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I tatari di Crimea e le minoranze contese dell’Ucraina

Sulla questione della Crimea non esistono al momento prospettive per una effettiva riacquisizione della penisola da parte dello Stato ucraino: perciò il governo Zelensky sta giocando qualunque carta possibile per dimostrare almeno di provarci. L’ultima azione messa in piedi da Kiev è la legge riguardante le “popolazioni indigene”. Siglata dal presidente Volodymyr Zelensky il 22 luglio, la legge 1616-IX era stata approvata dal parlamento ucraino il 1° luglio e ha come obiettivo la completa protezione dei diritti culturali, di informazione e di altro tipo dei popoli “originari”, dando loro gli strumenti per interagire con lo Stato. La deputata Kira Rudyk, leader del partito liberale ed europeista Golos, ha definito questa legge, insieme a quelle facenti parte del pacchetto “Piattaforma di Crimea”, come passi sicuri verso la de-occupazione della penisola, nonché passi verso l’integrazione dei popoli indigeni. Secondo la Rudyk, l’intenzione è di dare ai tatari di Crimea e al mondo il preciso segnale che i vertici politici dell’Ucraina proseguono nella loro battaglia diplomatica per riprendersi la Crimea.

Le polemiche sono sorte con riferimento all’elenco dei suddetti popoli: nella lista rientrano i Tatari, i Caraiti e i Krymchak. Sono rimasti insoddisfatti anzitutto i Gagauzi, un gruppo etnico di lingua turca ma di religione cristiana ortodossa. Yuri Dimchoglo, politico della regione di Odessa e rappresentante dell’associazione delle comunità gaugaze, ha lamentato questa assenza appellandosi al fatto che i gaugazi risiedono in Crimea da più di due secoli e mezzo e che appartengono alla medesima etnia di altri gruppi ricompresi nella legge, cioè quella turca. La legge non contempla nemmeno gli ucraini né i russi: quest’ultimo punto aveva provocato sconcerto nel Cremlino, ma bisogna evidenziare come la formulazione della legge sia tale per cui vengono nominate quelle minoranze “prive di uno Stato autonomo al di fuori dell’Ucraina stessa”. Quindi, se questa formula può ricomprendere i gaugazi, che pur vivendo anche in Moldavia non detengono alcun tipo di formazione statale, evidentemente non può far riferimento ai russi, nemmeno in forza del fatto che risiedano da secoli nella penisola. Pyotr Tolstoy, delegato della Federazione Russa presso il PACE, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, ha comunque presentato protesta formale insieme ai delegati di Armenia, Moldavia, Serbia e Ungheria per condannare l’azione ucraina, esprimendo la certezza che il numero degli scontenti aumenterà perché le persone ricordano ancora a che cosa porta la segregazione.

Questa legge dà per scontato che la Crimea faccia parte dell’Ucraina, definendola semplicemente come “temporaneamente occupata”. Afferma che i tre popoli elencati sono comunità etniche autoctone formatesi sul territorio dell’Ucraina con un’identità storica, culturale e linguistica ben precisa, e che costituiscono effettive minoranze etniche. A tali gruppi etnici è riconosciuto il diritto di autodeterminazione entro i confini ucraini e uno status politico nei limiti della Costituzione e delle leggi vigenti. Nel piano concreto, la legge fa divieto di negare le loro caratteristica etniche, mentre permette di creare i propri mezzi di informazione tramite le loro agenzie di rappresentanza, anche ricevendo un supporto dal governo. Non solo: potranno anche indirizzare verso le proprie necessità parte delle entrate derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali locali. Ed è qui che casca l’asino: la Crimea, appunto, in questo momento non ricade sotto la giurisdizione di Kiev, e non chiaro se e quando tornerà ad esserlo, perciò questa legge è priva di un contenuto pratico vero e proprio.

Il leader della minoranza tatara Eivaz Umerov non l’ha presa bene, al punto da etichettarla come una “buffonata” che appare inconsistente, miope e assolutamente incapace di influire sulle condizioni delle popolazioni della Crimea. Umerov ha quindi chiesto al governo ucraino di occuparsi dei problemi interni del suo Paese, compreso il conflitto in Donbass, e di lasciare in pace i tatari. Infatti le minoranze in questo momento vivono bene e non hanno bisogno di leggi che difendano i loro diritti: Umerov dice che in Crimea oggi vengono costruiti sempre più luoghi di culto, comprese le moschee, e non vi sono discriminazioni di carattere religioso o nazionale, e lo notano tutti quanti gli stranieri che vengono a visitare la Repubblica. È di un parere molto diverso l’altro leader dei tatari di Crimea in esilio, Refat Chubarov, ex deputato del Parlamento ucraino e ora capo del Mejlis, organizzazione dichiarata fuorilegge nella Federazione Russa nel 2016 in quanto considerata estremista e propagandista di odio razziale verso i russi. Secondo Chubarov, la legge sui popoli indigeni ha rafforzato enormemente le speranze e risollevato gli animi dei tatari di Crimea e di tutti coloro che attendono il ristabilimento della sovranità ucraina sulla penisola. Secondo Chubarov la bontà di questa legge risiede in particolare nel fatto che va a distruggere le argomentazioni e le pretese di Mosca  sulla Crimea. E ora pare verrà fatto un passo avanti in questa direzione, anzi un passo nella direzione opposta a quella del mondo russo: secondo Chubarov è in preparazione un decreto del governo sul passaggio dall’alfabeto cirillico a quello latino per la trascrizione della Qırımtatarca, la lingua tatara di Crimea.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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