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I commercialisti non lavorano sulla luna. Ecco le ragioni della richiesta di proroga delle scadenze fiscali

In questi giorni si è discusso, talvolta polemizzato, sulla richiesta pronunciata a gran voce dai commercialisti di uno slittamento delle imminenti scadenze fiscali. Ma che cosa hanno chiesto i professionisti di così scandaloso e insensato da far parlare addirittura di richiesta corporativa? Semplicemente hanno avuto l’ardire di domandare uno slittamento di 40 giorni di quella che è, a tutti gli effetti, la più impegnativa della scadenze fiscali nel nostro Paese: il versamento del saldo Irpef, Ires, Irap e dei relativi acconti nonché delle addizionali regionali e comunali.

Lo slittamento più significativo (peraltro ancora fattibile in sede di conversione del Decreto “Agosto”) avrebbe dovuto infatti riguardare il differimento dei pagamenti dal 20 Agosto al 30 Settembre, pur mantenendo la maggiorazione dello 0,4% rispetto all’originaria scadenza del 20 Luglio. Appare anzitutto evidente che fissare una scadenza così importante in una data come il 20 Agosto sia totalmente privo di senso. Il Governo non pensa che anche i commercialisti – e soprattutto i loro dipendenti – abbiano diritto di fare qualche giorno di vacanza a cavallo di ferragosto? E i contribuenti? Dovrebbero rientrare dalle ferie per poter verificare ed eseguire i pagamenti delle tasse?

Ma per quali ragioni i commercialisti hanno fatto questa richiesta?

L’istanza nasce semplicemente dal fatto che gli Studi professionali non hanno avuto il tempo necessario a predisporre le Dichiarazioni fiscali ed i collegati studi di settore (ISA). A seguito dell’emergenza epidemiologica il governo ha emanato diversi provvedimenti (Decreto Cura Italia, Decreto Liquidità, Decreto Rilancio); ognuno di essi contiene varie misure che hanno coinvolto i commercialisti, chiamati a supportare i clienti: indennità di 600/1.000 Euro, credito d’imposta sulle locazioni, credito d’imposta sulla sanificazione degli ambienti, cassa integrazione straordinaria, slittamento di pagamenti, sospensione dei mutui, ecobonus, contributi a fondo perduto (non ai professionisti), ecc… Tutto ciò ha determinato un rilevante aggravio di lavoro per gli Studi professionali che ha evidentemente sottratto il tempo necessario per la predisposizione delle Dichiarazioni dei redditi ed i relativi versamenti.

Si consideri, inoltre, che i commercialisti non lavorano sulla luna. Anche i nostri Studi sono stati coinvolti dal lockdown che ha determinato sospensioni e riduzioni dell’attività, con ricorso alla cassa integrazione, allo smart working, all’utilizzo delle ferie e dei permessi arretrati. Tutto ciò si è tradotto in un inevitabile rallentamento dell’attività professionale. 

La conseguenza di tutto ciò è che i commercialisti – evidentemente non per loro volontà – si sono trovati in una condizione di difficoltà operativa, con l’acqua alla gola. Di qui la richiesta, più che giustificata e di buon senso, di uno slittamento dei termini di pagamento che avrebbe consentito anche ai contribuenti di adempiere più agevolmente alle obbligazioni tributarie, dando loro qualche settimana in più per fronteggiare i pesanti esborsi richiesti dallo Stato. Ci vuole quindi un bel coraggio – o una grande incompetenza – per definire questa semplice istanza come “corporativa”!

Le ragioni del fermo ed ingiustificato diniego del governo non sono note. Non si venga a dire che la motivazione risiede nell’esigenza di incassare urgentemente le imposte per necessità di cassa, in quanto, grazie agli ingenti interventi della BCE i conti dello Stato sono assai liquidi. Basti pensare che il cosiddetto Decreto “Agosto” stanzia altri 25 miliardi di nuove risorse.

Probabilmente la ratio di questa assurda presa di posizione é di natura esclusivamente ideologica: questo governo non ama i lavoratori autonomi.  Lo aveva già dimostrato in occasione della concessione del contributo a fondo perduto, elargito a tutti coloro che avevano subito un calo del fatturato di aprile di almeno due terzi ma non ai professionisti iscritti agli Ordini. Da ultimo la beffa: nel Decreto “Agosto” il Governo ha previsto la proroga del versamento del secondo acconto di IRPEF, IRES e IRAP dal 30 Novembre 2020 al 30 Aprile 2021 a patto di avere subito nel primo semestre 2020 un calo del fatturato di almeno il 33% rispetto allo stesso periodo del 2019. Che senso ha spostare la scadenza di Novembre e non quella ben più pressante di Agosto?

In conclusione non si può che constatare con amarezza che la mancata proroga dei versamenti fiscali dà la misura della distanza che separa questo governo dalle forze produttive di questo Paese e dalle esigenze di chi lavora.

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Dottore commercialista e Revisore dei conti. Iscritto all’Albo dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili di Torino dal 1990. E’ stato Presidente dell’Unione giovani Commercialisti di Torino e Consigliere dell’Ordine

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