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Il Coronavirus polverizza le ultime macerie dell’Europa e dell’Occidente

Questo maledettisimo virus non sta solamente mietendo migliaia di morti in tutto il mondo, lasciando solo in ginocchio l’economia reale, ma soprattutto sta polverizzando le ultime macerie dell’Europa e dell’Occidente. Altro che Brexit, altro che sovranismi, altro che guerra sociale delle fake news.

L’arrivo del coronavirus nel Vecchio Continente sta dimostrando, a beneficio di coloro che nutrivano ancora dei dubbi, che l’Unione Europea non è mai esistita – e mai esisterà – se non sulla carta: dentro essa, infatti, non si trova alcuna forma di solidarietà tra gli Stati membri. Bruxelles avrebbe dovuto procedere in modo compatto, prendendo decisioni comuni e riunendo i migliori scienziati di tutti i Paesi per fronteggiare insieme l’emergenza: ma non ha potuto farlo perché è troppo attenta a non disturbare i grandi poteri economici, invece che a tutelare la vita dei cittadini. 

Quindi ha lasciato che gli Stati membri si muovessero in ordine sparso, svelando involontariamente come essi siano tante isole alla deriva. E i risultati sono sotto i nostri occhi.

Altro che populismo, il vero nemico dell’Europa sono l’egoismo e l’invidia che si annidano nei gangli vitali dell’Eurocrazia: il Covid-19 ha solo fatto emergere in modo lampante queste contraddizioni. Appena uno Stato “fanalino-di-coda” come l’Italia ha visto esplodere il focolaio di contagi, allora gli altri Stati forti e generosi, quelli che di solito tifano per l’Europa unita, l’hanno lasciata sola. Gli Stati confinanti addirittura hanno progettato di isolare la nostra Penisola, ed è stata più che un’ipotesi lo stop al trattato di Schengen.

Emblematico il blocco unilaterale dell’Austria al trasporto ferroviario per il Brennero, rientrato poi soltanto dopo alcune convulse ore nelle quali probabilmete Bruxelles si è resa conto che la scelta di Vienna (in parte condivisa anche da Parigi) avrebbe costituito un pericolosissimo precedente. La paralisi del traffico verso il resto del continente avrebbe causato una frattura insanabile coi cittadini italiani, riaccendendo l’entusiasmo per “l’Ital-exit”, che avrebbe coagulato le intenzioni degli elettori in modo trasversale. Tuttavia, le prese di distanza verso l’Italia da parte di numerosi Stati europei, che ci hanno per l’ennesima volta “sgridato” perché avremmo dovuto fare di più e di meglio, restano oramai stampate nella memoria di moltissimi concittadini. E non solo nella loro testa: anche in quella degli altri cittadini europei, che ora sapranno che lo stesso trattamento può essere riservato a uno qualunque dei Paesi membri specialmente se più debole degli altri in quel frangente.

Accanto al codardo fuggi-fuggi c’è poi il cinismo di quegli Stati che per giorni hanno finto che da loro non ci fosse alcun contagio. Svetta l’ipocrisia britannica: nei media inglesi si parlava di virus da settimane, ma i conteggi ufficiali restavano a zero. Ecco quindi che adesso, come per magia, spuntano mini-focolai anche in Francia, Germania e Spagna, quasi sempre causati da quegli untori degli italiani. Siamo o non siamo il parafulmine preferito delle nazioni progredite? A testimoniare che cosa pensano dell’Italia ci sono le copertine di Charlie Hebdo, Der Spiegel, The Economist… Ma stavolta a uscirne con le corna rotte saranno quelli che minimizzano il coronavirus dicendo che è una normale influenza, pur sapendo perfettamente che la malattia uccide le fasce deboli della popolazione con percentuali devastanti.

Viene spontaneo domandarsi che civiltà possa essere quella che pensa solo al profitto e non da il giusto peso alla difesa della vita di ogni suo cittadino, che sia anziano, povero o infermo. E non è da meno una parte del mondo scientifico, che si ostina a raccontare la favola di una influenza un po’ più forte del solito. Comunque, dietro a ogni morto c’è un nome, una storia. Ma per gli eurocrati chi se ne importa: è il PIL che deve crescere, sono i debiti che bisogna pagare, gli impegni economici da onorare, questo è ciò che conta per loro. A Bruxelles sono terrorizzati dall’influenza che presunti eserciti di hacker eserciterebbero sui cittadini europei, i quali poi smetterebbero di accettare i diktat del comitato centrale non-eletto della UE. E invece a mettere in crisi il castello di carte è un’influenza vera, causata da un “piccolo” virus che mostra a tutti la decadenza di questa Europa.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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