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I libici irritano i turchi, calpestando la loro bandiera: “La nostra capitale occupata, se ne vadano”

I giovani libici tornano a protestare nuovamente contro la presenza e l’interferenza della Turchia negli affari interni del loro Paese. Mentre il Primo Ministro del nuovo Governo libico di Unità Nazionale, Abdel Hamid al Dabaiba, si trovava in visita a Tobruk per partecipare alle discussioni sul bilancio, alla Camera dei Rappresentanti, lunedì 5 luglio, i giovani libici hanno gettato in strada la bandiera turca, facendola calpestare dal convoglio governativo. Si tratta di un atto estremo dopo le ripetute richieste da parte libica, al regime di Recep Tayyip Erdogan, di ritirare le proprie forze e mercenari.

La nostra capitale è occupata” hanno dichiarato gli attivisti riferendosi ai mercenari turchi presenti nella Libia occidentale. I residenti della città orientale di Tobruk hanno lanciato l’hashtag “Turkish under feet”, pubblicando sui social media la bandiera turca sgualcita dal passaggio delle macchine, diventando virale in poche ore. Un episodio che ha infastidito notevolmente il regime turco e la Fratellanza Musulmana. Il ministero degli Esteri turco ha condannato fermamente quello che ha definito “il brutto atto contro la bandiera turca di fronte all’edificio temporaneo della Camera dei rappresentanti nella città di Tobruk, in Libia”.

Il portavoce del Ministero degli Esteri, l’ambasciatore Tanju Bilgic, ha pubblicato una dichiarazione scritta sull’argomento, in cui si legge: “Condanniamo fermamente gli atti atroci contro la nostra bandiera che hanno avuto luogo davanti all’edificio temporaneo della Camera dei rappresentanti ad interim nella città libica di Tobruk durante i colloqui sul bilancio tenutosi il 5 luglio 2021”.

Appena abbiamo appreso di questo atto mostruoso, la nostra ambasciata a Tripoli ha preso le necessarie iniziative scritte e verbali con il Ministero degli Esteri libico e ha chiesto che vengano prese le misure necessarie per impedire che si ripetano tali provocazioni e incidenti in futuro. È chiaro che l’azione in questione ha preso di mira la confraternita turco-libica. Questo attacco alla nostra bandiera, che rappresenta la nostra indipendenza e i nostri valori sacri, non avrà mai successo e soprattutto riceverà la giusta risposta dal popolo amichevole e fraterno della Libia”. Ha aggiunto il Ministero di Ankara in una nota, ignorando ed omettendo le richieste legittime del popolo libico.

Il comitato militare congiunto (JMC 5+5) ha da mesi deliberato la partenza di tutti i mercenari e forze straniere dal territorio libico. Una richiesta vincolante, rinnovata anche dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso aprile, e più di recente dai partecipanti alla seconda Conferenza di Berlino. Ma inascoltata fino ad oggi da Erdogan che continua a nascondersi dietro al fatto che i propri mercenari sono stati inviati in Libia su richiesta del precedente Governo libico riconosciuto a livello internazionale, con il quale la Turchia ha raggiunto controversi accordi di cooperazione militare, difesa, e demarcazione dei confini marittimi. Un Governo, islamista, scaduto e privo di legittimità sul terreno e a livello internazionale. 

Secondo precedenti rapporti ONU, ci sarebbero circa 20mila combattenti stranieri in Libia, la maggior parte ricollegabili a Turchia e Russia, quest’ultima intervenuta a sostegno del feldmaresciallo Khalifa Haftar e il suo Libyan National Army (LNA), contribuendo alla divisione tra i libici, ma permettendo di fatto il mantenimento del cessate il fuoco nel Paese nordafricano.

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