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Donbass: di nuovo sull’orlo di una guerra?

Le probabilità di uno scontro nel Donbass erano già alte, ma l’attuale escalation non fa altro che intensificare questa percezione. Questa la ricostruzione del politologo Denis Baturin. Le organizzazioni internazionali e i mass media cercano di portare l’attenzione sugli spostamenti di truppe russe all’interno dello stesso territorio russo, cosa di cui la Russia non deve rendere conto né tanto meno informare nessuno; però già da più di un mese sviano l’attenzione dagli spostamenti delle truppe ucraine, che non solo si stanno ammassando verso la linea di contatto, ma stanno anche dispiegando le proprie infrastrutture, violando di fatto gli accordi di Minsk. Si viene a creare l’impressione che l’Occidente e l’Ucraina, a giudicare dai giornali e dalle dichiarazioni delle autorità, siano in attesa di un passo falso da parte della Russia.

Le testate europee riflettono sul fatto che il rischio di un conflitto diretto e aperto tra Russia e Ucraina sia con tutta evidenza ancora esistente, esprimendo tra l’altro la speranza che lo spostamento delle truppe russe non significhi l’inevitabilità di una guerra, ma sia un ricatto. Ecco un esempio di tali profondi e meditati ragionamenti: Significa forse che la guerra è inevitabile? Per il momento la risposta probabilmente è “no”. Si può parlare con certezza soltanto di un ricatto. Il trasporto dei soldati per ora appare caotico e non aderente ad un’unica strategia. Le divisioni russe non si avvicinano troppo al confine ucraino. Anche il tempo atmosferico non è quello conveniente per un attacco di grandi dimensioni. Se la Russia dovesse apertamente prepararsi a far penetrare le sue truppe sul territorio dell’Ucraina, ad esempio sotto forma di operazione di peacekeeping, allora non lo farebbe prima del mese di maggio 2021.  Ma cosa sta accadendo in realtà?

Ucraina

Una delle notizie più recenti è che il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky si è recato in visita alle posizioni avanzate delle Forze armate ucraine nel Donbass. L’ufficio presidenziale ha comunicato quanto segue: “Nell’ambito del viaggio di lavoro nel Donbass, il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha incontrato i militari ucraini presenti nelle posizioni avanzate, sulle quali negli ultimi giorni si è registrato il maggior numero di violazioni del regime di tregua”.

Sul fronte diplomatico, Kiev prosegue apertamente nell’affondamento degli accordi di Minsk. Come già pronosticato in precedenza, l’Ucraina sfrutta la situazione in Bielorussia per tirarla per le lunghe e chiedere il cambio della piattaforma per i negoziati, cosa che rappresenta uno strano pretesto per rifiutare le trattative nell’ambito del formato di Minsk. Il capo della delegazione ucraina nel gruppo di contatto trilaterale sul Donbass, Leonid Kravchuk, commenta così la decisione di Kiev di negare la partecipazione ai colloqui di Minsk: “Sono convinto che un Paese che (…) sta conducendo una difficilissima lotta con l’opposizione, che in questa lotta ricorre a metodi non previsti e a rappresaglie, che si trova sotto l’influenza della Russia, nel quale si stanno svolgendo manovre militari russe, non possa essere il luogo in cui decidere una questione come gli sforzi per la pace o il raggiungimento della pace e il superamento del conflitto”, dichiara Kravchuk. Tra l’altro ha anche aggiunto che le autorità ucraine devono scegliere per le trattative un Paese europeo neutrale e “di grande autorità. Eppure fino a poco tempo prima non si registravano contestazioni verso questa piattaforma, semmai non si riusciva a smuovere i negoziati da un punto morto. Dunque il problema non può essere il posto.

Inoltre l’Ucraina sta effettuando un notevole sforzo per garantirsi il sostegno dell’Alleanza Atlantica. Il 6 aprile, nel corso di una conversazione telefonica con il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, il presidente dell’Ucraina Zelensky ha detto: “La NATO rappresenta l’unica via per porre fine alla guerra nel Donbass”. Zelensky si è appellato agli Stati membri della NATO affinché diano maggiore attenzione alla questione della sicurezza nel mar Nero e vi intensifichino la presenza militare, la quale deve “diventare un potente fattore di contenimento della Russia”. E nemmeno questa è una frase nuova. 

Il Comandante in capo delle Forze armate ucraine, il colonnello-generale Ruslan Khomchak, ha effettuato dei colloqui con il presidente del Comitato militare della NATO Stuart Peach, giunto in visita in Ucraina. Le parti hanno discusso la situazione della zona di operazioni delle forze congiunte e il contesto generale della sicurezza intorno all’Ucraina. Si è anche parlato delle condizioni del riordinamento delle Forze armate e della trasformazione del sistema di preparazione in conformità alle concezioni NATO. Come riportato, il capo del Comitato militare NATO ha assicurato la controparte ucraina sul futuro appoggio che darà l’Alleanza Atlantica. Recentemente si è avuto pure un incontro on-line tra i rappresentanti dei ministeri della Difesa di USA, Ucraina, Canada, Lituania, Polonia e Gran Bretagna, nel corso del quale le parti hanno valutato la situazione intorno all’Ucraina. A organizzare l’incontro è stato il ministro della Difesa britannico Ben Wallace. È stato dichiarato che i partecipanti alla riunione hanno confermato il proprio deciso sostegno alla sovranità dell’Ucraina (…) e la sua inclinazione euro-atlantica. I rappresentanti dei dicasteri militari hanno sottolineato la loro propensione a fornire addestramento militare e a garantire sostegno con l’obiettivo di rafforzare le capacità delle Forze armate dell’Ucraina, al fine di (…) continuare a muoversi verso il raggiungimento della compatibilità operativa con [le forze della] NATO.

Segnaliamo quali erano i partecipanti al meeting, cioè i satelliti più stretti di Washington, i nuovi membri della NATO e l’Ucraina che cerca di entrare nell’Alleanza, con la contemporanea assenza dei capisaldi europei Francia e Germania.

Europa e USA

Con questa chiave di lettura prova a fare chiarezza sulla situazione il politologo tedesco Alexander Rahr: “Gli americani hanno già preso in mano l’iniziativa, dirigono la NATO, dialogano con l’Ucraina, alla quale non interessa più l’Europa. Con Biden, l’America toglie agli europei la politica estera di difesa e l’UE non può e non vuole fare nulla. (…) Spero che l’Europa spieghi agli americani che l’Ucraina è una questione relativa alla politica europea di sicurezza, non alla geopolitica americana. Tuttavia, gli americani con Biden si stanno comportando in maniera più aggressiva e insistente rispetto a quello che facevano sotto Trump: non tengono in considerazione l’opinione dell’Europa, e si tratta di circostanze molte pericolose

Il politologo tedesco esprime anche un punto di vista molto lucido su questa fase: “Il mondo si trova già sull’orlo di una guerra. Solamente un pazzo potrebbe cercare di attaccare la Crimea, che è considerata dalla Russia come parte del suo territorio. La Federazione Russa si difenderà e lotterà usando tutto il suo potenziale. (…) È probabile che l’Ucraina provocherà la Russia nel Donbass per farle fare un primo passo aggressivo, un affondo, per poi poterlo gridare pubblicamente. Non penso che l’esercito ucraino possa attaccare per primo in Donbass: vi si trova l’OSCE, quindi si noterebbe troppo e si ripeterebbe la storia come con Saakashvili, quando penetrò in Ossezia del Sud nella speranza di avere l’appoggio americano, ma l’America non lo sostenne. Ma se gli USA sostenessero l’Ucraina, allora scoppierebbe una guerra di grandi dimensioni. Nel Donbass vi sono moltissime persone con passaporto russo, quindi la Russia lo difenderà con più forza rispetto a 6 anni fa: all’epoca si trattava solo di russofoni, ma oggi sono invece cittadini russi, ed è quindi una situazione completamente diversa”.

C’è ancora un altro esempio di sguardo sobrio sulle cose, questa volta da oltreoceano. E allora, nel commento di Foreign Policу  un ex funzionario di alto rango (rimasto anonimo) del ministero della Difesa USA ipotizza che l’acuirsi della tensione in Donbass porterà alla disfatta dell’esecito ucraino, perciò a Kiev non conviene un’escalation del conflitto. I missili americani anticarro Javelin, ricevuti dalle Forze armate ucraine, non aiuteranno a cambiare le circostanze in favore di Kiev: “Per gli ucraini è meglio restarsene in un angolo piuttosto che dare via a un’escalation ed essere sbaragliati. (…) La distruzione di alcuni carri armati grazie ai Javelin non darà alcun risultato”. Secondo le informazioni di questa fonte, Kiev teme l’inizio della spirale di un qualsiasi scontro che possa essere un precedente per le azioni di Mosca, poiché un’escalation del genere  permetterebbe alle forze appoggiate dalla Russia di rafforzarsi ancora di più nel sud-est dell’Ucraina.

Russia

La posizione della Russia rispetto all’affondamento degli accordi di Minsk da parte di Kiev e alla retorica aggressiva su Crimea e Donbass rimane inalterata: il trasferimento di truppe russe entro il territorio russo non deve mettere in ansia gli altri Paesi, perché non li minaccia in alcun modo, mentre ciò che avviene in Donbass costituisce un conflitto interno all’Ucraina al quale le forze russe non hanno mai partecipato.

Il 30 marzo il presidente russo Vladimir Putin ha effettuato un colloquio in formato video-conferenza con il collega francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel, nel quale ha espresso inquietudine per la destabilizzazione di Kiev verso la situazione nel Donbass.

Il viceministro degli Esteri russo Andrey Rudenko ha dichiarato che Mosca non ha interesse a un confronto di tipo militare con Kiev: “Sono sicuro che tutti i discorsi su un prossimo conflitto tra Ucraina e Russia siano solo un esempio di ennesima fake news di quelle che vengono diffuse in primo luogo dalle autorità ucraine. La Russia non è interessata a uno scontro di nessun tipo con l’Ucraina, tanto meno uno militare”. 

Sono affermazioni di carattere strategico che definiscono la posizione russa nel suo insieme. Tra l’altro, di una possibile reazione di Mosca sulla situazione in corso nel sud-est dell’Ucraina aveva dettagliatamente parlato il vice primo ministro russo Dmitry Kozak. Ha detto che la Russia dovrà ergersi a difesa dei suoi cittadini nel Donbass a seconda del livello dell’aggressione: “Oggi tutto dipende da quanto sarà grosso l’incendio. Se vi faranno una Srebrenica, come dice il nostro Presidente, allora evidentemente saremo costretti a ergerci a difesa.” Kozak ha anche avvertito che lo scatenamento nel Donbass di azioni militari in piena regola da parte delle autorità di Kiev sarà per l’Ucraina l’inizio della fine.

Si è soffermato dettagliamente sulla situazione dei negoziati nel formato di Minsk. La Russia è a favore della trasparenza dei colloqui di Minsk sul Donbass e della pubblicazione dei relativi documenti. Ha detto tra l’altro di aver proposto nell’estate del 2020 di organizzare la trasmissione delle trattative via Internet: “Affinché sia chiaro a tutti chi fa determinate proposte e quali sono queste proposte e quale posizione assume, anche i documenti scritti dovrebbero essere accessibili. Sono finiti tutti quanti preda dell’isteria fino al punto di chiamare i capi di Stato e di governo per dire che era una cosa impossibile, che i negoziati dovevano essere riservati. Ma qui non c’è alcuna segretezza”. È assolutamente ovvio perché non conviene a Kiev: la trasparenza toglie ai partecipanti di livello diverso e ai politici ucraini la possibilità di fornire alla stampa l’interpretazione nel proprio interesse di quello che avviene al tavolo delle trattative. Secondo quanto afferma Kozak, a favore della segretezza dei negoziati vi è anzitutto l’Ucraina, ma anche Germania e Francia perseguono questa linea: “La privacy è presunta e intesa in modo convenzionale. Anche noi abbiamo cercato di mantenerla, ma essa ha un carattere unilaterale, serve solamente a permettere all’Ucraina di dominare lo spazio informativo e di portare avanti la propria linea. Ed è tutto ciò che fa: disiformare i propri cittadini”.

L’Ucraina sarebbe pronta alla fase militare del conflitto? Lo spirito combattivo e la preparazione delle truppe ucraine si possono valutare in modo duplice: da una parte mancano il fervore rivoluzionario del 2014 e quel livello di intossicazione nazionalista, così come al fronte non ci sono i volontari nazionalisti (almeno per il momento); dall’altra, sotto la tutela degli istruttori stranieri le Forze armate ucraine hanno acquistato e ricevuto armamenti, tecnologia e munizioni dai partner stranieri. Gli umori aggressivi comunque permangono e sussiste anche un certo desiderio di combattere. Però in generale il Paese è ben lungi dall’essere pronto alla guerra. Le strategie e i piani di “de-occupazione”, le marce e i meeting di protesta dei nazionalisti, le dichiarazioni dei generali, le centinaia di Hummer e di blindati inglesi, i droni turchi: sono una cornice ornamentale, non preparativi di guerra. A mio parere a non essere pronti alla guerra sono anzitutto i vertici dell’Ucraina, rappresentati da Zelensky, per i quali si tratta di un immenso rischio politico. Infatti una guerra è possibile anche perderla… D’altronde la società ucraina magari appoggia la guerra nel Donbass, ma lo fa probabilmente soltanto a livello di propaganda. Le vittime e le perdite inevitabili fanno rinsavire molto in fretta. Se l’amministrazione del presidente Zelensky è pronta a un’escalation del conflitto in Donbass (senza escludere che a ciò venga spinta dagli USA), probabilmente lo è solo per una “guerra a conseguenze limitate”:  i guadagni politici calcolati sono ben pochi, mentre le potenziali perdite sono molte di più. 

E non escludo che Washington e i suoi accoliti abbiano un bruciante desiderio segreto, quello di precipitare la Russia nei tumulti, provocare lo scontento popolare per la decisione di Mosca di prendere parte al conflitto, nel caso – Dio non voglia – scoppiasse. Secondo loro, il Donbass è perfetto a questo scopo, perché un esecutore materiale come l’Ucraina è obbediente e armato. Tuttavia questa è in primo luogo una pensata davvero spietata nei confronti dell’Ucraina in quanto Stato, e vogliamo credere che a Kiev lo capiscano. In secondo luogo, la Russia rimane stabile sulle proprie gambe, mentre di certo non tutto l’Occidente è concorde sul fatto che si debba andare allo scontro con essa: in particolare a causa dell’Ucraina.  

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