I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

Doping, le Olimpiadi di Tokyo saranno le prime con atleti “mutanti”?

Il giornale svedese Svenska Dagbladet si è interrogato sulla nuova frontiera del doping. Proprio alla vigilia dei Giochi di Tokyo è suonato un allarme nel mondo dello sport. Se i soliti modi di doparsi sono ormai quasi impossibili da nascondere, la scienza intanto è andata molto avanti, e magari qualcuno è pronto a mettere a rischio la salute o persino la vita nel tentativo di migliorare il proprio genoma. È in corso un grosso salto qualitativo nella medicina: si tratta della terapia genica, che però spaventa coloro che danno la caccia al doping nello sport. Se gli atleti iniziassero a modificare il proprio genoma, le conseguenze sarebbero catastrofiche. Ma forse hanno già cominciato?

Dicono che per avere un atleta di alto livello occorra selezionare accuratamente i genitori: velocità, forza, resistenza, capacità di adattarsi agli allenamenti, tutto ciò è determinato in larga parte dalla genetica. Molte stelle di oggi, come ad esempio il saltatore con l’asta Armand Duplantis, la sciatrice Frida Karlsson o l’eptatleta Bianca Salming, hanno per genitori atleti di successo. Ma per chi è pronto a rischiare, allora persino la genetica si può migliorare. Secondo le ricerche, gli atleti d’élite sono pronti a scommettere molto, pur di diventare i migliori, persino testare su di sé una terapia che comporti uno rischio per la vita, spiega Åke Andrén-Sandberg, medico ed esperto di doping. Ecco perché sono convinto che in futuro dovremo tenere d’occhio il doping genetico, nonostante tutti i suoi rischi. Doping ed evoluzione della medicina sono sempre andati a braccetto, dice Åke Andrén-Sandberg. I truffatori dello sport non si inventano i modi per barare, ma usano quelli già disponibili o quelli ancora in fase di sperimentazione nel mondo scientifico. Man mano che si sviluppano i metodi di terapia genica, i cacciatori di doping e i fautori dello sport pulito, i cui principali strumenti sono oggi i controlli e la sorveglianza, cominciano a temere che gli atleti possano iniziare a cercare di ritoccare propri geni per rendere i muscoli più forti e incrementare la forma.  E allora, le Olimpiadi di Tokyo saranno le prime a cui parteciperanno i “mutanti”?

La terapia genica è una metodologia medica di cura delle malattie attraverso l’inserzione di geni sani nell’organismo del paziente oppure l’attivazione di quei geni che sono solitamente inattivi. Nel mondo scientifico si ripongono molte speranze su questa tecnica, sviluppata a partire dagli anni ’70, ma sul suo cammino ogni tanto sorgono degli ostacoli. Per esempio, negli anni ’90 morì un paziente il cui sistema immunitario aveva dato alla terapia una risposta troppo forte in seguito alla quale iniziò il rigetto degli organi. Alcuni anni dopo questo incidente, però, venne fatto un grosso passo avanti nel momento in cui si scoprì che la terapia genica migliorava le difese immunitarie dei pazienti col sistema immunitario indebolito. A dire la verità, nel corso del controllo successivo venne precisato che alcuni pazienti sviluppavano tumori: la terapia che aumentava le difese immunitarie attivava al tempo stesso i geni responsabili della divisione cellulare. In altre parole, l’inserzione nell’organismo di materiale genetico è qualcosa di estremamente rischioso. Lo afferma anche Carl Johan Sundberg, professore di fisiologia molecolare e applicata dell’Istituto Karolinska (una delle maggiori università di medicina d’Europa, situata nei sobborghi di Stoccolma, N.d.T.)Un gene può stimolare un numero troppo grande di processi differenti, come ad esempio la produzione di globuli rossi. Poniamo che uno voglia dare impulso alla crescita della massa muscolare aggiungendo questo o quel gene, ma facendo questo possono accadere anche altre cose, tipo l’insorgere di tumori.

Negli ultimi anni, la terapia genica si è evoluta a passi da gigante. Oggi nell’Unione Europea sono già stati approvati fino a 20 tipi di cure corrispondenti, ad esempio per le malattie oncologiche o muscolari. Queste cure sono considerate efficaci e sicure. Nei prossimi anni ci si aspetta che vengano approvati molti altri tipi di terapia genica, tra cui quella contro l’emofilia. Senza timore, possiamo già parlare di salto di qualità. Le malattie più diffuse per il momento non si riescono a curare con le modalità della terapia genica, ma queste ultime sono già diffusamente utilizzate nell’assistenza sanitaria, dichiara Sundberg. La terapia genica può attenuare la manifestazione delle malattie, curarle completamente e in prospettiva salvare vite, ma potrebbe essere applicata anche ai tentativi di fare un upgrade al corpo umano, ed è proprio ciò che turba Åke Andrén-Sandberg e gli altri esperti di doping: La pericolosità consiste nel fatto che tale terapia avvia nell’organismo alcuni processi che poi risultano impossibili da fermare. In futuro, col metodo della terapia genica saranno probabilmente curate le lesioni e saranno risanati i muscoli danneggiati. Non vedo nulla di male nell’aiuto dato dalla terapia genica alla cura dei traumi e al ristabilimento delle funzioni perdute della persona, ma non bisogna in questa maniera migliorare le possibilità dell’organismo, sostiene Åke Andrén-Sandberg.

Ma allora è possibile che già oggi gli atleti di vertice facciano uso del “doping genetico”? Secondo Andrén-Sandberg è altamente improbabile. L’élite sportiva viene controllata con estrema attenzione, quanto meno in Occidente, anche se io naturalmente non posso affermare con totale sicurezza che qualcosa non avvenga comunque. Appena prima dell’inizio delle Olimpiadi di Torino del 2006, vi fu grosso scalpore a seguito della scoperta di una corrispondenza via e-mail. L’allenatore dei corridori tedeschi Thomas Steinmann venne accusato di aver imbottito di steroidi i suoi giovani allievi: durante le indagini venne accertato che aveva scritto al dottore dei pattinatori olandesi alla ricerca di un farmaco chiamato “Repoxygen”, lamentandosi persino del fatto che fosse complicato reperirlo. Nel mondo dell’antidoping scattò subito l’allarme. Il Repoxygen all’epoca era un preparato genico di recente elaborazione contro l’anemia, capace di aggiungere nell’organismo proprio i geni responsabili per la produzione dei globuli rossi. Tale farmaco può essere preso in qualità di doping per aumentare la possibilità dei muscoli di assimilare ossigeno e migliorare così la resistenza alla fatica. Bengt Saltin, specialista svedese di doping, aveva avvertito già allora che l’assunzione di tale farmaco poteva portare alla formazione di trombi e poi alla morte. L’Agenzia mondiale antidoping (WADA) aveva vietato il doping genetico nel 2003. Il caso di Steinmann sconvolse tutti. Significa perciò che metodi di doping genetico esistevano già all’epoca dei Giochi di Torino del 2006? Quanti “mutanti” si sarebbero potuti individuare negli anni seguenti? A quali pericoli si sono esposti gli sportivi nella lotta per le medaglie? Quel clamore, tuttavia, si spense velocemente. Alle Olimpiadi di Torino, di Pechino, di Vancouver, di Sochi, di Rio de Janeiro e di Pyeongchang non venne trovato nessun atleta che avesse fatto ricorso al doping genetico. Come andrà a Tokyo? Lo vedremo presto.

Sundberg non esclude che il doping genetico sia utilizzato proprio adesso; le voci si moltiplicano, ma nessun atleta per il momento è stato individuato dalla WADA. Vuol dire allora che non viene usato oppure che gli attuali test semplicemente non sono in grado di scovarlo? Impossibile rispondere. Tuttavia, prima dei Giochi di Tokyo sono probabilmente già comparsi nuovi metodi. Da molti anni Carl Johan Sundberg fa parte del comitato di esperti di doping genetico della WADA e segue il corso dei lavori scientifici per la creazione dei test necessari: Per ovvi motivi nessuno alla WADA parla di quello che potremmo trovare, ma si possono fare analisi sui vettori virali con l’aiuto dei quali i geni sono introdotti nell’organismo. Secondo Åke Andrén-Sandberg, sui passaporti ematici, che sono stati adottati già da più di dieci anni e sui quali vengono regolarmente segnati i parametri delle analisi del sangue degli atleti, è possibile registrare la comparsa del gene che stimola la produzione dei globuli rossi, mentre è più difficile individuare il doping muscolare, quello in cui i geni sono introdotti in particolari gruppi di muscoli per aumentare il loro volume. Noi comunque teniamo costantemente traccia di tutti i risultati degli sportivi: se un atleta ha un miglioramento improvviso ed elevato, non passa inosservato. Dicono che i dopati siano sempre un passo avanti rispetto a chi li cerca. Negli anni ’80 e ’90 era così, ma oggi non più, sostiene Åke Andrén-Sandberg: Negli ultimi anni non solo abbiamo raggiunto i truffatori, ma li abbiamo superati; oggi è estremamente difficile ricorrere al doping senza essere scoperti, perché i metodi di laboratorio e la cooperazione internazionale hanno fatto molta strada. L’unica cosa che gli esperti di doping ancora non riescono a vincere è, secondo Åke Andrén-Sandberg, il “doping di dimensioni industriali” e i “sistemi di doping di Stato”, un lavoro in cui sono coinvolti laboratori ad alta tecnologia e persino Paesi interi. Un esempio è la frode su vasta scala della Russia, scoperta dopo le Olimpiadi di Sochi del 2014.

– Svenska Dagbladet chiede: E per quanto riguarda il doping genetico?

– Åke Andrén-Sandberg: In questo campo abbiamo siamo avanti al 99,99% di tutti i truffatori; è molto complesso fare una terapia genica, per la quale occorre l’aiuto di specialisti di altissimo profilo.

– Che esistono per esempio in Cina.

– Senza dubbio. Ma sarei molto sorpreso se là vi trovassero il doping genetico, perché per il momento non abbiamo intravisto alcun segnale che faccia pensare a programmi di doping statale in Cina, anche se certamente non bisogna escludere nulla.

Åke Andrén-Sandberg non ha dubbi che prima o poi si inizierà ad utilizzare il doping genetico, ma afferma che quel momento è ancora lontano: quando i metodi di doping genetico saranno diffusi e accessibili a tutti, allora compariranno i primi casi accertati, ma ciò non avverrà né oggi né domani.

La terapia genica è la medicina del futuro

La terapia genica è il nome comune dato a metodi di inserzione di materiale genetico per la cura di malattie provocate da disfunzioni genetiche. Il metodo più diffuso è l’introduzione di geni con l’aiuto di iniezioni in determinate cellule dell’organismo; per fare ciò vengono usate cellule oppure virus non pericolosi, come ad esempio quello del raffreddore, o si può ricorrere anche ad altri frammenti di genoma, come l’RNA messaggero o gli oligonucleotidi (frammenti corti di DNA o RNA) contenuti nella particelle di grasso in qualità di portatori. Sono tecniche che ricordano i metodi con cui AstraZeneca e Pfizer mettono in produzione i vaccini contro il coronavirus.

Oggi sono stati approvate nel mondo circa trenta terapie geniche, tra cui quella contro il cancro e contro le malattie muscolari. L’evoluzione però è così rapida che  la Food and Drug Administration americana prevede già tra qualche anno di dare il benestare a 10-20 nuove procedure annualmente.

I cambiamenti apportati con l’aiuto della terapia genica non vengono trasmessi per via ereditaria, perché non interessano le cellule riproduttive. Vengono anche effettuate ricerche con l’uso delle “forbici genetiche” Crispr, che riparano i geni “rotti” invece che introdurne di nuovi. Nessuna terapia che applichi questo metodo è stata per ora approvata, ma le sperimentazioni nell’ambito delle cure per l’anemia drepanocitica, la malattia genetica più diffusa al mondo, hanno già dato risultati promettenti.

Condividi questo post

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password