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Haftar assume la leadership della Libia e Serraj lo accusa di colpo di Stato, ma il grido per un cessate il fuoco resta inascoltato

Dopo anni di stallo per via dell’incapacità del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di rispondere alle domande di sicurezza e servizi dei cittadini, a buttare definitivamente nella spazzatura l’Accordo politico di Skhirat, ci ha pensato il feldmaresciallo Khalifa Haftar, comandante in capo delle forze armate orientali, in poco più di due minuti di discorso televisivo. Così come sono di colpo scomparsi tutti i bei discorsi sulla democrazia e le garanzie offerte dall’LNA sull’autodeterminazione del popolo libico di scegliere i propri rappresentanti. 

“Oh libici liberi! Abbiamo dato seguito alla vostra risposta alla nostra richiesta di annunciare la caduta dell’Accordo politico, che ha distrutto il Paese e condotto all’abisso, autorizzando coloro che ritenete idonei a guidare questo stadio. Esprimiamo il nostro onore al popolo libico per aver autorizzato il comando generale a intraprendere questa missione storica nelle attuali circostanze eccezionali e la sua revoca dell’accordo politico che fa parte del passato, secondo la decisione del popolo libico, unica fonte di autorità. Annunciamo quindi che il Comando generale delle forze armate accetta la volontà del popolo nonostante l’onere di questa fiducia, la molteplicità degli obblighi e l’entità delle responsabilità davanti a Dio, al nostro popolo, alla coscienza e alla storia”. Ha dichiarato Khalifa Haftar, forte delle richieste della Camera dei Rappresentanti, il Parlamento libico internazionalmente riconosciuto, dei notabili di Zintan, Wadi Harawah, Wadi al-Shatii ed Ahwayrif, nonché dei Consigli locali di al-Beida, Sabha, e delle tribù orientali comprese la Al Awaqir ed Al Jwazi che il 25 aprile hanno rilasciato comunicati in sostegno del Generale affinché assuma il potere in Libia, rispondendo al suo appello del 23 aprile di consegnare la Libia a qualcuno di capace. 

Secondo il giornalista ed analista libico, Mohammed Eljahr, il feldmaresciallo Haftar si sta muovendo per paure interne alla Cirenaica e per la debolezza militare in Tripolitania. “Haftar, sebbene potente, non si fa sempre strada con le autorità civili in Oriente – ha scritto in una serie di tweet Eljahr, aggiungendo che – ci sono più esempi o istanze che dimostrano ciò. Haftar è preoccupato che, mentre subisce la sconfitta in Tripolitania per mano dei turchi e del GNA, Agila Saleh e la Camera dei Rappresentanti possano iniziare a impegnarsi con Tripoli ed UNSMIL per rilanciare il processo politico in cui gioca solo un ruolo su molti. Questo non è accettabile per lui”. Eljahr crede inoltre che Haftar stia spingendo al limite la risoluzione o l’impegno dei suoi sostenitori esterni. Le sue recenti mosse potrebbero essere state coordinate con alcuni interlocutori ad Abu Dhabi e al Cairo, ma nessuna completa approvazione è arrivata da entrambe le capitali per le sue mosse, facendoli impigliare ancora di più. “Ecco una divisione all’interno del campo di Haftar. Alcuni spingono per un accordo con il presidente Agila Salah e la Camera dei Rappresentanti, mantenendoli in gioco perché sbarazzarsene comporta enormi rischi e potrebbe provocare disordini nella Libia orientale e defezioni a Tripoli”.

Il GNA è stato infatti veloce nel rilasciare una dichiarazione a tal fine. Il Consiglio presidenziale di Tripoli ha accusato Haftar di portare avanti un colpo di Stato contro le legittime istituzioni libiche, facendo appello al presidente e a tutti i membri della Camera dei Rappresentanti ad unirsi ai loro colleghi a Tripoli per continuare il “percorso democratico” atto a raggiungere una soluzione globale attraverso le elezioni. Va detto, tuttavia, che è stato proprio il presidente del Parlamento Agila Saleh Issa ad incaricare Haftar di prendere il potere in questa fase.  La nota di al-Serraj conclude invitando i sostenitori del feldmaresciallo Haftar nella regione orientale a deporre le armi, a mettere fine agli spargimenti di sangue e a schierarsi con la patria. “C’è ancora un’opportunità oggi, quindi prendetela”. Scrive al-Serraj, indicando che l’annuncio del feldmaresciallo arriva dopo la sconfitta delle sue forze e il fallimento del suo progetto di ascesa al potere. Serraj afferma inoltre in una nota, diffusa poco dopo la conclusione del discorso televisivo del generale, che la sua mossa “anticipa le richieste attese di ritenerlo responsabile per la sua avventura fallita che non ha ottenuto altro che uccisioni, ferimenti, lo sfollamento di centinaia di migliaia di civili e la distruzione di molte delle capacità della Nazione. Il suo progetto di riportare il paese al dominio individuale e familiare e abortire le speranze dei libici di costruire uno stato civile democratico è fallito”. 

L’analista libico Eljahr ipotizza inoltre che “alcuni nel campo di Haftar chiedono un’acquisizione completa e un’azione rapida in questo senso. Abolire la Dichiarazione costituzionale, sciogliere la Camera, emettere una nuova tabella di marcia, formare un nuovo governo e nominare un nuovo governatore della Banca Centrale Libica in Oriente. Credono che un’azione rapida o chiara minimizzi i rischi”. Scrive Eljahr su Twitter, sottolineando che coloro che supportano la completa acquisizione e rapida azione includono alcuni ex personaggi e blocchi del precedente regime. Non dovremmo confondere le mosse di Haftar – prosegue – come una rinuncia a Tripoli, al contrario tutte queste decisioni hanno lo scopo di garantire che il feldmaresciallo possa continuare con la sua ricerca per catturare Tripoli, ‘alla fine’. Senza interruzioni da parte dei suoi alleati in Cirenaica o dei suoi sostenitori esterni. “Con le sue mosse Haftar sta inviando un chiaro messaggio a coloro che credevano che con l’intervento della Turchia, si raggiungesse un certo equilibrio di potere sul terreno e Haftar avrebbe ‘imparato la lezione’, arretrato e si sarebbe unito al processo politico, ma il Generale respinge questa opzione”. Conclude Mohamed Eljahr. 

Nel suo discorso, Haftar ha dichiarato infatti che le sue forze avrebbero continuato la loro offensiva a Tripoli fino alla fine. “Free Libyans! Vi rendiamo omaggio per la vostra solidarietà e il supporto per le vostre forze armate e per il rinnovo della vostra fiducia nel loro comandante, ufficiali e soldati mentre procedono con le loro continue vittorie per liberare il Paese dal terrorismo. Le forze armate non avrebbero potuto ottenere queste vittorie senza la fiducia del popolo libico, a causa dei sacrifici dei vostri ufficiali e soldati con le loro vite e il loro sangue, per garantire la sicurezza del paese e affinché i libici possano vivere liberi sul proprio territorio”. Ha tuonato il capo delle forze armate orientali. 

Spazzando via l’ipotesi, almeno per il momento, di una nuova pista politica che era stata proposta dal presidente del Parlamento per la formazione di un nuovo Governo con un presidente e due vice, scelti dai rappresentanti delle regioni, l’appello precedente del fedelmaresciallo di delegittimare l’accordo politico accolto da centinaia di dimostranti in tutta la Libia, aumenta i rischi di divisioni. Soprattutto alla luce di quanto accaduto a Sirte dove, se durante la ‘liberazione’ delle forze di Haftar che hanno cacciato le milizie di Misurata qualche mese fa, i sostenitori del vecchio regime erano stati lasciati liberi di celebrare sventolando bandiere verdi, nei giorni scorsi coloro che erano scesi in piazza con i poster di Saif al-Islam Gheddafi sono stati dispersi e in alcuni casi prelevati forzatamente dalle forze di sicurezza di Bengasi.

Foto – Il consiglio supremo delle Tribù Ashraf e Al-Morabitun

Intanto, il Consiglio Supremo delle Tribù degli Ashraf e Al-Murabitun ha ricevuto con grande piacere e soddisfazione la risposta del Comando Generale delle Forze armate arabe libiche alla volontà del libero popolo libico ricevendo la gestione del paese e ponendo fine alla farsa di Skhirat. Il Consiglio supremo delle tribù di Al-Ashraf e Al-Murabitun dichiara in un breve comunicato che “la sua posizione sostiene tutte le misure adottate dal comando generale delle forze armate in questa fase per costruire una nuova Libia e liberarla dall’abominio degli oscuranti, affrettandosi a eliminare i resti del terrorismo e gli agenti del colonialismo, costruendo uno stato di diritto e istituzioni a cui aspirano tutti gli onorevoli figli del paese, chiedendo a Dio di concedere alle nostre forze armate e alla loro saggia leadership ciò che gli piace e soddisfa, e per dare loro il giusto rivestimento”.

Certo è che la situazione in Libia è giunta ad un punto estremamente preoccupante. Intere città nella Libia occidentale continuano a non avere accesso ai servizi di base. Bani Walid, Tarhouna e Qasr Ben Gashir rimangono ancora oggi senza elettricità per periodi prolungati, senza internet e senza rete telefonica in molti casi. Le banche commerciali sono rimaste senza liquidità e i prezzi sono alle stelle in tutto il Paese nordafricano.

Se l’Italia ha sempre sostenuto il GNA e le sue gang concludendo accordi di dubbia legittimità nel disperato tentativo di controllare i flussi migratori, ironia della sorte a rassicurarci oggi ci pensa un italiano. Il generale Khalifa Haftar è un valido interlocutore per il settore dell’Oil&Gas in Libia. È un personaggio molto determinato che di fatto controlla il petrolio e tutto il Paese ad eccezione di Tripoli, ancora in mano al consiglio presidenziale del premier Fayez al-Serraj, ma sotto assedio. Ha affermato Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, dopo le inaspettate dichiarazioni del capo dell’LNA che hanno spiazzato – abbiamo motivo di credere – anche molti dei suoi sostenitori stranieri. 

Il maggiore generale Ahmed Al-Mismari, portavoce del comando generale dell’LNA, ha dichiarato infatti che il discorso del feldmaresciallo Khalifa Haftar è stato un passo che conferma lo stretto rapporto tra il popolo e il comando generale dell’esercito. Al-Mismari ha aggiunto che Haftar è ora in attesa di reazioni e atteggiamenti dei paesi occidentali, regionali e vicini se saranno o meno con le scelte del popolo libico nel raggiungere la sicurezza o stare con Al-Sarraj, che si è alleato con la Turchia e trasportato migliaia di terroristi da molte città siriane in Libia. Il portavoce ha spiegato che il comandante dell’LNA non ha fatto questo passo fino a quando non è stato sicuro che il popolo libico, con tutte le sue strutture sociali e tribù, abbia visto che la soluzione in Libia oggi deve essere militare e che l’unica istituzione in grado di ricostruire lo Stato è l’esercito e la sua leadership. Resta da capire ora come mai Haftar e Serraj, così attenti alle richieste del loro popolo, continuano a non udire il grido assordante di dolore di migliaia di famiglie che disperatamente, e da mesi, chiedono un cessate il fuoco.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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