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Il cardinale Hollerich: siamo solo all’inizio di un grande movimento di rifugiati per ragioni climatiche

Il card. Jean-Claude Hollerich, Presidente della Commissione degli Episcopati dell’Ue (COMECE) in vista alla Conferenza Onu sul clima ha rivolto una lettera aperta ai leader delle istituzioni europee perché “facciano la differenza” al Summit di Glasgow. “Siamo solo all’inizio: sono ancora pochi i rifugiati costretti a fuggire per ragioni climatiche. Ma saranno molti di più in futuro. È soltanto l’inizio di un grande movimento. Bisogna agire ora, altrimenti sarà troppo tardi”.

E infatti un nuovo rapporto, coordinato dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), ha denunciato : “L’Africa sta assistendo a un aumento della variabilità meteorologica e climatica, che causa disastri e stravolge i sistemi economici, ecologici e sociali. Entro il 2030, si stima che fino a 118 milioni di persone estremamente povere (cioè che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno) saranno esposte a siccità, inondazioni e caldo estremo in Africa, se non verranno messe in atto adeguate misure. Durante il 2020, gli indicatori climatici in Africa sono stati caratterizzati da un continuo riscaldamento delle temperature, un’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare, eventi meteorologici e climatici estremi, come inondazioni, frane e siccità, con impatti devastanti. Il rapido restringimento degli ultimi ghiacciai rimasti nell’Africa orientale, che si prevede si scioglieranno completamente nel prossimo futuro, segnala la minaccia di un cambiamento imminente e irreversibile per il sistema Terra“.

Solo tre montagne in Africa sono coperte da ghiacciai: il massiccio del Monte Kenya (Kenya), le Montagne del Rwenzori (Uganda) e il Monte Kilimanjaro (Repubblica Unita di Tanzania). Se i tassi di ritiro attuali, superiori alla media globale, proseguiranno, i ghiacciai africani scompariranno entro il 2040. 

La situazione è preoccupante”, aggiunge il cardinale interpellato dall’agenzia stampa Sir. “In Europa stiamo assistendo alle conseguenze del cambiamento climatico con inondazioni e incendi sempre più frequenti e devastanti. Ma la situazione negli altri Paesi è molto più allarmante”. Riguardo quindi all’inevitabile aumento di migranti che fuggono da terre devastate da siccità e inondazioni, il presidente dei vescovi Ue osserva e si rivolge ai leader politici europei: “Vorrei dire due cose: la prima è chiedere di accogliere i migranti e di accoglierli con la dignità umana che è loro dovuta. Non possiamo lasciare la gente morire alla frontiera esterna dell’Unione Europea. Sarebbe contro tutti i valori che l’Europa invoca da sempre. D’altra parte, è anche vero che non è possibile che l’Europa accolga tutta la popolazione del mondo. Dobbiamo – ed è questa la seconda considerazione – avviare politiche che consentano alle persone di rimanere nella loro terra, con le loro famiglie. Per farlo occorre investire con un aiuto economico molto forte. Ma una delle condizioni perché le persone possano rimanere nei loro paesi è prendersi cura del clima e dell’ambiente”. E aggiunge: “I muri non sono mai una soluzione. È un’idea molto triste. Siamo il continente che ha fatto esperienza sulla sua terra di muri. Il muro di Berlino, i muri che hanno diviso l’Europa orientale dall’Europa occidentale. Sappiamo quanto dolore e quante ingiustizie hanno provocato. Ora siamo noi ad erigere nuovi muri oggi. È una cosa folle. Privo di ogni umanesimo. Il mondo è uno e noi lo vogliamo dividere per garantirci sicurezza. Non è possibile”.

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