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Il Fondo Monetario Internazionale continuerà ad aiutare l’Ucraina?

Le finanze dell’Ucraina sono in difficoltà: si avvicinano scadenze che potrebbero mettere a rischio la tenuta del budget statale di Kiev. In particolare, provoca timore la scadenza di settembre con più di 100 miliardi di grivnie da pagare. Ma già in questo mese di giugno il governo ha dovuto trovare 60 miliardi per il debito interno e quasi 17 per quello estero. E resta il problema di appianare il debito contratto con il Fondo Monetario Internazionale, a cui entro fine 2021 dovrà ridare 1,7 miliardi di dollari. Il punto è: dove e come trovare questi soldi?

Rivolgersi nuovamente all’FMI o ad altre organizzazioni internazionali per farsi dare ulteriori fondi sembra una strada poco praticabile. Se da un lato al Paese viene garantita da parte dell’Unione Europea (almeno a parole) la volontà di aiutare finanziariamente, dall’altro sussistono dei fattori che frenano il flusso costante di questi aiuti. L’agenzia Fitch, lo scorso inverno, aveva dato una “B” al rating del Paese, accompagnata da un outlook stabile. Quest’ultimo elemento positivo è motivato dalle aspettative per un graduale consolidamento fiscale e per la prosecuzione delle politiche macroeconomiche, che finora sono state di supporto alla stabilità delle finanze durante la crisi del coronavirus del 2020; unite alla possibilità di emettere eurobond e alla disponibilità di liquidità interna, hanno permesso a Kiev un certo spazio di manovra per poter ritardare di altri sei mesi l’esame dello “SBA”, l’accordo di stand-by del Fondo Monetario Internazionale. Tuttavia, a detta di Fitch, pesano pure fattori come la debolezza della posizione del governo, la probabile scarsa implementazione delle sue politiche legislative e giuridiche, e la poca liquidità a fronte di un grosso debito estero. L’FMI, in cambio degli aiuti, vuole che vengano attuate determinate riforme, miranti alla stabilità finanziaria e alla sostenibilità economica del Paese, ma è proprio qui che l’agenzia vede elementi di dubbio quali la difficoltà di approvare leggi anti-corruzione e di impostare una riforma giudiziaria. E purtroppo non sarebbe la prima volta che l’Ucraina non può o non vuole rispettare gli impegni presi per l’attuazione di riforme contro la corruzione: già nel 2016 l’allora presidente dell’FMI Christine Lagarde aveva lanciato un aspro monito al Paese con cui minacciava di fermare il programma di salvataggio da 40 miliardi di dollari, nel caso in cui il governo non avesse provveduto a lottare con più decisione ontro la corruzione. D’altra parte, il mondo del business ucraino comprende bene come la cooperazione con l’FMI sia la chiave per il successo economico di Kiev, perché il rispetto delle condizioni imposte dal Fondo è un segnale estremamente positivo verso tutta la comunità internazionale, nonché un requisito indispensabile per i prestiti futuri. Comunque, secondo gli analisti, al momento l’FMI potrebbe concedere una tranche da 700 milioni di dollari, che a sua volta sbloccherebbe i prestiti dalla Banca Mondiale e dalla UE: il problema è che anche sommati, tutti questi fondi sono comunque una “coperta corta” che non riesce a riempire i buchi di bilancio.

Nel frattempo, alla Verchovna Rada, il parlamento ucraino, 35 deputati hanno presentato un disegno di legge per la ristrutturazione del debito nazionale nei confronti dell’FMI. La proposta ha inquietato quest’ultimo al punto che il vice direttore esecutivo per l’Ucraina, Vladislav Rashkovan, ha messo in guardia i politici con una sorta di lettera aperta contro le conseguenze di una tale legge, che potrebbe condurre al default dell’Ucraina. Nel caso in cui Kiev non pagasse le prossime scadenze, l’FMI andrebbe a intaccare le riserve auree e valutarie della Banca nazionale ucraina (NBU); ma anche se queste riserve possono in teoria saldare i debiti, l’Ucraina verrebbe considerata in default per il fatto stesso non di aver pagato, con la conseguente interruzione di tutti i programmi di aiuto in atto e l’impossibilità di ricevere altri prestiti. Così, per evitare questa spiacevole prospettiva, Rashkovan invita il Paese a proseguire senza deviazioni lungo la linea tracciata dal programma di prestiti concessi dall’FMI e poi dalla Banca Mondiale e dall’Unione Europea.

Da parte sua, il governatore della NBU Kyrylo Shevchenko aveva affermato lo scorso aprile che la Banca centrale non tiene nemmeno in considerazione l’ipotesi di non poter continuare ad accedere ai mezzi finanziari elargiti dall’FMI. Shevchenko dice che i suoi prestiti potrebbero essere sospesi momentaneamente oppure ritardati, con un conseguente rallentamento della crescita economica del Paese, ma nel frattempo la Banca potrebbe trovare fondi sul mercato locale e su quelli esteri oppure piazzare degli Eurobond. E allora, a quanto pare, l’Ucraina potrebbe rivolgersi ai mercati finanziari esteri. Il problema è che questi prestiti, pur non richiedendo al governo di attuare delle riforme difficili, costano cari in senso letterale e rappresentano un’arma a doppio taglio: meno riforme e maggiore debito si possono trasformare infatti in una miscela micidiale,che renderebbe l’Ucraina più debole politicamente sia al suo interno che verso l’esterno. Così, se nel breve periodo il governo potrebbe appianare alcuni debiti con l’aiuto di prestiti dai mercati, dall’altro accumulerebbe una massa di problemi che prima o poi gli cadrebbero addosso.

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