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Fase-3, le occasioni da non perdere nei servizi per il lavoro e nelle politiche attive. 1 minore su 5 in condizioni di povertà educativa assoluta

Le prospettive dei prossimi mesi (ma non sappiamo bene quale sarà l’effettivo arco temporale! NdR) del mercato del lavoro prefigurano l’estremizzazione di quei fenomeni di transizione fra lavori o fra periodi di occupazione e periodi di perdita del lavoro che purtroppo abbiamo conosciuto ormai da anni, in particolare guardando alla crisi del 2008. 

È molto probabile quindi una crescente instabilità dovuta a molteplici fattori quali:

  • Incertezza accentuata dei mercati per gli imprevedibili sviluppi della pandemia.
  • Fratture: provocate dal periodo di lockdown, o dei futuri periodi anche parziali, dalle diverse dinamiche fra paesi e aree economiche, nelle catene di produzione e nelle interconnessioni nei mercati.
  • riorganizzazione delle filiere produttive e dei modelli di produzione e distribuzione.
  • rapidi cambiamenti della composizione della domanda di beni e servizi.
  • sviluppo di nuovi modelli di organizzazione del lavoro indotta dalla condizione, forzata, del lavoro a distanza e ricadute nell’organizzazione e nella domanda di servizi quali mobilità, ristorazione e alberghieri.

Questa accentuata instabilità agisce in Italia, secondo l’opinione convergente di sempre più osservatori, su un tessuto di forza lavoro posizionato in fasce anagrafiche avanzate, con competenze che non hanno avuto aggiornamenti significativi e con titoli di studio inadeguati. E’ quindi evidente come tale instabilità produrrà veloci e accentuati cambiamenti nelle competenze richieste e nella domanda di skill attitudinali in grado di agire sulla mobilitazione delle competenze.

Un mercato del lavoro congelato dal blocco dei licenziamenti mostra già una accentuata marginalizzazione delle figure più deboli, sia per i settori nei quali collocavano la loro ricerca di lavoro, sia per la natura dei territori in cui sono insediate, sia per le competenze possedute. Sono peraltro largamente presenti criticità precedenti la crisi del Covid-19, che la stessa ha indubbiamente accentuato. Pensiamo anzitutto alle difficoltà dell’inserimento dei giovani nel lavoro che rischia di accentuarsi per le difficoltà del sistema educativo e formativo, come hanno ben documentato recentemente INVALSI e Save the Children stimando come in questi mesi 1 minore su 5 è precipitato in condizioni di povertà educativa assoluta e si è allarga minacciosamente la fascia della deprivazione culturale.

Discorso analogo per la partecipazione delle donne al mercato del lavoro: il positivo diffondersi dello smart working, rischia, nello scenario di scarsità e non presenza di servizi per l’infanzia e per le famiglie in genere, di portare ad una rapida regressione della presenza, già al di sotto dei target europei nel nostro paese, delle donne nel lavoro e delle loro carriere. Possiamo facilmente affermare che appena finirà (ed è solo questione di tempo) la fase delle politiche passive, si riaprirà la partita delle politiche attive e dei servizi al lavoro, con la consueta, dotta, rincorsa di opinionisti e talk show a elencare le cose che non vanno.

Come fare ad anticipare e a predisporsi in modo attivo verso questo appuntamento, che sarà a breve, cercando di non farsi sorprendere da uno scenario, che appare del tutto prevedibile? Il rischio concreto è di far volatilizzare le indubbie opportunità legate agli effetti di questi stessi fenomeni quali: 

  • la diffusione dell’utilizzo di soluzioni digitali per interagire a distanza, accedere a informazioni, formarsi, aggiornarsi.
  • L’accesso a distanza a servizi  
  • Il rapido evolvere nella composizione e nella domanda di skill

Riprenderei tra le opportunità anche quelle azioni già avviate in materia di servizi al lavoro, politiche attive e politiche della formazione che, proprio nel nuovo scenario, dovrebbero essere accelerate e rimesse nella carreggiata di una forte azione per governare attivamente questa stagione di incertezza (penso all’opportunità che deriva sia dai programmi di rafforzamento del sistema dei Centri per Impiego Pubblici, alla positiva evoluzione che ha avuto negli ultimi anni la formazione professionale grazie allo sviluppo del sistema duale e alla formazione tecnica superiore, nonchè alle risorse delle diverse linee di intervento europee che dovrebbero essere utilmente finalizzate anche ad incrementare e migliorare le opportunità occupazionali).

Per dare gambe ad una strategia attiva occorre quanto prima: riposizionare le priorità nell’uso delle risorse dalla sola difesa, pur necessaria e opportuna nella prima fase della crisi, all’investimento nel cambiamento, rivedere modelli di governance delle politiche e dei servizi che si sono dimostrati largamente inadeguati, investendo in un salto tecnologico oggi possibile che utilizzi in modo quanto più diffuso le opportunità del digitale, investire in autonomia e responsabilità a partire dai territori sia per la definizione delle priorità che per la gestione dei progetti (tutti gli studi sull’efficienza nella gestione delle risorse pubbliche mostrano come le migliori performance siano rilevabili nella conduzioni in capo alle amministrazioni locali), rafforzare capacità di utilizzo delle informazioni e della valutazione delle azioni e delle politiche, affermare la centralità dell’apprendimento continuo rendendo effettivamente valorizzabili tutte le occasioni di apprendimento. 

Pensando ai temi del lavoro credo che sarebbe fondamentale concentrarsi su alcune linee di azione:

1.    Investire nella qualità e professionalità dei servizi per l’impiego pubblici.

Con la disponibilità delle risorse per il piano di potenziamento dei centri per l’impiego, delle loro strutture e della strumentazione, si è aperta una grande occasione per intervenire su una struttura essenziale e fortemente inadeguata, del sistema di servizi al lavoro. Età del personale, governance spesso frantumata, inadeguata funzione svolta in passato dalle province, modelli organizzativi differenti, fanno della rete dei Centri per l’impiego un nodo critico che condizionava le politiche del lavoro (attive) e che oggi rappresenta, nella condizione indotta da questa crisi, un elemento condizionante intollerabile.

Cogliamo allora le opportunità che derivano da investimenti già finanziati e spesso programmati in risorse economiche e ampliamento degli organici con nuove assunzioni che porteranno i servizi pubblici per l’impiego al raddoppio del personale nei prossimi 36 mesi, con ingresso di risorse giovani, con livelli di istruzione elevati e competenze digitali. 

Qualificazione del personale, semplificazione e digitalizzazione dei processi, superamento di funzioni puramente amministrative oggi assegnabili a routine digitali, qualificazione degli ambienti e riorganizzazione delle strutture in grado di agire con flessibilità in funzione dei cambiamenti nel mercato del lavoro, questa l’agenda che dovrebbe vedere l’impegno di tutte le istituzioni di riferimento.

2.    Potenziare la filiera della Formazione professionale e integrarla sino all’alta formazione, combattere la dispersione scolastica.

L’offerta di formazione professionale, dalla IeFP all’alta formazione tecnica, conosce in Italia una evidente condizione di strabismo: una incerta diffusione nei territori, malgrado quanto hanno previsto le riforme degli scorsi anni, una permanente incertezza delle risorse destinate a questa componente essenziale del sistema dell’Istruzione nazionale,  una evidenza di risultati positivi come emerge in tutte le rilevazioni nazionali che interessano sia la capacità di offrire sbocchi certi e qualificati nel mondo del lavoro, ma anche, non marginale, forte capacità di garantire il contrasto ai problemi della dispersione scolastica.

La realtà effettuale ci mostra un sistema nazionale con forte decentramento regionale, territorialmente geopardizzato, istituzionalmente acentrico, strutturalmente incompleto, finanziariamente debole. Nonostante questo,successi innegabili: vedi i rapporti annuali INAPP 2018 e 2019

Anche i territori che hanno sviluppato negli anni scorsi una azione di potenziamento di questa filiera, non esprimono una chiara volontà di ampliare l’offerta. E’ quindi necessario agire sul piano nazionale per dare attuazione agli atti previsti nei decreti collegati alla buona scuola, potenziando l’offerta integrata di servizi al lavoro e formazione.

Occorre inoltre garantire una offerta professionalizzante decisamente più consistente, basata su risorse certe e nazionali, sganciata dalla frammentazione dei finanziamenti europei (suggerisco di inserirla come linea di impiego dei fondi del Next Genearation EU, peraltro quale investimento è più funzionale alla Next Generation di quello di rafforzare qualità e disponibilità di una offerta formativa professionalizzante?), integrandola nella filiera, ed in particolare ampliando l’offerta di alta formazione specialistica (ITS).

Anche l’apprendistato rischia di subire un forte ridimensionamento come contratto che garantisce un percorso di formazione e lavoro. Lo sforzo va concentrato sull’apprendistato per il conseguimento del titolo di studio, primo livello e terzo livello. 

Vanno infine ripensate le politiche per contrastare la dispersione scolastica coinvolgendo, come stanno facendo alcune esperienze di maggior successo, realtà del terzo settore attive sul territorio.

3.    Politiche attive, riqualificazione e formazione.

Nei prossimi mesi avremo la necessità di ripensare il modello di politiche attive che abbiamo costruito.

Sostanzialmente basato sin qui sull’idea che la domanda fosse presente, magari in modo diversificato nei diversi territori, e che il problema fosse il disallineamento informativo. Questo, semplificando, ha portato a politiche attive fortemente centrate su servizi di supporto alla ricerca di lavoro, messa punto delle candidature, azione sulle imprese. Questo approccio si è portato conseguentemente al seguito una forte accentuazione del modello a risultato delle politiche.

Tutto ciò non è da accantonare, ma indubbiamente da rivedere, se, come emerge dai dati sulle aspettative delle imprese, la instabilità investirà i contenuti della domanda di professioni, accompagnata probabilmente da una riduzione di opportunità in alcuni settori e filiere che saranno sostituiti da una domanda di lavoro che ancora non conosciamo.

Quindi rispetto a politiche fortemente incentrata sulla riduzione del disallineamento informativo, dobbiamo pensare a politiche che agiranno sulla rapida intercettazione delle domanda di nuove e vecchie competenze, sulla predisposizione di percorsi di riqualificazione (medio/lunghi), sull’accompagnamento al lavoro in una logica non sequenziale fra servizi lavoristici/formazione/sperimentazione sul campo attraverso l’accesso a opportunità multiple (quali attività curriculari in azienda, formazione in impresa simulata ed in impresa formativa, accesso a luoghi di contaminazione quali Academy promosse da Enti di formazione, imprese, agenzie per il lavoro).

E’ sempre una buona strategia quella di appoggiarsi alle esperienze che hanno funzionato, per questo ritengo che l’esperienza di successo sviluppata in questi ultimi anni attuando quello che chiamiamo il modello Duale (e che in generale potremmo interpretare come organizzazione di formazione con esperienze estese di alternanza in azienda) quindi pensiamo a politiche che sviluppino servizi di orientamento fortemente indirizzati alla ricerca di lavoro in una logica integrata con servizi di accompagnamento e formazione in alternanza.

4.    Digitale e semplificazione.

Semplificare deve essere la parola chiave dei prossimi mesi e anni, ma la semplificazione deve essere verificata. Se modifichiamo procedure e poi le affidiamo ad interpretazioni, integrazioni, modifiche. Applicazioni difformi e non seguiamo attentamente l’iter attuativo e non ci dotiamo di strumenti per verificare impatto dei processi innovati, rischieremo sistematicamente di trovarci a conti fatti con “mostri” che anziché semplificare hanno complicato. Il digitale è sicuramente una soluzione sia perché permette di raccogliere e gestire dati massicci  e da fonti diverse in tempo reale, analizzandoli e permettendoci di agire con interventi di controllo, indirizzo e modifica, sia perché, in particolare con l’utilizzo delle tecnologie legate alla block chain, permette di automatizzare processi e renderne certa e controllata l’attuazione. Chi si impegnerà nella riforma degli ammortizzatori sociali che dovrebbero finalmente diventare uno strumento universale di immediata e facile attuazione, dovrebbe considerare proprio come queste tecnologie possono risolvere molti dei problemi che in questi mesi abbiamo per l’ennesima volta sperimentato.

Smart working e oltre.

Non torneremo a lavorare e studiare in massa tutti insieme negli stessi orari, in luoghi sovraffollati, ma non potremo nemmeno semplicemente trasferire parte più o meno consistente di quelle attività nelle nostre case, o almeno non solo. Lo abbiamo fatto con non poche difficoltà e anche la scoperta di importanti vantaggi, nel periodo dell’emergenza, ora bisogna provare ad andare oltre. Questo vuol dire immaginare soluzioni diffuse di luoghi per lo studio ed il lavoro, presidiati e connessi, che ci permettano di lavorare a casa, ma anche di spostarsi di poco, magari a piedi o in bicicletta, per raggiungere un luogo in cui collegarsi e studiare, collaborare con altri, in condizioni di tranquillità e sicurezza.

È quello che sarebbe stato utile fare già in questi mesi per offrire alla riapertura delle scuole soluzioni diffuse, ma strutturate. È quello su cui dovremmo impegnare le Istituzioni locali per censire e organizzare spazi utilizzando biblioteche, parchi, centri sociali, coinvolgendo il terzo settore, come si sta già sperimentando in alcune iniziative di avanguardia sul territorio.

Immaginazione, responsabilizzazione, cooperazione, innovazione e organizzazione possono essere le parole chiave per affrontare in modo attivo le scommesse dei prossimi mesi.

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Franco Chiaramonte, esperto di politiche del lavoro e della formazione, di cui si occupa da più di 25 anni. E' stato dirigente dell'Agenzia del Ministero del Lavoro, Direttore dell'Agenzia regionale del Piemonte, consulente di Pubbliche Amministrazioni, Enti di formazione, Associazioni di Categoria e Fondi professionali. Si occupa di innovazione, nuovi lavori, piattaforme e sistemi digitali per la valorizzazione degli apprendimenti

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