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Giovane giornalista e blogger afghano: “Gli americani hanno fatto del nostro territorio un campo di battaglia per procura, ci hanno usati come mercato nero e hanno sostenuto un governo corrotto”

Mansoor, nome di fantasia che useremo per motivi di sicurezza, è un giovane giornalista e blogger, padre di due bambini, che non ha mai risparmiato dure critiche al regime dei taleban. Fino a ieri ha prestato servizio presso l’ufficio governativo dell’Alto Consiglio per la conciliazione e la pace in Afghanistan, un incarico per il quale oggi non si sente al sicuro. Lo raggiungiamo al telefono a Kabul, dove si trova con la sua famiglia e la madre, preoccupati e decisi a lasciare il Paese dopo l’incursione in città dei taleban. A poco sono servite le rassicurazioni alla popolazione del portavoce dei guerriglieri Zabihullah Mujahid alla tv di Stato, di “un’amnistia generale per tutti, quindi potete riprendere il vostro stile di vita con piena fiducia”, Mansoor è deciso a partire, non si sente tranquillo e teme fortemente per l’incolumità della sua famiglia e fra un’interruzione e l’altra, dovuta alla ricerca disperata di un visto, decide di rilasciarci un’intervista.

Foto – Afghanistan, Kabul – In attesa all’aeroporto per lasciare il proprio Paese

Alla riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’ambasciatore afghano, Ghulam Isacza, ha affermato che i taliban hanno iniziato a fare perquisizioni casa per casa alla ricerca di persone presenti sulle loro liste nere, registrando nomi. 

«Sì, in questo momento i talebani stanno procedendo al riconoscimento di tutti coloro che hanno lavorato con il governo. Non faranno loro nulla almeno per adesso che l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale è concentrata sul Paese, ma credo che li cattureranno o uccideranno dopo che tra qualche giorno verrà insediato il nuovo governo. La stragrande maggioranza del popolo afghano non si dice pronta a lavorare con un governo che non è responsabile di niente o con qualcuno che usa i dipendenti per fare tutto ciò che vuole nell’illegalità».

Le scene che abbiamo visto in tv mostrano cittadini in preda al panico che si riversa in aeroporto, restii persino a lasciare le proprie case: ma come fanno a procurarsi provviste, servizi essenziali e cure mediche? 

«La gente ha molta paura dei taleban, ma questo non può impedirle di uscire dalle proprie case per procurarsi il cibo e svolgere i servizi essenziali. Fra di noi ci diciamo che prenderemo il nostro sangue nelle nostre mani e usciremo per fare ciò che ci è necessario, siamo davvero in una brutta situazione ma non abbiamo altro scelta. Temo per le mie sette sorelle, ma soprattutto per le più piccole che non sono sposate, i talebani stanno cercando di prendere le giovani figlie e darle in matrimonio dietro minaccia. Il mondo deve sapere quello che stiamo vivendo e vogliamo che non ci dimentichi, che non ci lasci da soli. La comunità internazionale intervenga, ponendo le condizioni per creare dei corridoi umanitari».

Perché secondo lei l’esercito governativo non ha opposto resistenza contro l’offensiva dei fondamentalisti, che in soli dieci giorni ha conquistato 25 città, inclusala capitale?

«La leadership non era attenta e deficitava di una buona gestione. Alla guida dell’esercito non vi erano professionisti e il presidente era un corrotto che ha lasciato un intero paese alla deriva. Ghani pensava solo al suo personale tornaconto».

– Cosa si aspetta adesso per il suo Paese, visto che vent’anni di presenza americana non sono serviti a stabilizzarlo? 

«Non posso fare previsioni per il futuro, non so cosa accadrà, ma in questi 20 anni non abbiamo avuto un leader responsabile. Probabilmente se gli americani restassero ancora qualche anno e restituissero il potere a leader afghani affidabili realmente legati al proprio paese non come Ghani, corrotti che hanno servito solo se stessi, le cose potrebbero assumere una piega diversa creando le condizioni per una stabilità che al momento non intravedo».

Foto – 18 Agosto 2021 – Biden difende la sua scelta di lasciare l’Afghanistan

Cosa si sentirebbe di rispondere al presidente degli Stati Uniti che nel suo discorso ha dichiarato di non voler combattere una guerra che gli stessi afghani si rifiutano di combattere?

«Il discorso di Joe Biden fotografa la realtà ma gli americani hanno fatto del nostro territorio un campo di battaglia per procura e ci hanno usati come mercato nero, hanno sostenuto un governo corrotto e nonostante fossero consapevoli di tutto ciò, non hanno fatto nulla per fermare queste persone. Ci hanno abbandonati in una situazione senza speranza. Amiamo la nostra terra, ma in questo momento sentiamo che i nostri diritti vengono negati e calpestati. Dobbiamo andarcene da qui. L’America è responsabile di tutto quel che sta accadendo in questo momento in Afghanistan. Ho studiato per diciannove anni con l’intento di servire la mia nazione, ho conseguito un master in Relazioni internazionali ed ora mi sento costretto a lasciare la mia patria che amo. Tutto questo è profondamente ingiusto».

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Nasce a Palermo. Laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli studi del capoluogo siciliano, master in Giornalismo e comunicazione pubblica istituzionale, è giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera di giornalista, scrivendo di sprechi, inadempienze nella Pa e di temi ambientali per il Quotidiano di Sicilia, ha collaborato per alcuni anni col Giornale di Sicilia, svolto inchieste e approfondimenti su crisi libica e questione curda per Left, per poi collaborare alle pagine Attualità e Mondo di Avvenire, dove si è occupata di crisi arabo-siriana e di terrorismo internazionale. Ha collaborato col programma Today Tv 2000, l’approfondimento dedicato all’attualità internazionale. Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano nel 2017.

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