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Elezioni parlamentari in Islanda, ancora incertezza sul risultato finale

Lo scorso 25 settembre si sono tenute in Islanda le elezioni per il rinnovo dell’Althing, il parlamento nazionale. A due settimane dal voto, il risultato uscito dalle urne è ancora oggetto di dibattito. Bisogna anzitutto evidenziare che si è verificata la seconda peggiore affluenza nella storia politica dell’isola con l’80,1% dei votanti, poco sopra il 79,2% del 2016. È la conferma di una tendenza al ribasso che dura da almeno tre decenni. Come spiega Eva Heiða Önnudóttir, professoressa associata di Scienze politiche presso l’Università dell’Islanda, si tratta comunque di cifre molto alte rispetto alla media europea. Inoltre, la diminuzione dell’affluenza è un fenomeno generalizzato, che coinvolge anche le altre democrazie scandinave, e non è spiegabile con la mancanza di interesse verso la politica da parte dei giovani: secondo la docente, rispetto ai loro genitori le nuove generazioni sono meno legate ai partiti ed entrano più tardi nella vita attiva, oltre ad avere un approccio diverso alla maniera classica di prendere decisioni in ambito politico. L’affluenza minore è stata registrata nella capitale Reykjavik e nel distretto elettorale Sud, mentre quella maggiore si è avuta nel distretto di Nord-Ovest, proprio quello di cui non sono stati resi noti i risultati definitivi. La Commissione elettorale locale non ha ancora inviato la conferma che il conteggio delle schede si è svolto in maniera legale, come dichiarato dalla presidente della Commissione elettorale nazionale Kristín Edwald. Tuttavia la smentisce proprio il presidente della commissione locale Ingi Tryggvason, che in un’intervista a un’agenzia stampa ha detto di aver già mandato la conferma della regolarità degli scrutini. La Edwald ha così passato la patata bollente all’Althing, rifacendosi all’articolo 46 della Costituzione che appunto stabilisce che è il Parlamento a decidere se i suoi membri sono stati eletti legalmente oppure no. In caso di esito negativo, dovrà essere allestita una nuova tornata elettorale che potrebbe andare a pesare molto sulla prossima maggioranza. 

Il sistema elettorale islandese è di tipo proporzionale, con 63 seggi che al momento sono distribuiti abbastanza equamente tra ben sei partiti, tra quali soltanto due spiccano con 16 e 13 deputati, rispettivamente per il Partito dell’Indipendenza (centrodestra) e per il Partito Progressista (liberale e di centro). Al terzo posto, con tre seggi in meno rispetto alle elezioni del 2017, si è piazzato Sinistra – Movimento verde, il partito della premier in carica Katrín Jakobsdóttir. I leader dei tre partiti concordano nel dare tempo alla corte parlamentare di risolvere la questione del distretto elettorale di Nord Ovest, prima che il nuovo parlamento si insedi e si debba provvedere alla formazione del governo in un’atmosfera di grave incertezza, col rischio di non riuscire a mettere insieme una maggioranza che tenga. Potrebbero servire almeno due settimane, ma i politici sono sostanzialmente d’accordo che è meglio risolvere la questione in sospeso e far partire la nuova legislatura senza lasciare polemiche arretrate.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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