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Il Commissario del Lavoro Ue tuona contro Germania e Paesi Bassi. Non si possono lasciare paesi stagnare nella miseria

L’ipotesi lanciata ieri in un editoriale dal quotidiano statunitense Washington Post di una possibile Italexit deve aver preoccupato qualcuno a Bruxelles, se oggi sul quotidiano tedesco Handelsblatt Nicolas Schmit, Commissario per il lavoro e i diritti sociali, ha rilasciato un’intervista in cui ha tuonato come non sia possibile permettere che alcuni Paesi membri escano dalla recessione incolumi e altri rimangano impantanati nella miseria. Dipendiamo troppo l’uno dall’altro per permettercelo. Il politico lussemburghese poi osserva: dobbiamo assicurarci che l’Europa non si dissolva. Il mondo post pandemia non sarà sicuramente più quello di prima, si riorganizzerà: quindi abbiamo bisogno di un forte mercato unico europeo. E questo funziona ed è credibile solo se lavoriamo tutti insieme e solo con spirito solidale.

Il Commissario UE non usa mezzi termini in merito alle dichiarazioni di chiusura, espresse in queste settimane, da Germania e Olanda verso le politiche solidali nei confronti dei Paesi che più hanno subito gli effetti del coronavirus. La solidarietà – attacca Schmit – non è mai a senso unico. Vorrei ricordare a Germania e Paesi Bassi di dare un’occhiata verso quali Paesi esportano e, allo stesso tempo, chiederei loro di analizzare dove e perché sorgono delle eccedenze delle bilance commerciali. Abbiamo bisogno di solidarietà, una solidarietà non alla cieca e gratuita ovviamente, ma una solidarietà vera fondata su progetti di investimento credibili altrimenti sarà ovvio che daremo ragione ai populisti in tutta Europa. Una disoccupazione che minaccia di salire ben oltre il 10%, con i giovani che sicuramente saranno tra i più colpiti e che rischiano di restare a spasso per molto tempo, deve necessariamente portare tutti gli Stati membri a comprendere che è indispensabile unire le forze e attivare grandi progetti di investimento per riattivare i motori produttivi dei Paesi più deboli e salvare il mercato unico.

Schmit, sollecitato sull’argomento, affronta anche il tema dei salari minimi. Tutti i Paesi dovrebbero pensare quale sia il limite massimo di divario salariale. La Commissione non può imporre nulla, ma detteremo delle raccomandazioni che speriamo siano accolte in tutti i Paesi. D’altra parte – come rimarcato dal Commissario al Lavoro Ue – se c’è una cosa che ha dimostrato questa crisi sono gli investimenti nel sociale e la garanzia di salari equi.

Non è un caso che questa intervista venga rilasciata a pochi giorni dalla videoconferenza che si terrà giovedì per discutere di un “Fondo per la ricostruzione” capace di movimentare fino a 1,5 trilioni di euro da aggiungere al bilancio UE. La Germania ha più volte rifiutato le proposte del Governo italiano che vorrebbero finanziare il Fondo con obbligazioni UE, nei quali tutti i Paesi rispondono in solido. Le parole del ministro dell’Economia Peter Altmaier sono state sprezzanti in merito: si tratta di una discussione fantasma, che non esiste. Il nodo del contendere resta che il governo federale vorrebbe una responsabilità parziale, proporzionata alla quota tedesca di produzione economica nell’Unione. Questo criterio chiaramente penalizzerebbe in modo unilaterale proprio i Paesi che più hanno subito gli effetti della pandemia, tra tutti Italia, Spagna, Grecia e Francia, oltre che alcuni Paesi dell’Europa centrale come Polonia e Ungheria.

Handelsblatt dedica una lunga analisi sui rapporti tesi tra Italia e Germania. Arriva a dire che un rapporto peggiore tra i due Paesi non si osservava dai tempi del dopoguerra. Il quotidiano non nasconde forti preoccupazioni al riguardo, riportando come sia stato recentemente rilasciato un tweet della Regione Lombardia (visto oltre 150mila volte), che ringrazia numerosi Stati dall’Albania all’Australia, dagli USA alla Cina, dalla Turchia alla Svizzera, ma escludendo la Germania, e questo nonostante 43 malati gravi siano stati trasportati a Berlino per essere curati senza onere alcuno per lo Stato italiano e con la Merkel che ha inviato 7 tonnellate di aiuti. Come se non bastasse, c’è stato l’attacco sulla Süddeutsche Zeitung del premier Giuseppe Conte, che in un’intervista ha dichiarato come molti Paesi siano concentrati soltanto sul proprio vantaggio. Il surplus tedesco è superiore alle regole dell’Ue e così facendo la Germania non funge da locomotiva dell’Ue ma da freno.

Semplicemente grazie

Semplicemente grazie.Dal Presidente Attilio Fontana e da tutti i lombardi, per la solidarietà concreta ricevuta da tanti Paesi, che hanno scelto di stare a fianco della Lombardia in questa battaglia.#ThankYou #FermiamoloInsieme #ForzaLombardia

Publiée par Regione Lombardia sur Dimanche 19 avril 2020

Il problema è che i corrispondenti Handelsblatt da Roma, Regina Krieger e Moritz Koch, derubricano le parole pronunciate dal premier come rivolte più al pubblico di casa che all’indirizzo degli europei. Il loro obiettivo sarebbe quindi quello di mantenere unito il suo governo di coalizione e ottenere un grande sostegno da parte dell’opinione pubblica – e infatti il sostegno tra la popolazione sta crescendo. Anche la disaffezione italiana verso l’Unione Europea viene da essi collegata più che altro all’ascesa di Salvini e dei populisti, i quali  dipingono pure a livello caricaturale nei media amici i tedeschi come ancora nazisti. Questi due giornalisti travisano grossolanamente la realtà: al massimo è stata l’Italia a essere stata offesa dall’attacco mosso dal quotidiano ultraconservatore Die Welt, che lancia un appello alla Merkel affinché non ascolti l’Italia, la mafia aspetta i soldi da Bruxelles. Questo episodio viene citato nel pezzo, ma solo per mettere in risalto la richiesta aggressiva pronunciata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio nei confronti della Cancelliera per farla dissociare da quell’articolo. Allo stesso modo vengono sminuite le aperture dei Verdi tedeschi all’attivazione dei bond comunitari. È evidente che i media tedeschi continuano a semplificare le ragioni della progressiva ma inesorabile disaffezione degli italiani nei confronti dell’Europa unita. E così facendo contribuiscono proprio a spingere i loro politici a restare chiusi dentro regole ossessive senza mai pronunciare un mea culpa per i propri errori. Il rischio è che in poco tempo la preoccupazione di Schmit che “l’Europa voli via” si tramuti in realtà, se non ci sarà uno scatto di solidarietà riconoscibile e concreta.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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