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I BRICS e le prospettive di una nuova architettura per la sicurezza al tempo del coronavirus

“L’anno in corso si è rivelato cruciale per molti componenti dello sviluppo globale, e i BRICS non fanno eccezione. Fino a poco tempo fa, a proposito di questi ultimi, gli esperti si domandavano se tale raggruppamento di Stati potesse passare dal quel modello di sviluppo ad ampio raggio, che lo ha caratterizzato nel primo decennio della sua esistenza, alla concentrazione su questioni più importanti di livello globale, partecipando così alla formazione di un nuovo ordine mondiale che vada a sostituire l’ordine unipolare liberista che sta ormai diventando obsoleto. La realtà delle cose definisce il secondo decennio di vita dei BRICS come la frontiera di cambiamenti assolutamente eccezionali: la Russia ha reagito con grande prontezza, ed essendo il suo turno di presiedere i BRICS proprio nel 2020, si è scontrata con sfide inaspettate”. A rivelarlo Georgy Toloraya, Diplomatico russo, dirigente del Comitato nazionale di ricerca dei BRICS.

“Le questioni più rilevanti sembravano, dapprima, non quelle relative ai contenuti, ma quelle organizzative: i BRICS sono infatti un formato creato per il dialogo, quindi ciò che in primo luogo lo caratterizza è agevolare i colloqui tra le organizzazioni, le strutture e le rappresentanze dei 5 Paesi che lo compongono e creare una rete di contatti. Si trattava inizialmente di una rete formale, e soltanto negli ultimi anni si è cominciato sulla sua base ad elaborare effettivamente delle decisioni. La pandemia di coronavirus per il momento ha fermato le interazioni, se non consideriamo i collegamenti video, ma il prezioso valore degli incontri e delle conferenze non consiste solamente in quello che viene detto sul palco o negli incontri pubblici, ma anche nello scambio di opinioni che avviene a margine degli eventi, nei contatti personali, nelle intese, nelle nuove conoscenze, tutte cose che hanno un’influenza maggiore sui successivi meccanismi decisionali e sul raggiungimento di compromessi, rispetto a ciò che crede la maggioranza delle persone. Spero che nel secondo semestre dell’anno, almeno una parte degli eventi previsti dall’ampio programma della presidenza russa dei BRICS si terrà davvero, nella realtà fisica e non soltanto nello spazio virtuale.

FOTO – La mappa dei paesi componenti i BRICS

I contenuti, comunque, sono sempre la cosa più importante. Purtroppo né i BRICS né gli altri formati internazionali hanno saputo elaborare un’adeguata risposta comune a quella sfida così inaspettata che è stata la pandemia di COVID-19. D’altra parte, bisogna riconoscere che il rimprovero non deve riguardare soltanto i BRICS, ma anche quelle organizzazioni o formati già consolidati e con una lunga storia alle spalle. L’ONU ha potuto semplicemente effettuare una funzione di monitoraggio, mentre il suo Istituto specializzato, l’Organizzazione mondiale della sanità, grazie agli sforzi degli Stati Uniti è stata relegata in secondo piano. Persino gli enti occidentali come NATO ed UE, così strutturati, così ligi a una certa uniformità, si sono trovati assolutamente impreparati davanti a questa svolta negli eventi e non si sono nemmeno impegnati a studiare una strategia comune. Perciò per quel che concerne un formato così giovane come il BRICS, non dobbiamo rimproverargli di non essersi espresso in maniera decisa; in ogni caso va detto che la lotta contro la pandemia, le vaccinazioni, i programmi sanitari congiunti (compresa la telemedicina) sono tutte questioni che già da alcuni anni rivestono una certa importanza negli ordini del giorno dei BRICS. Quindi la direzione era stata scelta in maniera corretta, anche se per il momento non è stato possibile preparare una risposta comune.

Nel primo periodo di “collasso” del modo usuale di vita, i contatti nell’ambito dei BRICS erano in generale bilaterali. Bisogna però dire che i Paesi del quintetto, almeno per quanto riguarda la Russia, non rappresentavano una priorità come forse ci si poteva aspettare dal fatto di presiedere il gruppo. La discussione sui temi più scottanti e persino la spedizione di aiuti simbolici erano tutte concentrate – quasi per abitudine – sugli “acerrimi amici”, cioè gli Stati occidentali. Ciò sta a significare che la priorità dei BRICS nelle relazioni esterne, sia per la Russia che per gli altri Paesi del gruppo, è per il momento soltanto di carattere dichiarativo. È proprio per questo motivo che tale formato non ha potuto finora occupare nella nuova costruzione che guiderà il mondo il posto che reclama e che, diciamocelo francamente, rappresentava l’obiettivo della creazione degli stessi BRICS.

Si tratta di errori che bisogna correggere.

Questo momento è favorevolissimo per apportare il proprio contributo nella nuova epoca che sta arrivando a seguito dell’epidemia di coronavirus e della sfida senza precedenti che è stata lanciata all’umanità, e in particolare per definire:

  • nuovi obiettivi e nuove priorità per garantire l’esistenza degli uomini;
  • nuovi obiettivi e nuove priorità di sviluppo socio-economico a partire dal presupposto del rifiuto della crescita incontrollata dei consumi e dell’annientamento delle risorse;
  • nuove forme di cooperazione globale basate su fondamenti regolati e non concorrenziali;
  • nuovi tipi e nuove forme di globalizzazione;
  • nuove priorità e nuove forme per garantire la sicurezza internazionale.

In quel momento in cui la reazione alle sfide cruciali ha dimostrato il ruolo insostituibile degli Stati nazionali, proprio il gruppo BRICS è in condizione di portare un contributo decisivo nell’adempimento di questi compiti.

I BRICS rappresentano un tentativo di creare un nuovo tipo di aggregazione internazionale: i suoi membri basano la propria strategia sul rispetto dell’uguaglianza tra le sovranità nazionali, non interferiscono nelle rispettive questioni interne e puntano alla piena parità nelle relazioni. Peraltro, codesta parità non è soltanto dichiarativa (come per tante altre organizzazioni internazionali), ma reale e rafforzata da un potenziale comparabile tra gli Stati che fanno parte del “quintetto”.

Questo genere di interrelazioni si distingue da quelle delle organizzazioni di Stati (ad esempio quelli occidentali) che sono in un modo o nell’altro strutturate verticalmente: come si è visto, esse non sono in grado né di escludere gli egoismi nazionali, quando si finisce con il “ciascuno faccia per sé”, né di garantire l’elaborazione di risposte alle minacce che gravano sull’umanità. Gli USA non hanno interpretato il ruolo di leader, anzi, come abbiamo potuto vedere, è uscito in maniera piuttosto sgradevole il loro comportamento egoistico. L’Unione Europea, invece, è di fatto evaporata.

Quindi è proprio adesso che i BRICS possono manifestarsi come una struttura in grado di proporre nuove concezioni e nuovi paradigmi di collaborazione internazionale nelle direttrici che abbiamo menzionato.

Occorre notare che per i BRICS potrebbe risultare qualcosa di più semplice che per gli altri formati internazionali. Anzitutto, è un gruppo esteso su tutto il mondo. In secondo luogo, abbraccia tipi diversi di civiltà. Ed è proprio a questo livello che deve prodursi sia la reazione alle inusuali sfide globali sia la strategia per la loro prevenzione. Nel frattempo vi sono determinate forze (tra cui le élite globaliste) che hanno usurpato l’autorità legale in alcuni Paesi e che sfruttano la situazione per incrementare il controllo totalitario sulla popolazione, per allargare la raccolta di informazioni, per estendere la regolamentazione e privare le persone della libertà di scelta. Naturalmente, questi sono sviluppi a cui non possiamo rassegnarci.

Colpevole di tutto ciò non è certamente il “carattere autoritario” degli Stati del gruppo BRICS, che gli opponenti occidentali amano tanto rimproverare. Di fatto, una reazione identica si è vista nelle stesse “democrazie” dell’Occidente, nelle quali la foglia di fico della democrazia è scivolata via non appena è comparsa una reale minaccia alla sussistenza della status quo. Abbiamo visto quindi i pattugliamenti militari o di polizia, le denunce, le rigide limitazioni ai diritti e alla libertà.

Ecco quindi che i BRICS vanno alla ribalta da ottime posizioni di partenza. La tesi preferita dall’Occidente, secondo cui i Paesi BRICS sono “totalitari” e quindi non possono rappresentare un modello o reclamare un ruolo particolare nell’amministrazione del mondo, grazie agli ultimi tragici eventi non si regge più in piedi.

Tuttavia è indispensabile una risposta rapidissima: finché le alleanze occidentali e le organizzazioni internazionali sono in condizione di paralisi e di prostrazione, si apre per i BRICS una finestra di opportunità per mostrare, dopo aver raccolto velocemente le forze, la propria efficacia e per annunciare il proprio posto nuovo nel sistema della sicurezza internazionale e dello sviluppo nel senso più ampio del termine. In connessione con la crisi economico-finanziaria che si sta abbattendo a causa della pandemia, risulta molto attrante la sfera della finanzia internazionale: una nuova Bretton Woods, fondata sulle realtà della vita economica del ХХI secolo e non più ancorata esclusivamente al dollaro, avrebbe delle chance di verificarsi proprio in questo momento.

È arrivato il momento sia per il passaggio ad un nuovo paradigma di consumo sia per un nuovo attivismo socio-economico, che includa anche le recenti realtà dell’ecologia: la natura infatti ci aveva in qualche modo avvertito che la crescita economica infinita non può essere sorretta dal pianeta – e per ora di pianeta ne abbiamo uno solo.

In questo momento sta cambiando la concezione stessa di sicurezza globale: la minaccia alla sopravvivenza degli individui e dell’umanità oggi non proviene dall’insufficienza di missili o di bombe nucleari, ma dalle forze naturali, sulle quali una volta dissertavano soltanto gli intellettuali di sinistra. I generali invece si preparano sempre per la guerra precedente… ma qui il nemico è un altro: contro le forze della natura essi si sono trovati completamente impreparati, perciò qui i BRICS possono rappresentare un esempio e proporre nuove idee e nuovi provvedimenti.

Nel prossimo futuro i processi di deglobalizzazione si intensificheranno. I BRICS dovranno essere pronti, ma non dovranno ricorrerere ai nuovi strumenti amministrativi o alle nuove possibilità tecnologiche per peggiorare le loro posizioni, senza neanche menzionare le limitazioni ai diritti o alla libertà personale: è proprio qui che i BRICS possono stabilire dei nuovi standard e dovranno farlo su un fondamento multilaterale, ovvero proprio ciò che finora non era bastato al “quintetto”.

Sul piano concreto, serve un approccio rinnovato alla sicurezza informatica (la quale ha dimostrato la sua potenza nel corso della crisi) e agli obiettivi negli ambiti della scienza e dell’istruzione. La sfera delle nuove tecnologie ha mostrato di avere un ruolo onnicomprensivo, quasi soverchiante nell’organizzare l’attuale società umana. Qui i Paesi BRICS possono agire anche in modo indipendente; in effetti, a livello di di contatti tra ministeri delle infrastrutture, si sarebbe potuta valutare la fattibilità di misure per la chiusura dei confini e la limitazione dei traffici, e prendere decisioni adeguate proprio nell’ambito BRICS, senza aspettare di vedere cosa avrebbe deciso 
“lo zio ricco”.

Bisogna apportare urgentemente correzioni allo stato delle cose, a causa del quale durante questi ultimi tragici eventi non vi sono stati abbastanza contatti a livello di vertice. Nemmeno nell’ambito del G20 virtuale è stata organizzato un incontro tra i leader del gruppo BRICS, anche se sembrava vi fossero tutti i presupposti: è una situazione che va modificata.

Non si potrebbe forse proporre un formato che possa effettivamente dare un contributo per garantire la sicurezza, peraltro a un vero livello globale “al di sopra delle barriere”, lasciando da parte le discordie tra Stati o nazioni ed escludendo tentativi di sfruttare le circostanze per imporre un dominio?

Perché non ragionare, ad esempio, sulla convocazione di un summit urgente di leader che comprenda BRICS + USA + UE (in qualità di organizzazioni), ossia le aree su cui il virus si è diffuso maggiormente e che possono proporre una risposta a questa ed altre sfide analoghe? Alla fin fine sono loro a detenere la parte maggiore di risorse mondiali e di popolazione contagiata dal virus. A differenza dei summit del G20 dedicati ai problemi economico-finanziari, un tale formato sarebbe capace di una pronta reazione a nuove eventuali ambiziose sfide di carattere globale.

Un summit virtuale-reale di questo genere si potrebbe tenere sul terreno dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del prossimo settembre. Nell’anniversario dei 75 anni dell’ONU è giunto il momento di riflettere non su come conservare lo status quo del secolo scorso, che si era venuto a creare grazie all’esito della Seconda guerra mondiale, ma su una nuova architettura di relazioni internazionali e di risposte globali. Ed è proprio così che si verificano le soluzioni di continuità dei processi storici, solo così si può forgiare – tra l’altro in modo pacifico e di compromesso – un nuovo ordine mondiale che fuoriesca dalle macerie di quello precedente.

Per la Russia e per i suoi partner BRICS è importante che proprio questa iniziativa permetta di neutralizzare l’opposizione – per noi ormai usuale – delle forze egemoni alle nuove forze emergenti. USA ed UE dovranno accettare la mano tesa finchè si tratta di un problema concreto su una sfera di attività piuttosto ristretta, cioè la lotta all’attuale pandemia e a quelle successive, affinché si possa provare ad elaborare una risposta congiunta e una strategia comune lavorando su un territorio che non lascia spazio ad ambiguità per nessun Paese.

Se dovesse sorgere tale tipo di meccansimo BRICS + USA + UE, credo allora che sarebbe in condizione di esercitare potere su compiti molto più impegnativi. Qui parliamo appunto di grandi blocchi di civiltà. Non ne possono esistere molti. Sarebbe un “super BRICS” in un formato veramente globale. È allora fondamentale che all’interno della sua cornice si venga a creare un’élite mondiale  autentica e legittima, fatta cioè di rappresentanti eletti che fanno uso del potere all’interno dei propri ambiti nazionali di competenza e di organizzazione, e che possa contrapporsi all’élite precedente, che era chiusa, di carattere economico-finanziario e fatta dalle corporazioni transnazionali e dalle organizzazioni finanziarie internazionali, le quali detengono ancora un potere forte e svincolato da controlli e i cui interessi non necessariamente coincidono con quelli dell’umanità, nel senso più largo della parola”.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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