I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

Il conflitto di Nagorno Karabakh e i crimini di guerra

Da più di venti giorni continuano i combattimenti su larga scala lungo tutto il confine dell’Artsakh (Nagorno Karabakh). Le due tregue umanitarie finalizzate allo scambio di prigionieri e corpi delle vittime concordate tra l’Armenia e l’Azerbaijan sono fallite e da giorni si denuncia una crisi umanitaria in Artsakh. Il Governo armeno ha denunciato la deliberata violazione della tregua da parte dell’Azerbaijan e ha ribadito la propria adesione all’accordo eppure l’Azerbaijan con il pieno sostegno della Turchia sembra di non voler fermarsi. La comunità  internazionale continua a fare appelli ad un immediato cessate il fuoco non affrettandosi a prendere misure effettive per fermare  l’Azerbaijan e nel frattempo si assiste  agli orribili crimini di guerra perpetuati dalle truppe azere nel territorio dell’Artsakh. 

Sin dal primo giorno della guerra scatenata dall’Azerbaijan lo scorso 27 settembre le forze armate azere bombardano gli insediamenti civili, gli ospedali e le scuole prendendo di mira i civili, tra cui donne, bambini ed anziani. Il Difensore dei diritti umani dell’Artsakh, Artak Beglaryan ha denunciato che in queste settimane sono stati uccisi più di 30 persone e più di 100 sono rimasti feriti. Sono stati presi di mira anche medici e giornalisti, alcuni di loro rimasti feriti durante i bombardamenti nei giorni precedenti.

Il Governo armeno ha denunciato che le forze armate azere impiegano armi vietate secondo le leggi internazionali come bombe a grappolo o missili a lungo raggio che possono causare disastri umanitari ed ambientali. L’utilizzo delle bombe a grappolo di fabbricazione israeliana è stato confermato anche da Amnesty International: Denis Krivosheev, capo ad interim di Amnesty International per l’Europa e l’Asia centrale ha ribadito ancora una volta che “l’uso di bombe a grappolo in qualsiasi circostanza è vietato dal diritto internazionale umanitario”.

I crimini di guerra commessi in questi giorni dall’esercito azero sono oltre l’immaginabile. Le atrocità commesse contro i soldati armeni come l’umiliazione e l’esecuzione degli ultimi vengono filmate e i filmati vengono successivamente pubblicati sui social network. Il 15 ottobre il difensore dei diritti umani Arman Tatoyan ha dichiarato di essere in possesso di due video  che “illustrano il trattamento disumano e crudele dei prigionieri di guerra da parte dei militari azeri” aggiungendo che “nei video i militari azeri umiliano al massimo i prigioneri di guerra e poi li uccidono brutalmente con estremo cinismo. Il comportamento e il linguaggio dei militari sono pieni di odio”. 

Pochi giorni dopo Tatoyan ha denunciato l’enesimo crimine di guerra. Alcuni militari azeri dopo aver decapitato un soldato armeno hanno chiamato al fratello dell’ultimo umiliandolo e invitandolo a guardare la pagina dell’Instagram del fratello. Successivamente hanno potuto accedere al profilo Instagram della vittima dove hanno pubblicato le immagini della decapitazione. E` doveroso notare che l’autenticità dei fatti è stata confermata: un crimine di guerra che deve essere punito secondo le norme internazionali.

Il volto disumano dell’esercito azero non è una scoperta recente in quanto si è assistiti ad atrocità simili anche in passato . Ricordiamoci di Karam Sloyan soldato di nazionalità yezida dell’esercito armeno decapitato dai militari azeri nel 2016 quando la testa mozzata della vittima è stata esibita dai soldati azeri e il video messo su internet.  Ricordiamoci dell’anno 2004 quando a Budapest è stato brutalmente ucciso l’ufficiale armeno Gurgen Margaryan mentre dormiva. Margaryan frequentava un corso organizzato dalla NATO nell’ambito del programma “Partenariato per la pace” ed  è stato ucciso con l’ascia da Ramil Safarov ufficiale azero, nonchè compagno di corso di Margaryan. Nel 2012 Safarov è stato estradato in Azerbaijan  dove è stato accolto come un eroe nazionale e graziato dal Presidente Ilham Aliev. Zeynab Khanlarova, membro del Parlamento dell’Azerbaijan ha dichiarato: “Safarov non è soltanto un eroe dell’Azerbaijan. Lui è un eroe internazionale” confermando ancora una volta che uccidere un armeno è considerato un puro atto di erosimo in Azerbaijan. Da notare che il Partito nazionale-democratico gli ha conferito il premio “Uomo dell’anno 2005”.

L’odio verso gli armeni non si manifesta soltanto attraverso l’esecuzione dei prigioneri armeni. Spesso ne rimangono vittime i civili innocenti assasinati a casa propria dai militari azeri. Il 10 ottobre violando il cessate il fuoco alcune truppe azere hanno tentato a penetrare a Hadrut, una cittadina dell’Artsakh. Durante questa operazione militare sono stati uccisi 5 civili tra cui una donna e il figlio disabile che al momento si trovavano nella propria abitazione. Una tragedia simile è avvenuta nell’aprile del 2016 quando i militari azeri esono entrati nell’abitazione di una famiglia armena a Talish uccidendo due anziani che non erano riusciti a fuggire. E’ doveroso mettere in evidenza il fatto che ancor oggi questi crimini di guerra rimangono impuniti.  

Questi sono esempi calzanti di quanto lontano possa arrivare l’odio seminato ed alimentato incessantemente dai vertici governativi azeri. L’odio al quale assistiamo da decenni è  la parte integrante della propaganda azera. L’Azerbaijan ha sempre utilizzato una retorica basata sull’odio verso il popolo armeno che sembra di essere l’unico colpevole per tutte le disgrazie del popolo azero. Per placare le proteste nel paese e per distogliere l’attenzione del popolo azero dalla crisi economica, dalle violazioni dei diritti umani e dal regime corrotto della dinastia Aliev il conflitto dell’Artsakh rimane l’unica carta da giocare.

Gli esperti denunciano che  l’odio smisurato verso gli armeni è un pericolo che tende a diventare incontrollabile. Si nota come sui social media siano in costante aumento i discorsi di odio e insulti che umiliano la dignità umana. Ad esempio migliaia di utenti azeri non nascondono la propria gioia parlando delle vittime armene.

 Come ha dichiarato il difensore dei diritti umani Tatoyan “l’odio contro l’etnia armena ha radici profonde e gode del sostegno dello Stato. Dal primo giorno degli attacchi militari la diffusione dell’odio e la richiesta di trattamenti crudeli e uccisioni sono diventate più coordinate, culminando in volumi eccessivamente pericolosi”. 

Sullo sfondo di tutto questo suonano vuote se non assurde le parole del Presidente Aliev di garantire una convivenza pacifica tra i due popoli una volta stabilito il controllo sul territorio dell’Artsakh. Nessuno può dubitare di ciò che spetterebbe in quel caso agli abitanti dell’Artsakh: la totale pulizia etnica che non risparmierebbe nessuno. Il conflitto dell’Artsakh non è una questione territoriale bensì esistenziale ed il popolo dell’Artsakh  non può che avvalersi del proprio diritto alla vita diffendendolo dalla politica espansionistica turco-azera.

Condividi questo post

Nata nel 1982, abita a Yerevan. Laureata in Lingue Straniere all'Università di Bologna e da anni sono impegnata nel diffondere la lingua e cultura italiana in Armenia. Insegna lingua italiana all'Università Brusov di Yerevan e all'Università Americana in Armenia. Collabora anche diversi giornali armeni e italiani  scrivendo articoli  sull'attualità armena ed italiana.

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password