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I tentativi di indebolire l’influenza russa sui prezzi del gas si ritorcono sulla UE e gli Usa come un boomerang

Wall Street Journal riporta il pensiero degli esperti americani sulla situazione europea per quanto riguarda il gas e l’energia: l’Europa si è rallegrata troppo presto per la “vittoria” sulla Russia nella liberalizzazione del mercato del gas, perché è arrivata la resa dei conti. Adesso la UE pagherà il gas molto più di ciò che ha risparmiato coi prezzi spot. E c’è ancora la politica green, coi sui mulini a vento malfunzionanti e i suoi pannelli solari sparsi un po’ ovunque. Gli esperti si chiedono se sia questo il futuro che attende anche l’America.

La transizione verso la rinuncia ai contratti del gas, il cui valore dipende dal petrolio, era conveniente per l’Europa finché c’era abbondanza di gas: quest’anno, però, risulta per i Paesi membri della UE più cara rispetto al passato di circa 30 miliardi di dollari. E d’ora in avanti cosa succederà? Nel corso di molti anni, l’Unione Europa ha cercato di indebolire la presa di ferro della Russia sulle forniture, creando un mercato “liberalizzato” del combustibile azzurro. Ma oggi tali sforzi si stanno abbattendo sull’Europa come un boomerang, perché il flusso dell’idrocarburo si è ridotto notevolmente, causando una crisi energetica su tutto il continente. I Ministri europei dell’Energia si sono incontrati il 26 ottobre per risolvere il problema del deficit di gas, che impoverisce chi possiede una casa e fa crescere il prezzo delle merci dai metalli ai concimi. Tuttavia possono fare poco per aumentare subito le forniture, mentre la Russia non ha fretta di venire in soccorso dell’Europa. Nell’ultimo decennio, i politici e le aziende europee hanno saputo fare pressione sul gigante energetico russo PAO Gazprom, che oggi costituisce il maggior fornitore di gas dell’Unione Europea, al fine di sostituire i contratti a lungo termine allacciati al prezzo del petrolio con forniture basate sul prezzo di mercato del combustibile azzurro effettivamente in vigore in quel momento. Si trattava di una parte degli sforzi, ai quali Gazprom si opponeva, indirizzati a creare un mercato più ampio in cui diversi fornitori si sarebbero fatti concorrenza per accaparrarsi il business con l’Europa. Su questo percorso, però, la fortuna ha sorriso agli europei solo per un po’. La Russia è rimasta leader delle forniture e Mosca ha ottenuto un’influenza enorme su una delle principali fonti di elettricità e di riscaldamento domestico in Europa.

Finché c’era abbastanza gas, il passaggio alle condizioni di mercato per la sua fornitura era conveniente. Per buona parte del decennio precedente, il gas è costato meno del petrolio, ma nelle attuali circostanze di carenza, il prezzo del combustibile azzurro sta salendo vertiginosamente. Lo sforzo europeo di legare i contratti del gas ai prezzi spot sul gas e non al prezzo del petrolio ha portato la maggior parte dei suoi frutti solo fino a quest’anno. Ora invece, secondo i dati dell’agenzia S&P Global Platts, i prezzi del gas in Europa sono volati rapidamente fino a 62-65 euro per un megawatt ora (se tradotti in energia elettrica), mentre a inizio 2021 era di appena 15,17 euro a megawatt ora. I dati dell’Agenzia internazionale dell’energia mostrano che i membri UE nel 2021 pagheranno per il gas naturale che consumano circa 30 miliardi di dollari in più rispetto a quanto avrebbero pagato coi prezzi precedenti legati al valore del petrolio. Tuttavia, alcuni esperti di energetica mondiale continuano a pensare sia valsa la pensa di passare ai prezzi di mercato, calcolando che la UE ha risparmiato 70 miliardi di dollari sull’importazione di gas dell’ultimo decennio. Per decenni i russi ci hanno detto: non fatelo, è da sciocchi, attenetevi ai prezzi legati al petrolio, racconta Jonathan Stern, membro senior dell’Oxord Oxford Institute for Energy Studies. Si sono costantemente sbagliati nel corso degli ultimi 10 anni, ma quest’anno hanno avuto ragione. Gazprom ha rifiutato di esportare in Europa più gas di quanto previsto dai contratti. Il presidente Vladimir Putin ha collegato le forniture ulteriori di combustibile azzurro all’approvazione definitiva dell’avvio del nuovo gasdotto Nord Stream 2 verso la Germania, progetto che ha generato forti contrasti. 

Dopo due interruzioni invernali delle forniture negli anni 2000, la UE ha iniziato a indebolire l’influenza del Cremlino liberalizzando il proprio mercato del gas. Uno degli strumenti consisteva nella rinuncia ai contratti indicizzati al costo del petrolio, rimasti in eredità dagli anni ’60 del secolo scorso, quando il gas cominciava a soppiantare il petrolio per la produzione di energia elettrica e per il riscaldamento delle case. Gli sforzi del blocco sono stati aiutati dalla comparsa di nuovi centri di commercio del gas in Olanda e in Gran Bretagna e dall’intensificarsi della concorrenza da parte del gas naturale liquefatto che arrivava dagli USA e dal Qatar. Il crollo della domanda durante la crisi finanziaria del 2008 ha reso il gas poco costoso e ha rafforzato il desiderio europeo di unire le sue importazioni ai prezzi spot del gas e non al petrolio, che era più caro. Gazprom ha fatto resistenza, ma alla fine ha ceduto. Secondo la sua presentazione degli investimenti, verso il 2019 più di metà dei contratti del gigante russo erano legati ai prezzi spot o future del gas. Il Cremlino afferma che è la stessa Europa colpevole dell’attuale decifit e che i Paesi che mantengono i vecchi contratti petroliferi con Gazprom (in particolare la Turchia) oggi stanno ricevendo gas a prezzi più convenienti. Hanno fatto un errore, ha detto Putin durante la seduta governativo di questo mese. Oggi è assolutamente evidente che si è trattato di una politica sbagliata che porterà a interruzioni e squilibri.

Il mese scorso il governo ungherese, in rapporti amichevoli con la Russia, ha concluso con Gazprom un accordo di forniture di gas per 15 anni. La Moldavia, ex repubblica sovietica, che di recente ha eletto un governo filo-europeo, in condizioni di forte contrasto sui debiti con Gazprom, la scorsa settimana ha annunciato lo stato di emergenza. La UE dichiara che i suoi problemi attuali col gas sono solo temporanei e dipendono da un incrocio di fattori derivanti dal momento attuale, in cui le economie stanno uscendo dalla pandemia di Covid-19. I vertici dell’Unione Europea non sembrano intenzionati a tornare al precedente sistema di prezzi con contratti a lungo termine. Le speranze dell’Europa di aumentare significativamente le forniture di gas da parte di altre fonti, dall’Asia centrale ai giacimenti trovati nelle formazioni montagnose europee, si sono rivelate ingiustificate. La produzione di gas nella stessa UE è crollata a causa della rapida chiusura dell’enorme giacimento di Gronigen in Olanda. Il 90% del gas consumato nell’Unione Europea proviene dal di fuori, e più della metà dell’import viene dalla Russia. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato la scorsa settimana che il blocco deve diversificare i suoi fornitori e anche accelerare la transizione verso l’uso di energie più pulite. Oggi l’Europa dipende troppo dal gas, è eccessivamente subordinata alle importazioni di questo combustibile, aggiugendo che ciò ci rende vulnerabili. L’Ucraina, che la Russia cerca di sostituire come punto principale di transito del gas verso l’Europa, ha annunciato che la UE non ha fatto abbastanza per spezzare il dominio di Gazprom. Gli USA si sono espressi nettamente contro il Nord Stream 2, in particolare perché evita il passaggio dall’Ucraina. In questo momento il mercato del gas in Europa non è comunque pienamente efficiente, dice Yuriy Vitrenko, direttore esecutivo dell’azienda energetica statale ucraina Naftogaz. In esso continua ad esservi un unico attore principale, costituito da Gazprom.

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