certo da meno, è quella di mettere in atto una costituzione in Libia, e questo non è difficile. Metteremo tutte le nostre capacità a vostra disposizione affinché raggiungiate una costituzione temporanea per questa fase di transizione, al fine di stabilire la costituzione permanente per la Libia. È anche necessario fissare date precise per le elezioni, in modo che esca la volontà del popolo libico alle urne. Dopo che i proiettili sono stati zittiti e le armi sono state raccolte, così che nessuna forza armata rimanga al di fuori della legittimità libica”. Il Forum rientra nell’ambito del processo di Berlino e degli sforzi internazionali per raggiungere una soluzione pacifica alla crisi libica. Stephanie Williams, inviata dell’Onu, ha evidenziato che l’inclusività è alla base del dialogo politico in corso, ricordando che “la Missione ha imparato dalle iniziative precedenti, lo abbiamo visto con Parigi, Palermo ed Abu Dhabi, che i dialoghi che non includono tutte le forze in campo falliscono”. L’accordo politico firmato a Skhirat alla fine del 2015 resta il quadro legale di base per questo round di negoziati. 

L’ambasciatore tedesco in Libia, Over Owcha, ha elogiato lo svolgimento del Forum politico libico a Tunisi, affermando che la Germania deve essere orgogliosa di aver sostenuto il processo di Berlino, che ha aperto la strada ad un cessate il fuoco permanente. L’ambasciatore ha sottolineato in un tweet lunedì il messaggio del presidente tunisino Kais Saied e del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che il forum rappresenta una opportunità di unità e accordo tra i libici, senza interferenze straniere. Al contrario, di quanto avvenuto in iniziative precedenti, il Libya Political Dialogue Forum non vede la partecipazione di delegazioni straniere, ma resta un tavolo per soli libici, chiamati ad una responsabilità storica: decidere un Consiglio presidenziale ed un Governo per tutti. Il nuovo esecutivo resterà in carica per diciotto mesi, il tempo necessario per garantire lo svolgimento di legittime elezioni. Sul tavolo delle trattative anche temi di interesse nazionale, legati alla sfera dei diritti umani, dell’economia e della sicurezza.

A tal proposito Williams ha ricordato che il Comitato militare congiunto, formato da cinque altri ufficiali del GNA e cinque del Libyan National Army, durante gli incontri a Ginevra e Ghadames, ha concordato un cessate il fuoco permanente, chiedendo l’uscita di tutte le forze e mercenari stranieri dal territorio libico entro un periodo massimo di tre mesi. Il Comitato ha anche chiesto una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza. L’inviata ONU ha auspicato che questo spirito serva da esempio per i partecipanti al Forum di Tunisi. Ha rivelato inoltre che il Comitato dei Dieci supervisionerà l’uscita di combattenti stranieri e mercenari dalla Libia ed inizierà i propri lavori nella città di Sirte nei prossimi giorni. Le forze di polizia, che dovranno proteggere l’area che si estende da Sirte ad Al-Jufrah, saranno formate dai Ministeri degli Interni dell’ovest e dell’est del Paese, mentre i sottocomitati lavoreranno per disarmare e garantire che le intese non vengano violate.

Foto – Mabrouk Abu Hamid

Resta comunque un clima di scetticismo nei confronti del dialogo politico, come spiega ai nostri microfoni Mabrouk Abu Hamid, presidente del Consiglio tribale di Warshefana. “I dialoghi politici che si stanno svolgendo ora sono tentativi che non porteranno a un risultato reale, ed equivale a mettere il carro davanti ai buoi. Mi aspetto che non ci saranno risultati sul campo e nessun governo avrà successo, non ci saranno elezioni eque e non ci sarà riconciliazione nazionale a meno che i termini dell’accordo militare non vengano applicati”. Ha dichiarato il leader tribale, sottolineando che “solamente dopo che il comitato 5+5, si potrà passare al resto delle tracce. Qui, chiediamo come funzionerà il governo proposto, che avrà sede in Sirte, e come ogni ministro svolgerà il suo lavoro…Può il ministro della Salute, ad esempio, fare visite ispettive agli ospedali di Tripoli senza essere esposto alla violenza delle milizie? Lo stesso vale per il resto dei membri del nuovo Governo”. Mabrouk Abu Hamid ha ribadito che “il resto dei binari e la formazione del Governo devono essere rinviati fino a quando il fascicolo militare e di sicurezza non sarà completato, e il ritorno degli sfollati alle loro abitazione garantito in sicurezza”. Scetticismo anche nei confronti dei settantacinque rappresentanti selezionati da UNSMIL. “I partecipanti al dialogo devono essere riconsiderati perché gli invitati ora non rappresentano tutte le correnti politiche e le entità sociali, tenendo conto della componente di sfollati e rifugiati, sia della regione orientale che di quella occidentale. Il comitato dovrà affrontare molti file in modo che i risultati siano positivi, ma quanto sta accadendo ora complicherà ulteriormente la scena e prolungherà la crisi, aumentando e prolungando la sofferenza dei cittadini”.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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