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Finlandia, avanti nonostante i cittadini sovraindebitati e il crollo del PIL

Asiakastieto, agenzia che raccoglie e analizza i dati sul business e i consumi, ha emesso un verdetto piuttosto pesante sulla situazione creditizia dei finlandesi: quasi 400mila (l’8,5% dell’intera popolazione) hanno il conto in rosso. E la tendenza è pure destinata a crescere per colpa dello shock finanziario indotto dal coronavirus, anche se il numero di debitori insolventi potrà essere stimato solo dopo un certo periodo. Almeno per il momento, infatti, i cittadini sovraindebitati riescono a pagare, ma sono sull’orlo del baratro: non appena le entrate si ridurranno anche solo di poco, scatterà la bancarotta. Il timore è che molti lavoratori attualmente in aspettativa causa Covid finiranno per perdere l’occupazione, con le conseguenze descritte sopra. Jouni Muhonen, direttore dell’agenzia, fa notare comunque che il numero di cittadini con una scarsa solvibilità è cresciuto costantemente negli ultimi 10 anni: il motivo è secondo lui da ricercarsi nel fatto che i finlandesi tendono ad accumulare debiti prendendo prestiti da diverse fonti. La facilità di concessione dei prestiti ha gettato molte persone in una vera e propria trappola debitoria.

Con una legge uscita a luglio, il governo ha cercato di reagire a questa situazione mettendo un tetto massimo del 10% sui crediti al consumo e vietando il marketing diretto dei prodotti creditizi. Inoltre ha prolungato fino a fine anno l’erogazione dei sussidi agli imprenditori i cui affari sono stati bloccati o rovinati dalla pandemia. Finora sono state 42mila le imprese che li hanno ricevuti. L’Associazione finlandese degli imprenditori ha dichiarato che il sistema di aiuti sta funzionando bene: la maggior parte di coloro che hanno presentato domanda ha ottenuto il sussidio. Le autorità, che avevano approvato questa legge in tutta fretta dopo l’inizio della pandemia, prevedevano che sarebbero state 70mila le imprese che avrebbero necessitato di aiuti. Il PIL della Finlandia è sceso di quasi il 5% nel secondo trimestre del 2020. Secondo l’economista Timo Hirvonen, dirigente della banca Handelsbanken, questo ribasso è comunque minore di quello sofferto da altri Paesi europei, compresa la vicina Svezia, e in esso si possono intravedere segnali di una ripresa a breve.

Fino ad oggi la Finlandia ha avuto, su 5,5 milioni di abitanti, circa 7.700 casi di contagio, con una crescita ormai stabilizzata e molto lenta. I decessi sono stati poco più di 300. Quindi numeri non certo tragici, ma come altrove da una parte le misure di quarantena vengono inasprite e dall’altra si cerca di mantenere vivo il flusso delle persone. Dopo la chiusura delle frontiere a marzo, il governo ha reso più semplice l’accesso dalla Russia con cui confina praticamente per metà del suo territorio e in particolare con la regione di San Pietroburgo. Così adesso possono entrare i russi aventi un “partner sociale” in Finlandia, ossia persone con cui vi siano legami sociali indipendentemente dal sesso, oppure con cui vi fosse convivenza a vario titolo; inoltre quelli che si recano per motivi umanitari o familiari in senso stretto (come la nascita di un figlio) o motivi rilevanti per il lavoro, ad esempio per non interrompere la fornitura di merci se serve la presenza in loco del cittadino russo, e altri motivi del genere.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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