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Governo coreano contro i reati finanziari della Samsung e l’evasione da criptovalute

Sta trovando una forte opposizione da parte della società civile la possibilità di far uscire dal carcere in libertà condizionale, o addirittura di concedere la grazia, a Lee Jae-yong, direttore della multinazionale sudcoreana Samsung, succeduto al padre alla guida del gruppo. La proposta di rilascio o di perdono è stata lanciata da alcuni politici e da circoli di affari coreani, che lo vorrebbero libero per la festa nazionale della Liberazione (o dell’Indipendenza), il 15 agosto. Lee Jae-yong sta attualmente scontando una pena di due anni e mezzo, la seconda nel giro di pochi anni, comminata a seguito del processo per corruzione della ex presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye. Circa 130 gruppi di attivisti civili (tra cui la Coalizione di cittadini per la giustizia economica e la Confederazione coreana dei sindacati) hanno tenuto una conferenza stampa per esprimere la loro contrarietà, dicendo che il rilascio di Lee colpirebbe il buon senso e minerebbe le basi della democrazia e dello stato di diritto nel Paese, perché chiunque commette un crimine deve scontare la relativa condanna indipendentemente dal suo status o dalla sua ricchezza. Nel frattempo, la Commissione per il commercio equo (FTC) ha multato le 5 principali società del gruppo Samsung, ossia Samsung Electronics, Samsung Display, Samsung Electro-Mechanics, Samsung SDI e Welstory. Si tratta di una multa dal valore record per quanto riguarda il tipo di illecito: il totale ammonta a 235 miliardi di won per aver effettuato transazioni indebite all’interno del gruppo, in particolare per aver concesso un trattamento ingiustamente favorevole a Welstory, la controllata che si occupa di catering e di ristorazione, la quale generava un margine di profitto garantito indipendentemente dal prezzo degli alimenti, dall’inflazione, dai salari o da altri fattori che pesano sul settore. Welstory si era così trasformata nella “mucca da cui mungere contanti” a vantaggio dei membri della famiglia fondatrice di Samsung, di cui oggi è leader il suddetto Lee Jae-yong. Samsung ha replicato definendo la decisione della Commissione “desolante”, poiché fraintende gli sforzi dell’azienda tesi al benessere dei suoi dipendenti dipingendoli come “vantaggi sleali” nel business.

Mentre sta studiando il modo di imporre una tassa sul reddito derivante da scambio di criptovalute, il governo coreano ha deciso di dare un giro di vite proprio contro l’evasione favorita dalle criptovalute. Dopo mesi di indagini, si è arrivati alla confisca dei patrimoni in bitcoin, ethereum e altre criptovalute appartenenti a dodicimila cittadini coreani, anche famosi e di alto livello sociale, tra cui un presentatore televisivo, ora tutti accusati di evasione fiscale. Se costoro non provvederanno a pagare le tasse dovute, verranno liquidate le loro proprietà per saldare il debito con l’erario. Oggi, gli operatori coreani di criptovalute stanno cercando la maniera di adeguarsi ai criteri imposti dalla legge per poter continuare l’attività oltre il mese di settembre; come stabilito dalla Commissione per i servizi finanziari, essi dovranno cooperare con le banche locali aprendo conti con i nominativi reali dei loro clienti, ma al momento stanno trovando resistenza perché sospettati di poter portare il rischio di riciclaggio di denaro o di altri reati finanziari.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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